mercoledì 7 marzo 2012

Intervista a Valerio Casini (Bad Love Experience)

Foto di Giacomo Favilla

In occasione della recente pubblicazione di "Pacifico", acclamato terzo album della rock band livornese
Bad Love Experience (qui la recensione), la voce e chitarra del gruppo Valerio Casini risponde ad alcune domande che gli ho rivolto tramite e-mail. Buona lettura.

Aldo De Sanctis
: Ammetto che sono rimasto piacevolmente sorpreso da "Pacifico" e debbo farvi i complimenti. Melodie, arrangiamenti, sound: quadra tutto. Mi raccontate un po' la genesi dell'album?

Valerio Casini: Grazie Aldo, ci fa piacere quello che dici. Anche noi siamo molto soddisfatti dell’esito finale. Il disco è il risultato di un percorso durato circa un anno, con imprevisti e consapevolezze nuove. Credo che, forse, analizzandolo si senta che anche i brani nascono in tre momenti diversi. Abbiamo capito che stavamo andando verso una direzione nuova fin da subito, ma la genesi dei pezzi si è effettivamente concentrata in tre periodi. I primi brani sono nati addirittura poco dopo l’uscita del nostro precedente album, “Rainy Days”, durante un mese di pausa da concerti. Poi, ripresi i concerti, ci siamo fermati per riprendere la scrittura in estate, dove sono nati i brani più “folk” e “popolari”. L’ultima tranche è stata invece quella seguita all’ingresso di Marco Capozzi nel gruppo, quindi circa dicembre 2011. Con lui sono nati gli ultimi brani ed è stata definita finalmente l’atmosfera che volevamo prendesse il disco.

A
:I testi, alle volte onirici e fiabeschi, posseggono sempre una grande poeticità. Traspare molta energia, come se fosse avvenuta una rottura dentro il proprio sé e nei confronti del mondo. Al di là di quello che posso aver colto, sembra che possediate dei saldi riferimenti letterari. Potete citarmene alcuni?

VC: I testi di “Pacifico” hanno seguito una lunga ricerca interiore, una sorta di seduta psichiatrica tra noi e le nostre menti. Volevamo che a parlare fosse la nostra interiorità in una specie di stream of consciousness. Sono delle liriche che nascono più dalla voglia di parlare di emozioni “pure” che dalla necessità di narrare un accadimento. A me personalmente piace leggere, cose anche molto diverse, non ricordo di preciso cosa ho letto in quel periodo e non so se possiedo dei saldi riferimenti letterari come dici, però leggo, assimilo e forse rielaboro in qualche testo inconsciamente. Mi ricordo di preciso che “That country road” è nata dopo aver letto il libro di Marcel Moring, “The Dream Room”, un bellissimo libro sulla storia di una famiglia post seconda guerra mondiale, mentre un altro testo, ma non ricordo quale, l’ho scritto dopo aver rivisto il cartone animato di “Alice nel paese delle meraviglie”: che viaggio! Altre cose che mi sono piaciute ultimamente sono “Il diavolo in corpo” di Radiguet, un libro di Osho sulla meditazione e uno del dott. Hoffmann sull’LSD. Mi piacciono anche un mucchio di stronzate, non sono così serio poi in fondo.

A: Ricordo che i vostri live-set godono di una buona energia e immediatezza. Data la mole di strumenti utilizzati in "Pacifico", come vi state preparando a portare i nuovi brani dal vivo?

VC
: Ci siamo preparati molto per i live, siamo ripartiti da pochissimo ma per ora i risultati sono stati sorprendentemente positivi. Abbiamo preparato un concerto che possa scorrere sia sui grandi palchi che nel piccoli club, ovviamente rispetto al passato c’è un po’ più di cervello e un po’ meno di “gambe” però manteniamo un buon equilibrio fra le due cose, ci piace scatenarci un po’ sul palco, ci piacerà sempre!

A: Scorrendo i nomi coinvolti nella produzione di "Pacifico" non posso non notare musicisti come Fabio Marchiori (Bobo Rondelli e Ottavo Padiglione), Matteo Pastorelli (Snaporaz, Virginiana Miller) e Simone Lalli (Flora e Fauna, Autobam), tutti veterani della scena livornese. Vi chiedo innanzitutto se siete d'accordo sul termine "scena" e secondo poi se vi consideriate posti su di una linea di continuità con essa.

VC: Sì, c’è un nucleo forte, collaborativo e creativo di cui ci sentiamo felicemente parte. Da parte nostra c’è un sincero rispetto per band e artisti come quelli cha hai citato sopra ed altri come Jackie O’s Farm, The Walrus, N_Sambo, Bimbo, Appaloosa, solo per dirne alcuni. Non credo si possa parlare di scena ma quasi, spero presto, di un collettivo. La continuità di cui parli penso che la facciano i gruppi validi, a distanza di quindici anni, se si parla di Livorno negli anni ‘90 e saltano sempre fuori Flora e Fauna, Snaporaz, Ottavo Padiglione, significa che questi hanno lasciato qualcosa alla città, nel bene o nel male. Noi per adesso suoniamo, ci divertiamo e cerchiamo di farlo bene, se poi lasceremo qualcosa, boh, si vedrà.

A
: Immagino che sia presto per parlare di progetti futuri, ma spesso accade che, sull'onda dell'impegno convogliato in un lavoro fruttuoso, le idee si moltiplichino. Avendo poi avuto modo di sperimentare e adattare strumentazioni provenienti da diversi ambiti alla scrittura di un album, come per esempio l'elettronica di tipo vintage ma anche quella digitale, avete colto degli spunti che vi piacerebbe sviluppare un domani?

VC
: L’elettronica è uno dei tanti aspetti che forse scopriremo meglio col tempo, ci piace, con gusto. Per adesso non credo che le nostre teste stiano lavorando in quel senso, o almeno non ce lo siamo detto. Spesso scherziamo su ipotetici progetti futuri con idee bizzarre e folli, ma niente di serio. Comunque, conoscendoci, ti direi quasi per certo ora, che in futuro ci saranno spunti e soluzioni nuove per noi, non riusciamo a stare fermi un secondo!

Foto di Giacomo Favilla

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