Carlo Barbagallo. Blue Record. Un lungo viaggio iniziato
dalla Sicilia, una meta sicuramente raggiunta a suon di folk-blues, ma non solo.
Cicatrici del passato che ora acquistano un sapore diverso, o forse è solo la
luce della maturità che lascia intravedere, al nostro ormai completo artista,
il barlume della speranza. Perché in fondo la vita, se ti fermi a pensarci bene,
è solo una merda. Ma con un sottofondo cosi, ci può stare.
“Barbagallo, che non ha mai smesso di correre senza meta, si ferma e guarda
indietro.”
Hai frequentato il corso per Tecnico del suono e di registrazione presso la
Scuola di Alto Perfezionamento Musicale di Saluzzo, collabori con il Blue
Record Studio e frequenti la Scuola di Musica Elettronica del Conservatorio di
Torino. Ti sei davvero fermato?
No, non credo. Le parole della presentazione al disco sono state
scritte da un grande amico (http://demarion.bandcamp.com/),
chitarrista dei Suzanne’Silver (http://suzannesilver.bandcamp.com/), che
probabilmente ha avvertito dei riferimenti alla musica con cui siamo cresciuti
più che una vicinanza ai miei ultimi esperimenti elettroacustici (in corso di
documentazione su The Noja RecordingsArchives - http://nojarecordings.tumblr.com/)
che a Blue Record sono contemporanei.
- Quando guardi indietro cambieresti qualcosa o credi di aver fatto tutto bene,
visto il tuo punto d’arrivo?
In questi mesi sto lavorando ad un pezzo sul tema
dell’approdo (insieme ad altri sei giovani compositori selezionati dal PremioPhonologia
del Centro Culturale San Fedele di Milano eseguiremo un concerto con
l’acousmonium del San Fedele il 17 Giugno).
Nei mesi, riflettendo sul tema, credo di esser sempre più convinto che per me
sia ben più importante documentare ogni istante del percorso più che domandarmi
da dove parto o dove voglio arrivare.
-Viste le tue “qualifiche” ti definisci più un tecnico o un
musicista? Credi che a volte essere più l’uno o più l’altro ti penalizzi?
Fondamentalmente non credo di essere nessuno dei due. Nel
tempo cerco di assimilare nuove conoscenze ma per il resto faccio lo stesso che
facevo quando ero bambino: gioco.
-La presentazione di De Marion del tuo ultimo lavoro Blue Record, ci
lascia con la “perla”finale : …e la vita che è una vera merda.
La tua, a leggere il tuo curriculum sembra essere la presa di coscienza del
motto “volere è potere”. Condividi comunque il pensiero di De Marion?
Certo, condivido: la soglia del “volere” si rinnova continuamente quindi la vita non
può che essere una merda!
-Sempre attivo in varie collaborazioni (Suzanne’Silver, Albanopower,
LaMoncada) non mancano certo qui alcune
partecipazioni (Dead Cat in a Bag, Io Monade Stanca e LesDix-HuitSecondes). Affinità
elettive o cosa?
Affinità certamente, ma anche causalità voglia di fare e
divertimento.
-Molti album in circolazione hanno avuto una fonte d’ispirazione. Non voglio
chiederti autori, musicisti o registi a cui fai riferimento o che ti piacciano
particolarmente, ma c’è qualcosa che hai visto o sentito che ti ha dato il la
per l’incisione di Blue Record?
Blue Record è nato dalla frequentazione quotidiana del Blue
Record Studio di Mondovì nel 2011. Il la è stato sicuramente dato dalla voglia
di sperimentare in libertà con la fantastica strumentazione vintage presente in
quel luogo e dalla stupefacente esaltazione nel fare che ho condiviso con le
persone che ho conosciuto lì.
-E ora che siamo alla fine, puoi dire qualsiasi
cosa, da quello che volevi ti venisse chiesto a tutto ciò che hai dimenticato
di dire.
In principio fu lo spot Actigrip. L’avvistamento di quell’orribile creatura che rappresentava la tosse grassa fu la scintilla che fece il miracolo. Da quel momento, nei freddi e catarrosi primi mesi del 2011, Vanni Fabbri è l’incarnazione de LA TOSSE GRASSA, il suo avatar. E demanda venerazione. Stordisco è orgogliosa di presentare l'intervista ad una delle personalità più eccentriche e degne d'interesse della nostra penisola. C'è un nuovo papa in città e noi non potevamo esimerci dal fare due chiacchiere con La Tosse Grassa, al secolo Vanni Fabbri, one man band dell' underground marchigiano, dissacrante e incompromissoria. Per farvi un'idea sentite questa o anche questa. Per l'occasione ci avvaliamo di un intervistatore d'eccezione, Marco Taddei, scrittore truffaldino e noto appassionato delle arti ginniche e cultura macedone + special guest. Le letterine stanno per: M.M. = Michele Montagano M.T. = Marco Taddei
M.M. Chi è Vanni Fabbri (facciamo finta che non lo sappiamo né noi né chi ci legge). Dove è andato a scuola, quanti anni ha, che ha fatto ieri sera?
-V.F: Tempo fa mi descrivevo come anarchico, sociopatico e marchigiano. Credo di poter ancora confermare tutto. Mi nutro di musica e sono grasso perché ne mangio troppa. Sono andato a scuola in un posto che mi stava a 50 metri da casa, così potevo camminare poco, tuttavia riuscivo ad arrivare in ritardo lo stesso. E se quando arrivavo tardi mi accorgevo che c'era la macchina del preside allora salavo proprio. A proposito della mia età vi dico solo che sono del 1975, i conti fateli voi, io quando c'era matematica arrivavo tardi e c'era il preside. Il mio compleanno l'ho festeggiato da poco, mangiando il cubo di "Hellraiser", che però aveva le pocce. Ieri sera di ritorno dall'orrenda Milano mi sono mangiato due wurstel con crauti e senape e mi sono visto "Bag Of Bones", miniserie tv tratta dall'omonimo romanzo di Stephen King, con James Bond in pensione. Tutto ciò in compagnia del Reverendo Red Ronny. Che tra l'altro aveva anche realizzato il cubo che mi sono mangiato. Ma non le pocce.
Tutto sommato sono una brava persona.
Ma lo dice anche Berlusconi. M.T. Mi parleresti del tuo rapporto con la musica di Raffaella Carrà?
-V.F: Metto spesso "Satana". Per il resto pur facendo il dj anche ai matrimoni sono sopravvissuto per anni senza "Tanti Auguri" perché tenevo il cd in un raccoglitore che mi dimenticavo sempre di portare. Però quando lo portavo poi la mixavo sempre con Santa Esmeralda.
