martedì 1 marzo 2011

Intervista ai Fine Before You Came

I Fine Before You Came sono una delle realtà più interessanti del panorama italiano. Il loro è un emo-screamo che incontra l'alienazione post rock di Louisville (Slint, Bastro). Con il loro ultimo disco “Sfortuna” sono passati alla lingua italiana, ottenendo ottime critiche, sia da parte degli addetti ai lavori, che dal pubblico, entusiasta ai loro concerti. Tra una mail e l'altra ho tirato su questa prolissa intervista, nella quale si è parlato di alcune cose simpatiche, come, poesia urbana, Marcello Cazzetti, frì daunlò, pensionati, Caterina Caselli e tante altre belle cosine che non voglio anticiparvi, lasciandovi il piacere di leggere fino in fondo

-Con il concept album “Sfortuna” siete passati all'italico idioma con ottimi riscontri. Cosa ha spinto questa svolta e cosa ha comportato il cambiamento?


- Il fatto che “Sfortuna” sia considerato un concept è strano assai visto che mai noi lo abbiamo concepito come tale. Un concept vero è proprio era il disco prima di “Sfortuna”, “I was fine before you came”, e quello davvero ha riscosso un grande successo di critica. Ma solo di critica. Nel senso che poi in effetti alle persone che ci hanno sempre seguito forse non è piaciuto più di tanto o comunque non ha fatto breccia nel loro cuore quanto “Sfortuna”, che invece ha avuto un successone tra chi ascolta la musica per passione più che per mestiere. Passare all'italiano è stata semplicemente una sfida. Volevamo vedere se ci riusciva fare un disco in italiano e se facendolo avremmo acquistato una personalità tutta nostra ed è venuto fuori a fatica ma al tempo stesso in modo molto genuino. Non ci aspettavamo nulla e lui invece ci ha dato momenti bellissimi ai concerti. Il cambiamento ha comportato che adesso siamo alle prese con un disco che ci sta facendo sudare sangue. Un pò credevamo che sarebbe stato più facile, che una volta conquistato l'italiano sarebbe stato estremamente gestibile. Beh, non è affatto così, è una sfida continua. Ma credo che sia il suo bello. Del resto più le cose sono difficili e più alla fine ti fanno sentire importante se riesci a rigovernarle.
-Nella scrittura dei testi del vostro ultimo album, emerge una sorta di “poesia urbana” vicina a ognuno di noi e in cui è facile specchiarsi. Come nascono le liriche dei "FBYC"? All'interno di esse si trovano contenuti personali o biografici ?
-Noi FBYC siamo un pò stupidelli. Reagiamo a parole come poesia, arte, musicista e scala pentafotonica allo stesso modo in cui una classe reagisce al nome Cazzetti Marcello durante l'appello del lunedì mattina. I testi delle canzoni nascono in modo molto naturale. Si cerca con parole semplici e utilizzando il minor numero possibile di figure retoriche e orpelli di descrivere degli episodi di vita quotidiana. Il fatto poi che siano così empatici e condivisi da molti non va visto necessariamente come una cosa positiva. Magari sono solo estremamente banali. In ogni modo se dici ancora poesia urbana riferendoti a noi ti chiameremo Marcello Cazzetti a vita.
-Come è nata la collaborazione con La Tempesta che ha pubblicato il vostro cd e cosa ha comportato guadagnare una certa visibilità data da un etichetta che ha tra i suoi alcuni dei nomi più importanti e seguiti della musica indipendente italiana ?

- Ma noi con Enrico siamo amici da un sacco di tempo, e ce lo siamo sempre detti che avremmo fatto qualcosa insieme. E abbiamo fatto questo ma con delle modalità veramente molto a casaccio: siamo usciti appena il disco era pronto, senza calendarizzare niente e quindi senza promozione e senza niente di pianificato. Enrico è stato molto ganzo perchè ci ha lasciato fare le cose in questo modo, come se fosse un'uscita un po' casalinga. Lui ha questa etichetta importante e la gestisce con grande rilassatezza ci sembra, anche sul daunload gratis non ha fatto una piega. La visibilità non sappiamo se sia aumentata o meno, di sicuro l'unica vera possibilità che avevamo di fare i fighi suonando a FERRARA SOTTO LE STELLE con tutto il carrozzone ce la siamo giocata perchè Pilipella si è rotto una mano andando in monopattino.

