giovedì 8 marzo 2012

Intervista ai Crash of Rhinos



Un gruppo inglese che fa musica geograficamente americana ed esce per un'etichetta italiana. I Crash of Rhinos sono stati una delle più grandi rivelazioni dell'anno appena passato. Entusiasmando intere generazioni di ascoltatori cresciuti a lacrime ed emo-core, sembrerebbero quasi aver inaugurato (insieme ad altre band trattate in quest'intervista, tutte italiane!) una nuova prolifica stagione per un filone che oltre a non esser mai tramontato rimane vivo e lacerante all'interno dei cuori degli esteti dell'emotional. Alla faccia delle unghie nere e frange gravitazionali diremo noi. Signori e signori a voi i Crash of Rhinos.


-Parlateci di come nasce la band, delle vostre esperienze musicali precedenti e di ciò che vi ha tenuti insieme fino ad oggi.

COR: Tutti noi abbiamo suonato in altre band fino al 2000 circa. Quattro di noi erano nei The Jesus Years, tre di noi erano nei The Explorer Little, e due di noi erano in entrambe le band. Quando queste band si sono sciolte, abbiamo iniziato a fare delle jam e a lavorare abbastanza velocemente su alcune cose nuove. A volte eravamo in due, talvolta tre, talvolta quattro. Giravano un sacco di idee. Nel giro di pochi mesi, ci siamo ritrovati tutti riuniti nella stessa stanza con una certa regolarità. Draper viveva a Londra quando abbiamo iniziato, ma appena tornato a Derby le cose hanno cominciato a funzionare meglio. Prima che compagni di band siamo migliori amici ed è probabilmente ciò che ci ha tenuti uniti. Sarebbe praticamente impossibile per noi smettere di suonare insieme in un modo o nell'altro.

-Come è nata la collaborazione con Maurizio Borgna e l'etichetta TRISTE?

COR: In realtà è scaturito tutto dai FBYC. Siamo stati amici di questi ragazzi per tanto tempo - più o meno da tanto tempo quanto ci conoscevamo noi dei Crash of Rhinos. Sono i nostri più bei fratelli. Siamo stati in tour con loro un paio di volte quando facevamo parte delle nostre band precedenti, e quando Jacopo (Lietti, voce dei FBYC) ha saputo che avevamo una nuova band si è offerto di organizzare alcune date per noi in Italia. Era l'autunno del 2009. Ovviamente, Maurizio era fortemente coinvolto visto che aveva registrato e pubblicato i loro dischi e quando lo abbiamo incontrato a Torino è stato abbastanza evidente per tutti che avremmo lavorato insieme. Gli piace bere e fumare e ha il cuore al posto giusto. Non c'era davvero nulla da chiedersi- semplicemente ci è sembrata la cosa più naturale da fare.

-Raccontateci brevemente Distal. Chi scrive i testi, di cosa trattano, gli ascolti che vi hanno influenzato nella sua creazione e quanto è stato messo all'interno.

COR: Tutto ciò che riguarda Distal è frutto di uno sforzo congiunto. Il più delle volte, chiunque è alla voce canta parole scritte di suo pugno. I testi sono per lo più un riflesso delle cose che stavano accadendo intorno a noi durante l'incisione dell'album. Una serie di avvenimenti in grado di cambiarti la vita. Persone che si allontanano o che arrivano, relazioni a lungo termine che vanno in pezzi. Un sacco di paranoie, insicurezze e preoccupazioni. Accettare l'età e le responsabilità. Lottare per poter realizzare le cose che sappiamo di amare. Questioni profondamente personali e private.
Ad un certo punto siamo addirittura arrivati a pensare di non riuscire a portare avanti la band a causa di determinate circostanze, ma siamo ancora qui. Per quanto riguarda quello che stavamo ascoltando durante la realizzazione del disco, posso solo dire che ascoltavamo davvero un sacco di musica.

-La forza di Distal sta nell'immediatezza, ma anche nelle lunghe strumentali che ne offrono un punto di vista più elaborato...è uscito fuori tutto in maniera spontanea oppure ci avete lavorato per far uscire un suono così denso e ricco di cambi d'umore?


COR: In realtà non abbiamo deciso di scrivere qualcosa di specifico in Distal . E ' venuto fuori tutto dalle nostre prove in saletta. Abbiamo suonato insieme per oltre 10 anni e penso che abbiamo una buona consapevolezza del nostro modo di interagire. Ci è parsa una cosa piuttosto naturale. La presenza delle parti strumentali più lunghe è dovuta al fatto che ci sembravano adatte a quel contesto musicale. Non abbiamo mai voluto scrivere canzoni lunghe.

-Vi sareste mai aspettati di ricevere critiche così entusiaste?

COR: Ad essere onesti, non avevamo alcuna aspettativa. Voglio dire, siamo tutti molto orgogliosi del disco, ma l'abbiamo fatto per noi stessi, non per altri. Siamo veramente felici del supporto ricevuto e che Distal sia stato ben accolto da così tante persone.