M. T. Quale genere di ministero vorresti presiedere? E quale ministro uccideresti per presiederlo?
-V.F: Nel dubbio li ucciderei tutti, così mi tolgo il pensiero. Poi sulle poltrone metterei dei bei chiodi lunghi, di quelli che i borghesi usano per non far appollaiare i piccioni e i barboni. Tuttavia c'è chi in passato mi voleva Ministro delle Pari Opportunità per via delle mie fissazioni anali. Quando la Rivoluzione Sociale sarà compiuta ascenderò a destra del Porcoddìo del Degrado, mi sfonderò di vino, vergini e cinghiale e rimirerò gli altri sbudellarsi come meglio credono.
M.M. Se Dio credesse in te tu crederesti in lui?
-V.F: Il Degrado guida il mio cammino. E io credo in me. Non mi occorre altro. M'illumino d'immerda.
JHWH è solo la concorrenza. Anche lui crede in me. Per questo tenta di ostacolare il mio cammino. Mi teme.
Potrebbe temere anche voi, ma c'ho pensato prima io... E' come con l'Arte Contemporanea.
M.T. Il Papa si è recentemente licenziato dal suo ruolo di vicario di cristo in luogo di dio in terra. Pensi che vi sia un collegamento con le tracce di carne equina trovate all'interno delle polpettine Ikea?
-V.F: Semmai con le tracce di batteri fecali nelle torte di merda, sempre dell'Ikea. Comunque la pacchia è durata poco, ne hanno eletto un altro, visto? Papa Francesco. Vuoi mettere con LA TOSSE GRASSA?! Francesco, non ti temo!
M.M. Era stata un'intuizione azzeccata quella di vestirti da papa dunque...preferisci vestirti da papa o papessa?
-V.F: Tu vedi il papa. Il mio costume non è quello di un papa, né di una papessa. Potevi scegliere di vederci un barbaro, un pervertito, uno sciamano, una seppia, ma no... C'hai visto il papa. Chiediti il perché.
M.M. Chi sono i tizi che ballano con te?
-V.F: Sono il Radical Macabre Tanzkommando. Un esercito di guardie, monaci e ballerini tutti insieme in un sol colpo, guidati dal capo coreografo Piccolo Stè. Ad ogni funzione ne porto due (o quattro, o otto, dipende dal palco e dal budget) scegliendoli in base alla loro disponibilità. Di solito se li litigano, questi posti. Nel mio sito web www.latossegrassa.net ve n'è anche la classifica aggiornata delle presenze, e ogni singolo tanzkommander ha la sua scheda personalizzata come le figurine dei Pokémon.
M.T. Che ne pensi del fatto che si muore alla fine di tutto quanto?
-V.F: Che il segreto per non morire è non finire mai. Per questo mi tengo sempre impegnato, con film da vedere, libri da leggere, dischi da ascoltare, fori da scopare... Quando avrò finito potrei anche essere pronto per morire. Forse.
M.T. Che rapporto hai con il territorio in cui sei cresciuto?
-V.F: Molto buono. Ne esce dell'ottimo vino e ci ingrassano delle ottime bestie. Con la terra vado d'accordo, le bestie sanno che finché son sazio da me non temono alcun male. Lo stesso non si può dire degli esseri umani, che appunto in quanto umani del cazzo mi fanno schifo. L'unica via di redenzione è nel Culto della Tosse Grassa.
M.M.Parlaci un po' in BASE a cosa scegli le BASI per i tuoi pezzi. (gioco di parole non voluto) Ad esempio come mai proprio questa ?
-V.F: "Warm Leatherette" è un brano fondamentale per la storia della musica industriale. C'è Ballard, c'è il germe della Mute Records, c'è elettronica abrasiva ma al contempo fisica e ritmica. C'è sangue, morte, macchina, sensualità. C'è tutto quello che mi serve. Mi piace definire il mio progetto 'industrial', anche se la forma che adotto è quella della disco music, e quando ho iniziato La Tosse Grassa sapevo che presto o tardi avrei utilizzato questo ingrediente per cucinare uno dei miei brani. Per il resto a volte sono scelte concettuali come in questo caso, altre di composizione. Se ho bisogno di un certo tipo di melodia o di suono vado a cercare quella che più le somiglia tra quelle esistenti o, se proprio non la trovo, la smonto e la rimonto come cazzo mi pare, come ho fatto col povero Raf in "Sodomia!". Più spesso è il caso a far sì che avvengano certe connessioni nel mio cervello. E l'alcole. E il Porcoddìo del Degrado, non dimentichiamolo mai.
M.T.Se fossi sbattezzato con chi o cosa ti sposeresti?
-V.F: Il matrimonio è un contratto. Già per questo mi sta sul cazzo. E pensa, mi sta più sul cazzo l'idea di sposarmi di fronte allo Stato (chi è costui?) che di fronte a Dio. Quindi non mi sposerei affatto, essendo io già impegnato con me stesso. M.T. Raccontami quella volta del "Perro che habla"...
-V.F: Il perro ha hablato più volte. Ti racconterò di quella in cui mi è stato chiesto di celebrare un matrimonio autarchico. Ho scritto il rito, elaborato delle musiche col supporto di un organista ed allestito la cerimonia con due chierichetti armati uno di tromba da stadio e l'altro di deodorante per la casa. Lo sposo era stordito, ubriaco e condotto lì con la forza, mentre la sposa era la mandante del misfatto. Si è svolto tutto allegramente, c'è stata una fiammata infernale e c'è stata la Comunione. Fettina di salame per tutti tranne per i vegetariani, per loro un carciofino, porta ai convenuti con la formula "El Perro Que Habla". Poi ho lasciato tutti lì e sono scappato in un altro posto a suonare i Black Sabbath.
M.M. Hai mai pensato di andare a vivere all'estero e trasferirti a San Marino?
-V.F: San Marino è un bluff. Basterebbe un carrarmatino giallo per conquistarla se solo lo si volesse. Se scappassi dall'Italia sarebbe per andare a vivere in un paese civile, e ne vedo pochi all'orizzonte. E non è detto che sia quello che voglio. Mi ci trovo bene qui nell'inciviltà a sbranar conigli e condurre masse di pecorelle smarrite e latentemente psicopatiche.
-Pedro: Vuoi venire a mangiare al cinese con noi domani?
-V.F: Volentieri, ma temo sia un po' troppo tardi. Però magari provate a farmi uno squillo domani a mezzogiorno, sarò eccezionalmente sveglio, di ritorno da un funerale. E sorridi alla giornata. M.M. Manca molto al disco nuovo?
-V.F: 152 giorni, se faccio il bravo.
M.M. La nostra webzine si chiama Stordisco. Salutaci con un pezzo che in passato, nel presente o nel futuro ti ha stordito.
-V.F: Uno solo? Quando avevo 11 anni un mio amico mi fece ascoltare questo disco in cuffia a volume molto alto. Cominciai a bestemmiare dall'entusiasmo. A voce molto alta dato che quelle belle cuffie mi isolavano completamente e non riuscivo a sentirmi. I suoi genitori e la nonna che erano lì non gradirono molto.