-Che musica ascoltate di solito? Qualche consiglio su band da tenere d'occhio?

Ascoltiamo tanta musica ed è piuttosto impossibile riassumere tutto in un'unica risposta che non risulti un pippone infinito. E poi siamo 5. Tu chiederesti mai a Vultus V che musica ascolta? Noi no.

Gruppi da tenere d'occhio diremmo Havah, Gazebo Penguins, Crash of Rhinos e Dead Elephant.

Ah, siam tutti e 5 curiosi di sentire il nuovo dei redioed. Del resto chi non lo è. Non è vero, qualcuno che non lo è noi lo conosciamo. Si chiama Tixi.

-Cosa amate della musica sia nel farla che nell'ascoltarla ?

-Orca miseria che domanda. Una cosa di cui andiamo particolarmente fieri come banda musicale è che siamo, siamo sempre stati e sempre saremo noi 5. Non riusciamo a pensare ai “fain bifor iu cheim” con una formazione diversa da questa. Questo perchè la banda è sempre stata un bellissimo pretesto per stare insieme. Non ci stancheremo mai di ripetere che siamo una piccola famigliuola. Cerchiamo di passare più tempo possibile insieme, di fare i pranzi e le cene con le nostre fidanzate, di andare in vacanza nello stesso posto. Non sempre è possibile ma quando ci riusciamo per noi tutti è una gioia. E poi va a finire che dopo mangiato i maschietti parlano del giro di basso dell'ultimo pezzo fatto in sala prove e le femminucce di smalti e parrucchieri. Non saprei spiegare per quale altro motivo per noi suonare è bello. Sicuramente c'è sempre una buona dose di narcisismo (va' che bel pezzo che abbiamo scritto oh! / và come siamo bravi dal vivo oh!) ma ci piace mantenere il tutto il più genuino possibile senza prenderci troppo sul serio nonostante poi i pezzi che scriviamo siano spesso malinconici/tristi. Il fatto è che sappiamo benissimo che questa cosa non ci porta da nessuna parte se non in una stanzetta che dopo poco puzza di sudore o su un palchetto di 30 centimetri a uno sputo da una manciata di persone. Ma poi ci sono i sorrisi, gli abbracci sudati, la suoneria di un cellulare con un nostro pezzo, la recensione entusiastica su un blog e pensi: porca miseria, quello che faccio forse è un pò importante anche per qualcun altro. E allora speri che ci sarà sempre qualcosa da dire per poter fare dischi nuovi e continuare a suonare in giro nei limiti dettati dal lavoro e dalla famiglia.

Ci piacciono i gruppi che percepiamo come genuini e freschi, che si tratti di mainstream o di punk, di Radiohead o di Fugazi.

-Parliamo del free download (o frì daunlò). La musica sta cambiando, nei canali in cui si intrufola, come giunge alle masse. Prima di comprare un disco solido la gran parte della gente se lo ascolta scaricandolo (legalmente o illegalmente) E poi c'è anche lo streaming che aiuta. Voi avete messo in free download i vostri dischi. Cosa è accaduto dopo ? Siete d'accordo che la musica si muova più velocemente raggiungendo più persone, anche grazie ai vari blog che sentono la libertà di pubblicare i link diretti di download senza interpellare gli artisti? In che modo (se fosse possibile) potrebbe danneggiare l'artista questa evoluzione all'interno del modo di distribuire musica?