-Per quanto riguarda l'emocore, lo considerate un vero e proprio genere oppure l'insieme di vari spunti, dall'hardcore al pop meno "commerciale". Insomma, l'emocore può essere considerato un genere o piuttosto un attitudine ed un approccio "emotivo" al rock?

COR: In realtà non abbiamo un parere preciso. E 'solo una etichetta, è una cosa facile da applicare. La musica è del tutto soggettiva e personale. Se ti piace, allora bene. In caso contrario, passi oltre. La cosa buona è che c'è n'è per tutti i gusti.

-Cosa rispondete a coloro che vi indicano come la band che ha riportato l'emo all'epoca d'oro del genere donando nuova linfa vitale ad un filone che sembra non essere mai tramontato?

COR: Risponderei "Cheers!". Quando la gente dice una cosa del genere ci si sente strani, ma siamo felici di accettare il complimento anche se non credo che ciò sia vero! Ci sentiamo piuttosto vicini a certa roba "classica" degli anni '90, ma anche Van Halen, The Beatles, Do Make Say Think e Aphex Twin. Ma sì, credo che l' emo punk del passato avrà sempre un posto speciale nei nostri cuori.

-A livello tecnico come mai la scelta di utilizzare due bassi e quella coralità così viscerale espressa dalla sovrapposizione di tutte le vostre voci?

COR: E ' avvenuto perché non c'era davvero altra scelta. Siamo in cinque e tutti noi volevamo fare musica. Ciò significava che ci sarebbero dovuti essere due bassisti. Cantiamo tutti, perché tutti abbiamo qualcosa da dire. Dobbiamo però ammettere che la cosa ha richiesto ragionamenti più articolati riguardo ai meccanismi.

-Parlateci di Derby, la vostra città. Biff stesso ne ha sapientemente descritto i panorami e suggestioni in A Lullaby Hum For Tired Streets. Siete molto legati ad essa?

COR: La cosa migliore di Derby è la gente che vive qui. Personalmente, non posso davvero immaginare di allontanarmi ora perché mi lascerei troppe cose alle spalle. Ci sono bei posti qui intorno, ma è una piccola città e a volte la cosa si percepisce troppo. Direi che Derby non è niente di speciale, ma c'è gente che non la pensa come me..

-Vi piace l'Italia? Che ne pensate del nostro paese? Tornerete presto a trovarci?


Foto di Roberto Boccaccino

COR: Noi tutti adoriamo moltissimo l'italia e tutto ciò che ci ha dato. Siamo sempre stati trattati bene e abbiamo alcuni amici davvero importanti che hanno contribuito a plasmare le nostre vite. Per quanto abbiamo avuto modo di vedere la vostra cultura è molto rilassante , c'è meno attenzione al lavoro e maggiore attenzione alla famiglia, agli amici, al cibo e in generale a godersi la vita. Certo, ci sono situazioni sociali e politiche in Italia che sono indesiderabili, ma è una questione su cui può argomentare qualcuno che sia molto più istruito di noi a riguardo . L'intera gestione 'fai da te' sembra stia procedendo abbastanza bene da quello che possiamo vedere, ed è la sola cosa che conta per noi. Ci ritorneremo sicuramente quest'anno. Probabilmente in autunno.

-Avete già del nuovo materiale pronto ? A quando il seguito di Distal?

COR: Abbiamo già pronta circa la metà del disco nuovo , più o meno cinque canzoni o giù di lì. Stiamo scrivendo un sacco al momento e siamo davvero contenti di come suona il tutto. Si spera, di registrare nel corso dell'estate e di avere qualcosa di concreto entro la fine dell'anno, ma non ci sono ancora piani precisi. Stiamo facendo il possibile.

-Ultima domanda. C'è un sottile filo che vi lega ad altri gruppi italiani affini ( più per attitudine che per genere). Oltre ai vostri amici ( FBYC) credete che in Italia ci siano gruppi validi da esportare? Perché secondo voi risulta sempre più difficile per un gruppo italiano pensare ad una carriera fuori dai propri confini? Cos'è che ci manca? La voglia? L'attitudine? La lingua non così facile da comprendere?

COR: L'Italia ha alcuni grandi gruppi che fanno dischi incredibili. FBYC, Gazebo Penguins, Distanti, Raein, La Quiete e molti altri. Siamo fortunati perché abbiamo potuto conoscere di persona molti di loro nel corso degli anni. Penso che in paesi di lingua inglese le persone siano meno propense ad ascoltare musica in lingua straniera, perchè fondamentalmente noi inglesi siamo pigri e ignoranti. Può anche essere difficile per i gruppi stranieri far tour in Inghilterra - abbiamo sentito alcuni gruppi raccontare di brutte situazioni vissute qui. Da quello che abbiamo sperimentato, sembra proprio che affrontare un tour in Europa continentale proietti in un'atmosfera diversa - l'accoglienza è migliore e le band vengono trattate con più riguardo. Vengono sempre garantiti buon cibo, qualche birra, qualche soldo per il carburante e un posto comodo per dormire. Stiamo cercando di convincere FBYC a tornare qui, ma sono vecchi, pigri e codardi.



Si ringrazia per le traduzioni Barbara della Porta.


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