-Negli ultimi tempi l'Italia, in particolar modo Milano, si è
aperta alle sonorità elettroniche più sperimentali e industriali, soprattutto
per via dell'iniziativa di Carmine Pizzuti, organizzatore, insieme a Matteo
Saltalamacchia, Yann Antimoine e Francesco "Yasu" Pezzoli, di un ciclo di
serate noto fino al 2012 come Dark Industrial, che oggi ha cambiato nome in
Alterazioni Sonore. Durante questo anno, l'organizzazione ha portato vari
ospiti internazionali e ha promosso dj nazionali nel segno della musica industriale
non da club, quanto piuttosto impostando gli appuntamenti all'interno di una
dimensione da live show. Parliamo in questa sede con Carmine Pizzuti.
Ciao Carmine. La prima domanda riguarda la nascita di questa
organizzazione. Parlami delle sue origini e del perché hai cominciato.
CP: Guarda, io e il gruppo
di ragazzi con cui ho dato inizio a queste serate abbiamo cominciato quasi per
gioco. La volontà era quella di portare i nostri artisti preferiti (che
riuscivamo a vedere dal vivo solo raramente e quasi mai in Italia) nel nostro
Paese. Dapprima siamo entrati in contatto con il collettivo del centro sociale
Boccaccio di Monza (da sempre interessato a portare avanti sonorità e generi
d'avanguardia) che ci ha permesso di ospitare le prime serate (l'esordio
assoluto è stato il 4 febbraio 2012 con Ch District e Wieloryb); poi abbiamo conosciuto
i ragazzi che gestivano lo Spazio Concept (dove attualmente siamo ospitati),
pure loro alla ricerca di eventi che fossero fuori dai soliti schemi, con cui
abbiamo proseguito questo “discorso”, diventando molto più professionali e
creando un vero e proprio appuntamento fisso e (spero) irrinunciabile
all'interno del panorama musicale alternativo milanese.
-Spiega ai lettori perchè hai scelto il nome "Dark
industrial" e, successivamente, "Alterazioni sonore". Cosa hai voluto
trasmettere a chi frequenta le vostre serate?
CP: Sapevamo che Dark
Industrial sarebbe stato un nome provvisorio ma volevamo un qualcosa
“d'impatto”: lo abbiamo scelto perché speravamo che si capisse la nostra
intenzione di fare musica oscura e veramente industrial cercando di far comprendere,
a quanti decidessero di prendere parte ad una delle nostre serate, il vero
significato di questi termini che , a mio avviso, sono un po' troppo abusati e
travisati. La scelta invece di Alterazioni Sonore è stata molto più ponderata:
dal momento in cui siamo passati a fare eventi allo Spazio Concept (in zona
navigli di Milano per cui con una visibilità molto maggiore), è cambiato anche
il nostro modo di intendere queste serate: da semplici concerti musicali a veri
happening culturali dove è nostro obbligo anche quello di presentare una mostra
connessa alla proposta musicale per cui volevamo un nome che rendesse l'idea di
un qualcosa di mutevole, magari anche non troppo “rassicurante”,ma che fosse in cambiamento continuo. A mio
avviso, questo nome rende appieno l'idea di evento che avevamo e abbiamo in
mente: la gente che partecipa alle nostre serate non deve avere certezze,
vogliamo che scopra realtà nuove e che superi i pregiudizi legati a determinati
generi di “nicchia”. E devo dire che il nostro pubblico si sta dimostrando
davvero attento e curioso.
-Il tuo percorso musicale è passato dal metal all'industrial,
così come il mio. Vorrei sapere se hai trovato dei punti di contatto tra questi
due mondi e se secondo te esistono, e in che misura.
CP: In effetti per anni ho
ascoltato prima il Death poi il Black Metal per cui ho sempre cercato di
ascoltare generi di nicchia. Devo dire che, se musicalmente magari non c'era
tanta affinità, dal punto di vista dell'approccio e del mood, soprattutto con
le prime uscite metal, ci sono molte cose comuni. Purtroppo poi anche il Death
Metal o il Black sono diventati fenomeni da migliaia di album venduti per cui
hanno perso tutto quel fascino che potevano avere agli esordi. Io poi
personalmente sono cresciuto a “pane e Godflesh” per cui l'industrial, seppure
misto al metal, è sempre stato parte integrante dei miei ascolti. Una larga
fetta della cosiddetta musica industrial, specie quella più brutale e legata al
noise o alla musica concreta, non ha assolutamente nulla da invidiare alle cose
più estreme che abbia mai ascoltato nel Black metal.
-La musica che proponi è poco diffusa nelle nostre regioni,
come nella mia, in Abruzzo. La musica industriale potrebbe emergere allo stesso
modo in cui, ad esempio, è successo alla Dubstep? Oppure la vedi una
prospettiva remota?
CP: Innanzitutto bisogna
dire che, quando parliamo di Industrial, ci riferiamo a un calderone enorme che
comprende troppi sottogeneri. Industrial possono essere definiti, per esempio,
sia i Brighter Death Now che Roger Rotor che fanno musica non paragonabile l'una
con l'altra. Diciamo che, visto che finora abbiamo proposto un certo genere di
industrial che va dal rhythm all'Idm, intendiamo quello, quando parliamo di
questo genere e della possibilità di ottenere una maggiore visibilità. Premesso
questo, ovviamente sarei contento se un numero maggiore di persone iniziasse ad
ascoltarlo però questo è un genere di nicchia e come tale deve rimanere. La
Dubstep ha iniziato partendo dall'underground per poi diventare di moda ora e
la cosa l'ha sicuramente spersonalizzata. Dietro al cuore freddo delle macchine
che compongono ciò che ascolto invece si intravedono chiaramente delle persone
che creano musica con enorme passione e senza l'assillo di dover per forza
piacere o vendere...la differenza è davvero abissale. Il fatto che non ci sia
un guadagno effettivo e che non girino molti soldi rende il tutto sicuramente
più interessante, perché chi suona lo fa solo per il piacere di fare musica ed
è così che io intendo il music business.
-All'interno del tuo ultimo evento hai ospitato una
performance. Qual'è il tuo approccio nei confronti della musica delle origini?
Cosa ti ha spinto a farlo? Si tratta di ripristinare la dimensione della prima
musica industriale come connubio di musica e performance?
CP: Finalmente, con
l'ultimo evento, siamo riusciti a proporre la prima performance live. Venendo
dal metal, logicamente, quando mi sono approcciato alla musica industrial, l'ho
fatto iniziando ad ascoltare gruppi più recenti, andando poi a documentarmi
sulle origini del genere (ThrobbingGristle, Spk, Whitehouse) e restando assolutamente affascinato dalla
dimensione performativa con cui queste band esprimevano il loro disagio
musicale. L'intenzione mia e di tutti coloro che organizzano queste serate è
quella di esplorare tutti i sottogeneri dell'Industrial, proponendo in futuro
anche gruppi che fondono insieme musica ed esibizione live. Era da tanto tempo
che ci pensavamo ma poi, forse anche per i limitati mezzi economici che abbiamo,
avevamo sempre accantonato l'idea ripromettendoci di metterla in atto prima o
poi. Il 16 (febbraio), quando abbiamo acceso le luci e la campana ha iniziato a
suonare (l'inizio dello spettacolo),ero
un pochino preoccupato forse per il fatto che era la prima volta e non sapevo
come avrebbe reagito l'audience: ma visti i riscontri decisamente positivi,
sarà una di quelle cose che, budget permettendo, ripeteremo sicuramente.