-Siamo abbastanza certi che a Caterina Caselli tutta questa storia del fridaunlò faccia girare i coglioni. Per un sacco di gente la musica è un lavoro, è fonte di guadagno più o meno elevato. Vengono fatti investimenti molto alti per la registrazione di brani che devono riscuotere successo perchè maggiore è il successo e maggiore è il guadagno. Ci sono storie di diritti d' autore, edizioni e tutte ste cose che non ci interessano minimamente. La cosa certa è che la vendita dei dischi è calata notevolmente per cui chi vuol fare il musicista o il discografico, oggi si trova in una situazione abbastanza penosa. Questo vale chiaramente per le grandi etichette e per i musicisti meinstrim. D'altra parte crediamo che sia un periodo in cui invece le piccole etichette indipendenti e i piccoli gruppi possono avere una sorta di rivalsa sulle megior. Ai livelli più bassi il fatto che i dischi girino così velocemente grazie allo scering, al fridaunlò, allo striming e gatti e mazzi, non può che essere cosa positiva. Del resto il disco dei La Quiete non è reperibile come quello dei Litfiba per cui è giusto, ma soprattutto è bello che un ragazzo di Sassari lo possa ascoltare nel momento in cui esce esattamente come un ragazzo di Forlì. Per gruppi come noi il disco è un feticcio, una cosa bella da avere. Fa più piacere l'idea di averlo lì con la sua grafica e il suo supporto che non quella di venderne a centinaia. C'importa una sega; è molto più soddisfacente sapere che sia reperibile in qualsiasi momento, che chiunque lo può ascoltare, recensire sul suo blog, mandare agli amici. Per i piccoli gruppi un disco che gira tanto vuol dire più gente ai concerti. Più gente ai concerti vuol dire potersi permettere di alzare il cascè. Alzare il cascè vuol dire che magari quando vai a suonare riesci anche a metterti in tasca due soldi con cui registrare il prossimo disco o pagare il furgone, pagare due bollette o semplicemente andare a cena fuori. Non sappiamo se è stato per il fridaunlò o per l'italiano e i pezzi strappamutande ma per noi le cose sono andate notevolmente bene. Siamo stati chiamati a suonare in posti che fino a qualche anno fa non ci avrebbero cacati di striscio. Insomma se un gruppo come il nostro volesse arrotondare lo stipendio suonando in giro credo che adesso, forse, sarebbe un pochino più avvantaggiato rispetto a qualche anno fa in cui se non vendevi tot copie non vedevi tot gente ai tuoi concerti.

Quindi ecco, crediamo che il fridaunlò danneggi i grandi ma aiuti notevolmente i piccoli. Quando mai nella storia è successa una cosa del genere? Approfittiamone per dio.

-Com'è andato il tour di "Sfortuna" e quale è stata la data che vi è piaciuta di più ?

-È andato molto bene. Poche date ma “molto bellissime”. Per la prima volta in vita nostra abbiamo visto un pubblico davvero coinvolto ma proprio nel senso che la maggior parte dei concerti eravamo in un centinaio di persone a farli. Suoniamo poco un po’ perchè non ci possiamo permettere per vari motivi di star troppo fuori casa e un po’ perchè non ci piace l'idea di far diventare dei pezzi a cui vogliamo bene delle semplici esecuzioni. Ma con “Sfortuna” ogni concerto è stato un'emozione enorme. Cantare i propri pezzi insieme anche solo a 40 persone ti fa sentire parte di qualcosa di enorme che funziona benissimo. Anche solo per 40 minuti. Anche se poi enorme non è. Non è vero lo è. A suo modo ogni concerto è stato incredibile, ma forse i più belli sono stati il primo fatto a Roma in un piccolo locale che si chiama Mads e in cui ci hanno fatto suonare solo 20 minuti perchè poi doveva chiudere e quello dello United a Torino. Al Mads il disco era uscito da un paio di settimane e basta. Abbiamo cominciato a suonare e tutti cantavano. Non era possibile. Ci siamo guardati coi sorrisoni tra di noi e abbiamo pensato che qualsiasi cosa stesse succedendo era bellissimo. Allo United invece era la seconda di tre date coi nostri amici inglesi Crash of Rhinos. Ad un certo punto sul palco eravamo tipo in 15 e ci abbracciavamo tutti come se fosse il capodanno della vita. Che poi il capodanno generalmente fa schifo al gatto. Ma insomma ci siamo capiti.

-Raccontateci qualche simpatico aneddoto avvenuto durante un vostro concerto

-Direi che il più assurdo è documentato su youtube. Una delle prime date di “Sfortuna” l'abbiamo fatta a lido Adriano, vicino Rimini. Siamo arrivati, abbiamo fatto il bagno, abbiamo cenato, ci siamo seduti in spiaggia a bere degli amari e quando è arrivato il momento di suonare ci siamo diretti verso il palco che era in piazza. La piazza era completamente vuota al centro e delimitata da un perimetro di circa 300 sedie bianche da giardino occupate da pensionati. L'età media era 60 anni. Dietro al palco si svolgeva una sorta di fiera del cane. Davanti 4 ragazzini facevano dei “trics” con le biemmeics. Era una situazione surreale. Avremmo preferito suonare nudi come vermi davanti a tutti i nostri genitori e parenti. Però c'erano anche una ventina di ragazzi arrivati da varie parti d'Italia per cui alla fine ci siamo fatti forza e abbiamo suonato per noi e per loro. E alla fine ci siam divertiti un sacco. Quello più che un concerto è stata una performance. Siamo stati molto fieri di noi.