-Mi sembra di capire che sei un appassionato di label come la
Ant-zen, la Hands e la Tympanik audio. Hai infatti ospitato artisti di calibro internazionale
come Synapscape, Imminent, Dirk Geiger, e ti stai apprestando a portare
Winterkalte. Quale ruolo pensi che questi artisti, e in generale il genere del
rhythmic noise, abbia all'interno della musica industriale?
CP: La Ant-Zen è stata in
assoluto la prima etichetta che ho conosciuto relativa a questo tipo di
sonorità. Sicuramente il peso che ha avuto (e con lei, anche le altre etichette
che l'hanno poi seguita sugli stessi passi) all'interno del genere è stato
davvero grosso anche perché ha espatriato un nuovo tipo di musica e l'ha resa
più facilmente fruibile. Partendo dal discorso iniziato da gruppi come Klinik o
Front 242, queste etichette hanno cercato di sviluppare un nuovo genere musicale
che mescolasse la durezza di certe sonorità industrial con la ritmicità della
techno music, arrivando a creare un vero Ant-Zen o Hands style riconoscibile
nella maggior parte delle loro produzioni. É incredibile vedere come questo
genere sia adesso amato da un'audience piuttosto eterogenea: sia da chi
precedentemente ascoltava goth music, che da chi (come il sottoscritto) invece
ascoltava metal estremo, che anche da chi invece proveniva dalla scena rave.
-Cosa ne pensi della scena dei club, intendendo con questo la
musica che viene proposta, la gente che li frequenta e l'atmosfera che vi si
respira? E cosa pensi invece della dimensione live dell'artista che suona come
in un concerto?
CP: Io sono stato un
assiduo frequentatore di club per cui credo di poter avere voce in capitolo: ad
essere davvero onesti la situazione dei club goth o comunque alternativi a
Milano non è, a mio avviso, delle più rosee. Questo perché purtroppo la musica
che viene suonata non è cambiata molto da 20 anni a questa parte, non c'è
freschezza, i dj (che dovrebbero essere coloro che accanto ai grandi classici,
fanno scoprire anche nuovi gruppi), un po' per comodità forse e sicuramente
anche molto perché costretti a riempire le piste da ballo, mettono sempre le
solite canzoni senza quindi avere o dare la possibilità di crescere
musicalmente. É da 2/3 anni che non giro più per locali proprio perché ormai
ero annoiato e deluso da ciò che mi veniva fatto sentire. Proprio per questo
noi diamo estrema libertà di espressione ai dj che vengono a suonare alle
nostre serate perché capiamo la frustrazione di alcuni di loro quando erano
costretti a mettere per l'ennesima volta il solito pezzo del solito gruppo
solamente perché il dancefloor si stava spopolando. Mi auguro che chiunque
venga alle serate di Alterazioni Sonore o sia venuto in precedenza per Dark
Industrial abbia apprezzato lo sforzo.
Provo una grandissima
gioia quando vedo, nei commenti post evento, che qualcuno ringrazia questo o
quel dj per avergli fatto scoprire un nuovo gruppo che prima non conosceva: per
me questo è un successo enorme. La dimensione live poi é tutta un'altra cosa:
alla faccia di chi dice che si tratta di musica pre registrata e non suonata
dal vivo, a me personalmente dà un'energia incredibile. Sarebbe bello avere anche
un impianto luci di buon livello: sono sicuro che gli show migliorerebbero
ancora di più unendo, alla forza della musica, l'impatto visivo. Se mai
qualcuno fosse stato a qualche festival importante tipo Maschinenfest, sa
benissimo di cosa parlo. Se avessimo la possibilità di disporre di attrezzature
consone, potremmo far fare un grossissimo salto di qualità ai nostri spettacoli.
-Negli ultimi anni abbiamo assistito al boom della musica
definita come "indie", che è una scena sempre più apprezzata e seguita da un
numero sempre crescente di persone. Quello che però colpisce è che la musica
elettronica / industriale indipendente non viene considerata nè spinta nelle
riviste. Perchè non c'è interesse verso queste sonorità? Qual'è il tuo
pensiero?
CP: Io credo che questo
“disinteresse” sia dovuto innanzitutto alla non conoscenza della materia. Ciò
di cui stiamo parlando è una scena davvero piccola per cui, per poter ascoltare
determinate cose, bisognerebbe davvero andarsele a cercare. Io stesso ho
scoperto questo genere solo per curiosità: dopo aver letto un paio di
recensioni di gruppi della Ant-Zen (su una qualche fanzine gotica), ho provato
a fare un ordine presso di loro “a scatola chiusa”, scoprendo poi tutto un
mondo , a me prima sconosciuto, che ho amato da subito alla follia. Manca la
voglia di rischiare: molti dei gruppi indie di cui tu parli, non fanno nulla di
veramente innovativo, rimescolano semplicemente le lezioni imparate
precedentemente o quelli che sono i loro gusti musicali. In realtà bisogna
ammettere che qualcuno nel genere che ascolto ce l'ha fatta a conquistare
palcoscenici importanti: se vedi l'esempio di gruppi come Einsturzende
Neubauten: loro , pur partendo dall'underground più alternativo, sono riusciti
a farsi conoscere dal “grande” pubblico indie arrivando a vendere un numero
importante di copie dei loro vari album.
-Pensi in futuro di organizzare un evento nel sud Italia per
promuovere questa musica nel nostro territorio? Pensi che questo sarebbe
possibile?
CP: Sto iniziando ad avere alcune proposte per poter fare anche
delle serate in altre città. Devo dire che la cosa mi stuzzica parecchio ma non
credo che sarà onestamente possibile. Primo perché quello che faccio resta
comunque fondamentalmente un divertimento e una passione, non un vero e proprio
lavoro. Già così sto iniziando a vedere che, per poter fare tutto al meglio,
devo impegnarmi strenuamente, per cui ho paura che non sarà possibile
organizzare anche altrove una cosa del genere. Sarebbe bello ma, come ti ho
detto in precedenza, ciò che “guadagniamo” con i nostri eventi va di solito a
ripagare tutte le spese che abbiamo sostenuto, per cui preferisco di gran lunga
che questa cosa resti come un hobby (se possiamo chiamarlo così) piuttosto che
diventi una vera e propria professione.
-Qual'è il prossimo appuntamento firmato "Alterazioni
sonore"? Cosa hai in serbo?
CP: Come ho già annunciato
sul nostro gruppo (in-dust collektive) il nostro prossimo appuntamento sarà il
20 aprile quando avremo l'onore di poter presentare, per la prima volta in
Italia, i grandissimi Winterkalte: per chi ancora non li conoscesse, sono il
gruppo di cui fa parte anche Udo Weissmann ovvero il mastermind dietro
l'etichetta Hands Production. Di supporto a loro, come al solito, ho voluto
dare spazio anche a realtà italiane magari piccole ma di grande livello
artistico: avremo Hyena (già nostro dj) che ha appena fatto uscire un cd per la
Dark Industry (Atrabile), e poi avremo Giorgio Ricci, membro dei ben più noti
First Black Pope,che ci proporrà uno
dei suoi progetti: Templezone. La mia intenzione (condivisa da tutti coloro che
fanno parte di questo progetto) è fermamente quella di riuscire a portare
qualche nome famoso della scena industriale, dando comunque spazio anche a
quelle che sono le realtà italiane che spesso hanno tantissime difficoltà a
proporsi live. Il nostro scopo è e sempre sarà quello di proporre musica di
qualità, non cercheremo mai di ingraziarci il grande pubblico con scelte
semplici; la volontà è quella di andare a scovare, nei meandri di generi
musicali sconosciuti, band di grande talento e di dare loro lo spazio che si
meritano, offrendo anche al nostro pubblico l'opportunità di conoscere e
scoprire gruppi nuovi.
-Ti ringrazio per il tempo che hai concesso e ti saluto.
Mutevoli e sinistri, come insetti velenosi che masticano viscere e incidono roccia, i Bachi da pietra sono tornati con il loro quinto album: una miscela di hard rock, metal, tracce di blues. Una bella svolta rispetto a quello a cui ci avevano abituato, e un eccellente argomento su cui scambiare due chiacchiere. Buona lettura!
-Quintale è un album decisamente hard rock, un genere piuttosto diverso dai vostri precedenti lavori. Come mai questa svolta?
-GIOVANNI SUCCI: Ci ha detto Giulio Ragno Favero che così si guadagna un casino. Essendo musicisti di ricerca, ricercavamo un modo per tirare a campare e da quarantenni volevamo fare il disco di liscio che avevamo in mente per lanciarci nel mondo delle balere. Si suona quattro giorni su sette in playback a compensi incredibili, ti fai un giro di SIAE da stipendio e tutte quelle signore ancora piacenti che te la danno. Certo, ti tocca sorridere sempre. Ma siamo professionisti dello spettacolo mica per niente. Comunque Ragno Favero si è opposto di brutto, non ne ha voluto sapere e ci ha imposto lui tutta la linea. Non mi voglio sputtanare con voi ha detto. Siccome ha il cognome da insetto gli abbiamo detto OK, ma allora fai tutto tu. Noi siamo musicisti d'avanguardia, non sappiamo nemmeno da che parte cominciare con questo genere rock. Lui stava litigando al telefono con la fidanzata, credo non abbia capito. Poi ha dimostrato autocontrollo, ci ha acceso la Playstation e si è chiuso in bagno. Dorella mi batte a qualsiasi gioco. Nel giro di tre giorni Favero ha scritto i pezzi, molti da buttare, e quelli decenti si è sbattuto a farci vedere come andavano fatti. Ci faceva un po' tenerezza, non sembra ma siamo sensibili. Gliele abbiamo date tutte vinte con il cuore, focalizzando i profitti. Abbiamo salvato il salvabile col computer. Le mie parti credo in realtà le abbia prese da un tutorial di GuitarHero. Il disco non ci piace e non rispecchia la nostra poliedrica sensibilità di raffinati musicisti e la nostra profumata ed intensa profondità umana. Ma Giulio è stato un amico, ci pagherà molto... A questo giro va bene così.
-C'è stato qualche gruppo che vi ha particolarmente influenzato nel vostro percorso verso differenti sonorità?
-G.S. Abbiamo seguito pedissequamente la moda del revival degli anni Ottanta. Quando il nostro agente discografico ci ha chiamati dai Caraibi per avvisarci che finalmente era arrivato anche il turno del revival anni Ottanta, io non stavo più nella pelle. Amo la musica anni Ottanta, tutte quelle sonorità, quell'estetica, rappresentano l'età della mia spensierata adolescenza. Metallica, Slayer, Venom... La mia spensierata e variopinta innocenza. Che bello riviverli bollito alla mia età.
-Che cosa ascoltano i Bachi da pietra?
-G.S.: Oggi siamo musicisti molto raffinati e selettivi negli ascolti. Il nostro minimalismo ci impone l'ascolto di un solo disco alla volta ogni trent'anni. Bruno Dorella sta ascoltando solo ed esclusivamente Boy degli U2. Io sto ascoltando solo ed esclusivamente la colonna sonora di Grease. È un concept. Doppio. Richiede attenzione.
-Rispettivamente l'uscita discografica migliore e peggiore di questo 2012 appena concluso.
-G.S. Peggiore la nostra, anche se in realtà è uscita nel 2013 ma non è il caso di fare i pignoli. Almeno un primato nella vita ce lo vogliamo prendere? Scherzo, non siamo nemmeno i peggiori. Nei fatti noi siamo gli oscuri nessuno, esistiamo (forse) in una insignificante provincia in declino ai margini di un impero immenso e non siamo degni di menzione neanche nel peggio.
-Avete già un mucchio di date in programma. Cosa vi aspettate da questo nuovo ciclo?
-G.S. Ci aspettiamo un sacco di gente e un sacco di soldi. Favero ce li ha promessi. Se no torniamo al progetto del liscio. Chiedendogli comunque i danni, è chiaro.
-Domanda per Bruno: come mai un set così particolare?
-BRUNO DORELLA: La scelta risale al 1997, quando entrai a far parte dei Wolfango senza saper veramente suonare la batteria. Notai che suonando in piedi riuscivo a dare molta più energia, e che limitare il set mi aguzzava l'ingegno. Negli anni ho molto sviluppato la tecnica legata a questo specifico set senza cassa, e tra Bachi ed OvO (i due gruppi in cui lo utilizzo) mi sembra di essere giunto ad un livello veramente personale e credo anche interessante. Infatti non mi capacito del fatto che Drum Club non mi abbia dedicato una monografia...
-Preferite il live o lo studio?
-G.S. Sono come la mela e la banana, lo yin (/jin/) e yang (/jang/), come Lisa e Bart, Maroni e Bossi... Sono luce ed ombra, farfalla angelico e verme immondo, un cherubo caduto dannato a errar sul mondo o un demone che sale affaticando l'ale e riede a dio fedel.
-Ancora una volta la scrittura è alla base del progetto dei Bachi. Parlateci dei testi di Quintale.