-Progetti per il futuro. A quando il seguito di "Sfortuna" ? Manterrete ancora la lingua italiana o pensate ad un disco "ibrido"?

-Brrrr. Senti come suona male ibrido. Fa accapponare le dita dei piedi. Ci stiamo lavorando al disco nuovo. Credevamo che sarebbe stato più facile. Che sarebbe stato un altro disco nuovo. E invece non è facile affatto perchè come lo chiami tu stesso è IL SEGUITO di “Sfortuna”. Facciamo tuttora finta di nulla tra di noi: è solo un disco nuovo ci diciamo. In realtà abbiamo un po’ di ansietta da prestazione, è inevitabile. “Sfortuna” è stato ed è tuttora un disco importante non solo per noi 5. Non è stato facile farlo ma è venuto in modo molto naturale e genuino. Del resto ci stavamo mettendo alla prova con l'italiano. Adesso, mentre facciamo questi pezzi nuovi ci accorgiamo immediatamente di tutte le cose che ci sembrano anche solo minimamente forzate e gettiamo via tutto per ricominciare. Siamo sempre stati molto lenti perchè componiamo tutti e 5 direttamente in sala prove. Ultimamente però, come non mai, ci è capitato di gettar via un sacco di roba che poi a dirla tutta, fumandoci una sigaretta fuori dalla sala, non sarebbe nemmeno male. Ma non basta. siamo tutti e 5 molto esigenti; è un bene e un male allo stesso tempo. In ogni pezzo ognuno di noi deve cercare sempre di dare il massimo come se ci trovassimo in una sana competizione l'uno con l'altro. Forse è un po il nostro modo di meritarci vicendevolmente anche se è chiaro che ognuno di noi è il miglior musicista possibile per gli altri della banda.
Comunque abbiamo una manciata di pezzi che sembrano molto belli. Non li abbiamo ancora fatti sentire a nessuno per cui non riusciamo ad essere completamente obiettivi. Tra un paio di settimane registriamo dei provini alla cazzo e poi ci mettiamo sotto per finire gli ultimi due pezzi. Se tutto va come deve andare in primavera si registra. Ma insomma, solo ed esclusivamente se siamo tutti e 5 unanimamente convinti di ogni singola nota di ogni singolo pezzo.

-“Ho chiamato i miei insuccessi sfortuna. Maledetta sfortuna..." Quindi in modo direttamente proporzionale, se un giorno dovesse accadervi qualcosa di terribilmente sfortunato sarebbe colpa dei vostri insuccessi ? (mi sto confondendo da solo se non avete capito me ne faccio una ragione)

-Stai cercando di portarci sfortuna? Ti spacchiamo la faccia.

Bene, bene, bene. Vi lascio con un ultima domanda. Cosa pensate sinceramente delle webzine, della stampa musicale in generale ("il nemico") ?


-Le uebzins ci piacciono. Certo in bagno è molto più divertente leggere le riviste ma insomma le uebzins ci piacciono un bel pò. hanno un pò meno professionalità e più cuore. O almeno così pare. Non sempre. Non lo sappiamo. La stampa musicale non è il nemico. La stampa musicale è divertente. Insomma dove vuoi andare a parare? Perchè noi non sappiamo bene cosa dire...

-Vi saluto. Se dovessi avere incidenti a breve vi riterrò direttamente responsabili...

Vi voglio sempre molto in forma.


Amico grazie a te.
Sei stato assai caro.
Stacci sul pezzo.

A U T O C E L E B R A Z I O N E from curzio on Vimeo.


0 commenti:

Posta un commento

 
©2011 Stordisco_blog Theme Design by New WP Themes | Bloggerized by Lasantha - Premiumbloggertemplates.com | Questo blog non è una testata giornalistica Ÿ