-G.S. Nei testi di Quintale c'è un sacco di gente e un sacco di storie, tempi verbali elementari e parole facili, colloquiali. Credo che si capisce tutto. Comunque si parla di temi scottanti per la società e l'individuo contemporaneo sui quali tutti voi dovreste riflettere a fondo per arrivare a dare la colpa a qualcun altro: di solito il discorso della rockstar è questo, giusto? Poi si parla di eroi del nostro tempo, ad esempio si parla di uno che mi doveva dei soldi e poi non me li ha dati e questo è stato veramente brutto per la società; poi mi ha pure mandato un libro con dentro dei suoi versi ridicoli, una sua foto e cenni biografici imbarazzanti e questo è stato ancora peggio. Con questo testo ad esempio, essendo una rockstar, voglio far riflettere, a lungo e a fondo, sulle piaghe del nostro tempo che affliggono tutta la precarietà globale di cui le banche e i poteri forti senza lavoro che qualcuno dovrebbe fare una legge e imporre più tasse sulle ingiustizie che non passate mai le canne, tutti voi, soprattutto voi, che lasciaste che questo accadeva. Con che coraggio vi fate la doccia. Perché?
-L'ultima traccia, Baratto, tratta di pirateria digitale. Che ne pensate dell'odierna situazione della discografia italiana e non? La vostra è una provocazione o una presa di posizione ben precisa?
-G.S. Non è una “critica alla pirateria musicale” e nemmeno provocazione. La nostra è una proposta seria e speriamo chiara. Diciamo: ok, ti scarichi la musica che facciamo, giusto o no, non possiamo impedirlo. Un dato di fatto. Almeno dacci qualcosa in cambio di quello che fai tu. Cosa fai... l'elettricista, il fotografo, il video maker, il saldatore, il muratore, il barista, il cuoco, accessori auto, il contabile? Va bene! La nostra musica ti piace? Anche a me piace avere un ingresso gratis in un massaggio cinese. Resterebbe da dire che se alla fine dico “non mi è piaciuto” me lo fanno pagare lo stesso, ma chiudiamo un occhio su questo aspetto, non andiamo troppo per il sottile.
Quello che ci teniamo a dire è che alcuni spiriti illuminati hanno già raccolto il messaggio e li ringraziamo di cuore: abbiamo un tagliando dal meccanico pagato a Latina. Una fornitura di frutta e verdura a La Spezia. Una pizza e una birra Da Gianni per tre persone a Viarigi (ci ha detto nominate il locale) e anche un idraulico che quando ci serve, per piccole cose, lui c'è. Pensa che fico: viaggiare per concerti e trovare a ogni tappa qualcuno che ti dice: ...ehi, ho scaricato i vostri dischi, vi va un'impepata di cozze? Un sogno! (Se non sono avvelenate).
-Che consiglio dareste ad una giovane band in procinto di gettarsi nel mondo della musica indipendente?
-G.S. Non stare a gettarti che ci sei già. Il mondo è cambiato, fatevene una ragioen. Da che mondo è mondo fa di questi scherzi. Quindi dimenticate cose come le case discografiche e i contratti... Se fai musica oggi, sei già indipendente, a qualsiasi livello. Vuoi protestare per questo? Vai a lagnarti in piazza e grida che vuoi indietro il passato, è lo sport nazionale, piacerai alla gente che piace. Qualcuno giura che te lo ridanno indietro con tante scuse. Oppure. Inventati qualcosa, muovi il culo. Ami la musica? Dimostralo: sacrificati per la musica come la gente si sacrifica per quello che vuole e che ama. Hai tempo come tutti una vita, senza supplementari. Facci vedere se era sul serio. Vieni a spendere soldi (...e ingegnati perché ne servono) tempo e salute per fare da scimmia a chi ti guarda in poltrona. Vieni a battere sul tuo chiodo che novantanove su cento non vuole nessuno, se ne hai uno tuo. Se ti piace te ne fotti e lo fai. Male che vada ti sarai divertito. Noi lo facciamo da più di vent'anni e siamo in perdita secca su tutta la linea. Ma non faremmo altro nella vita.
-Ok, le sevizie sono finite. Andate in pace e grazie.
-G.S.Grazie a te, gogna graziosa. Ai tuoi piedi quando vuoi.
leggi qui la recensione di Quintale Ascolta su Rockit lo streaming integrale di Quintale
Bad Panda Records è una etichetta do it yourself, la sua particolarità è il rilascio di singoli o eps ogni lunedi in download gratuito sotto licenze Creative Commons. In questi anni di forti cambiamenti nel mondo della distribuzione musicale è riuscita a stimolare molto le persone riuscendo con successo a far ascoltare, scaricare, condividere musica on-line. Bad Panda è una delle migliori netlabel a rappresentare l'Italia, con le sue uscite provenienti da ogni angolo del mondo. Dopo la release n°168 abbiamo pensato che fosse arrivato il momento d'intervistare Claudio Gallo, il fondatore dell'etichetta.
Da diversi anni le tue releases sono un appuntamento fisso
settimanale. Come mai rilasci musica proprio di lunedi?
Perché
il lunedì non si dimentica mai così facilmente...
Invece
qual'è il momento della settimana che dedichi alla preparazione di
tutto il materiale da diffondere?
Dipende,
a volte il giorno prima, a volte al momento.
Sei
il solo a portare avanti tutta la baracca? Quanta fatica ti costa?
Ci
sono degli amici che hanno aiutato (ad es. mia cugina spedisce pacchi
dagli USA per le americhe, un mio amico ha aiutato a fare lo stencil,
un altro mi aiutava ad ascoltare tutte le email di submission, altri
supportavano un pò a diffondere l'idea, etc). Tutto il resto è
responsabilità mia. Fatica non direi, è un divertimento e una
passione.
Per
alcuni degli artisti che sono usciti per Bad Panda ti sei occupato
anche del booking?
Per
un periodo, in maniera abbastanza amatoriale, ovviamente è
preferibile che ci sia un'agenzia di booking a supporto.
Il
problema degli artisti che escono per le netlabel è proprio quello
di non riuscire a procurarsi serate dal vivo, come ti trovi davanti a
questo problema? … ad esempio mi ha colpito molto vedere i Civil Civic dal vivo in Italia. Prima dell'uscita per Bad Panda erano dei
perfetti sconosciuti. Ho potuto constatare grazie all'Indie Rocket
Festival 2011 che sono una bomba dal vivo.
Credo
che tutto dipenda dal seguito che una band ha. Ci sono casi di band
senza neanche un album stampato, solo con mixtape, remix o mashup in
free download e con moltissime date in diversi paesi.
Alcuni
giorni fa ho scoperto Detour di Songkick proprio grazie a te. Uno
degli artisti che sta sfruttando maggiormente questo sistema di
crowdfunding per i concerti è Andrew Bird, solo che lui è un
artista già affermato, come la vedi per gli artisti meno conosciuti?
Penso
che Detour potrebbe essere davvero rivoluzionario nel mondo dei
concerti. Per ora hanno testato il terreno con Andrew Bird, Hot
Chip, Tycho e hanno appena lanciato una beta per Londra dove le
persone votano gli artisti che vorrebbero vedere e ognuno ha la
possibilità di andare a suonare a Londra se dimostra di avere
abbastanza seguito. Fare di questa beta un modello di business è una
sfida visionaria.
Quante
e-mail ricevi da parte di artisti che ti chiedono di uscire per la
tua label?
Circa
400 al mese, sto cercando di non fallire alla promessa di ascoltare
ogni singola email ma ho già fallito nell'intento di rispondere a
tutti :(
Quant'è importante la presenza di BadPanda sui Social Network:
Facebook e Twitter in particolare? Secondo te le netlabels più
conosciute se non fossero raggiungibili dai Social Network avrebbero
lo stesso successo?
Non
punterei il focus sui social network ma piuttosto sull'essere
raggiungibile tramite dei canali adatti ed in linea con il progetto.
Potrebbe essere il proprio sito internet, una newsletter o un negozio
di dischi.
Invece
quale piattaforma preferisci tra SoundCloud e Bandcamp? Quale delle
due è più remunerativa, riguardo le uscite che hai fatto a
pagamento?
La
risposta è: tutte e due. Soundcloud è un gigante per la
condivisione, la promozione e l'ascolto ed è destinata a crescere
sempre di più. Bandcamp è un ottimo strumento di selling diretto
per bypassare itunes e che si sta attrezzando ad essere più un tool
di discovery. Vicino a Bandcamp ci metterei official.fm che ha appena
iniziato a competere con Bandcamp offrendo condizioni ancora più
vantaggiose.
Che rapporto hai invece con YouTube?
Credo
sia importante avere i brani in streaming lì, anche se spesso
qualche fan mi risparmia il lavoro dell'upload.
Quanto
è importante per te che un gruppo nel momento dell'uscita di un
album abbia un videoclip ben prodotto, in rotazione nei blog e
webzine?
Onestamente
penso sia molto importante a livello artistico veicolare i suoni
attraverso la forma visiva, credo che uno sia il completamento
dell'altro. A livello promozionale, uno stream di soundcloud o uno
stream di youtube con un artwork sono praticamente equivalenti.
Il web è uno strumento che è riuscito ad abbattere molte barriere
tra le varie nazioni nel mondo. Anche se i casi di censura di Cina,
Iran, Siria, Vietnam fanno ancora molto discutere, a tal proposito,
cosa ne pensi della situazione italiana e dell'uso che se ne fa della
rete?
Penso
che i vecchi media hanno un grande interesse a banalizzare l'utilità,
l'importanza e le potenzialità della rete. Nel nostro paese ci
stanno riuscendo benissimo. Ci parli dell'ultima uscita su Bad Panda Records? Holobody sono Luke Loseth (aka felix green) e Charlotte Luseth (sea oleena). Vengono dal Canada e sono molto bravi.
Tu
che sei in contatto con moltissimi artisti esteri, che opinione hanno
nei nostri riguardi? In particolar modo mi piacerebbe sapere se ci
considerano indietro tecnologicamente rispetto a loro...
Pensano
che la storia ci appartiene. Il futuro invece è altrove,
purtroppo.
Dov'è
collocato esattamente il futuro?
Domanda
difficile, visti i problemi della nostra era. Potrebbe essere su un
altro mondo, come tristemente canta Antony.
Non
vedo come possa guardare al futuro un paese dove la raccomandazione,
la corruzione, l'inciviltà, il conformismo, l'ipocrisia, il
pressapochismo, una bassa attenzione alla cultura e all'arte regnano
sovrane.
Se ti chiedessi di usare un solo aggettivo per descrivere la SIAE
quale useresti?
Divertente.
Ultima domanda, quella di rito. Qual'è il disco che ti ha stordito
di più ultimamente? La
reissue di The Disintegration Loopsdi
William Basinski
I Nient’altro Che Macerie sono in tre e vengono dalla provincia di Milano. Suonare per prendere aria, suonare ed urlare sentimenti talmente personali da diventare quasi universali. Urlare per prendere coscienza delle condizioni casuali che accompagnano i fatti e ne determinano la natura.
-Avete un nome piuttosto interessante ed in pieno stile con la musica che suonate (emo punk, screamo, chiamatelo come volete). Mi sembra un genere piuttosto gettonato ultimamente, e direi sia un mezzo d' espressione perfetto dell'incazzatura, dei conflitti interiori e la cieca confusione dei ragazzi di oggi. Da dove vengono tutti questi sentimenti? Cos'è che vi fa arrabbiare tanto?
Simone: Si diciamo che facciamo un genere ormai molto gettonato, fin troppo inflazionato ma a noi fondamentalmente freca poco. Il nome e' nato quasi per caso da Teo (il nostro batterista) nella sala prove dove tuttora proviamo. All'inizio avevamo preso un'altra strada che non mi metto qui a raccontare… lasciata dopo pochissimi mesi, ci siamo resi conto che veniva un po' meglio quello che stiamo facendo ora.
Credo che i sentimenti di cui parli li abbiano tutti visto che viviamo nello stesso mondo, in questo schifo partendo da noi stessi, società, cultura ecc.. TUTTO (da parte mia). Mi fanno tanta rabbia le parole, i problemi, i lamenti e i discorsi inutili che facciamo tutti i giorni, quando basterebbe aprire un attimo gli occhi starsene zitti e rendersi conto che il problema siamo noi in tutto e di più.
Scarde: La gente di MERDA.
Teo: Umanamente parlando vengono da quello che hai intorno da quello che non vorremmo essere.
-Breve spazio biografia: da dove venite, come vi siete formati e com'è nato Circostanze ?
Simone: Veniamo tutti e tre da Cornaredo, un paese di 25.000 abitanti in provincia di Milano. Io e Andre ci conosciamo da sempre, tutti e due appassionati della stessa musica ci siamo detti perché non fare un gruppo? E tac abbiamo conosciuto Teo e dopo un mesetto ci siamo messi in sala prove . Circostanze è nato in 2/3 mesi. Stanchi di smadonnarci dietro ci siamo detti "ma vaffanculo andiamo a registrare in Mobsound e facciamo uscire questo ep e vediamo che si dice".
Scarde: Siamo tutte e tre cresciuti a Cornaredo, un paesino a pochi km da Milano. Io e Simo ci conosciamo praticamente da una vita, Teo l'abbiamo conosciuto con la nascita dei Macerie. Circostanze è nato senza sapere quello che volevamo fare realmente. Ci piacevano le canzoni e abbiamo deciso di andare a registrare. Non sapevamo nè i titoli delle canzoni nè il nome dell'album. E' nato tutto in studio.
Teo: Quoto Scarde.
-Tempo fa ho letto un libro molto carino (Rock in progress, di Daniele Coluzzi) in cui si parla molto dell'autoproduzione e di internet come strumento di promozione per la musica emergente. Voi che vi autoproducete, cosa ne pensate? Quanto credete sia importante avere un'etichetta alle spalle?
Simone: Secondo me autoprodursi è la cosa più' bella sopratutto all' inizio. Poi ci sono tante etichette valide...l'importante e' rimanere sempre sè stessi.
Scarde: Non c'è cosa migliore dell'autoproduzione. Fare quello che si vuole è molto importante per un gruppo emergente. Internet? FONDAMENTALE. Il free download? ESSENZIALE. Penso che non esista altro modo per farsi conoscere in questo periodo. Etichetta? ne ho sentito parlare...
Teo: L'autoproduzione credo sia davvero uno stile e uno stato mentale. Con internet poi è tutto veloce, immediato; sarebbe stupido non sfruttare a pieno le possibilità che il web offre. Resta comunque il fatto che in Italia esistono realtà ed etichette indipendenti molto valide.
-Quali sono i vostri gruppi di riferimento? Cosa vi piace e cosa non vi piace?
Simone: Abbiamo tutti dei gusti un po' diversi ma su tantissimi altri ci ritroviamo sempre. Io amo i The Van Pelt, Tv On The Radio, Notwist, Sigur Ròs, Verdena, Fine Before You Came, Kina, Raein e tantissimi altri. Odio tutti i gruppi di stronzi figli di papà che si mettono a fare le anime dannate perché' fa sempre figo.
Teo: I nostri compagnoni di salaprove Albedo. E poi Fine Before You Came, Il Buio, Raein, la lista è lunga. E poi personalmente tutti i gruppi americani che fanno i ghirighori con le chitarre.
-Parlando di concerti, spesso mi capita di sentire gruppi fantastici su cd, che però perdono tutto il loro fascino se ascoltati dal vivo. Allo stesso tempo penso che nell'era del free download, per molti artisti i concerti siano la fonte di guadagno maggiore. Voi cosa ne pensate? Come vi rapportate alla dimensione del live?
Simone: Penso che tutti i gruppi debbano essere il più' possibile realistici con loro stessi e ciò che fanno. I suoni che abbiamo nel disco sono gli stessi che usiamo in sala prove e nei concerti. La voce non e' minimamente ritoccata, infatti fa cagare. Secondo me un gruppo è quello che vedi nei live dove si guadagna un filo in più' e ci si diverte di più' quindi e' giusto riportare le stesse emozioni del disco durante i concerti.
Scarde: Penso che tu abbia ragione. Per adesso non ci siamo mai fatti troppe menate che riguardano la dimensione live. C'è una data? Bene..andiamo.
Teo: Si il live rappresenta una possibile fonte di guadagno notevole (l'unica?). Finora comunque abbiamo vissuto l'ambito live con molta tranquillità e spensieratezza.
-Il power trio può essere un'arma a doppio taglio: meno strumenti da portare, ok, ma anche un suono più scarno dal vivo. Perché questa scelta?
Simone: Abbiamo cercato in passato un'altro elemento ma senza trovare persone giuste e con gli stessi gusti, stesse idee ecc…quindi pochi ma buoni se si può' dire, con tutti i pro e i contro. Poi avere un chitarrista in più' che fa le stesse cose dell'altro come si vede in giro non ne vale la pena. Piuttosto il clavicembalo.
Scarde: Semplicemente ci troviamo bene così. Anche la composizione delle canzoni diventa molto più veloce. Giro di chitarra, basso, batteria e via.
Teo: Ci troviamo molto bene così e stop. E poi un elemento esterno credo riusciremmo a tollerarlo massimo un due o tre prove (e viceversa).
-Far parte di un gruppo è un po' come essere fratelli: si condividono tante esperienze, anche molto personali, e solitamente vi sono dei ruoli non si scritti ma puntualmente rispettati (dal fancazzista al frontman ispirato). Voi come siete "composti"? Come si svolge la genesi di una nuova canzone?
Simone: Io voglio essere il gay che prepara le coreografie per i live come fa Laura Pausini ma non riesco mai.
Scarde: Senza dubbio il fancazzista è Teo. Sisisi.(risata) La Genesi: Giro di chitarra, Simo ha sempre un testo nella borsa del basso, Teo picchia sul rullante e il pezzo prende forma.
Teo: Per semplificare le dinamiche; Batti è il papà, io sono la mamma, Scarde è il figlio difficile. (risata). La composizione dei pezzi è molto free; tendenzialmente gli input arrivano dalla chitarra.
-In questi giorni state diffondendo un nuovo brano: "Assolutamente necessario-praticamente indispensabile" (scaricalo qui). Si tratta dell'anticipazione di un nuovo album?
Simone: In realtà è solo un singolo che ci sentivamo di rilasciare. Siamo comunque in procinto di registrare roba nuova e carichi per l' album che verrà.
Scarde: Ebbene si. Nuovo album. Gennaio? Febbraio? Marzo? Non sappiamo ancora niente ma arriva presto.
Teo: Come presentazione del brano abbiamo allegato un breve scritto che credo spieghi molto bene come noi vediamo e viviamo questo pezzo.Stiamo lavorando su pezzi nuovi che, se tutto va per il meglio, dovrebbero vedere la luce nei primi mesi dell'anno prossimo. Siamo ancora in alto mare? Bah, chissà.
Michele Camorani, batterista di La Quiete e Raein, dietro il moniker HAVAH, giunge alla seconda prova (demo a parte), la prima in italiano: Settimana (leggi qui la nostra recensione). Sette tracce che più low-fi non si può, registrate in casa e dettate da esigenze del tutto personali coerentemente all'etica DIY. Una traccia per ogni giorno, la passione per la new wave e la poesia del quotidiano che nella sua semplicità si fa largo nel nostro immaginario urbano.
-Da quali esigenze nasce HAVAH, progetto alquanto lontano da quelli nei quali ti è solito pestare e sudare.
Michele Camorani: La new wave è il genere musicale che ascolto da più tempo con costanza, ho sempre avuto voglia di fare cose con queste sonorità, e penso che si sentano anche influenze di questo tipo negli altri miei gruppi. A questo genere è legata una certa semplicità che è una chiave fondamentale se si decide di registrarsi da soli con mezzi tutt'altro che professionali. fare tutto da soli è piuttosto una goduria.
-I testi di Settimana sono stati scritti assieme a Jacopo (Lietti dei Fine Before You Came - Verme). Perchè un concept sulla Settimana ?
MC: Due anni fa appena uscì la seconda cassetta dei Verme scrissi un messaggio a Jacopo per dirgli che i testi mi avevan molto divertito e che era ora di far qualcosa insieme modello Battisti - Mogol de noantri. Nel giro di due giorni mi manda un testo che si chiama "Sabato" e uno "Venerdi". In due giorni gli rimando le canzoni fatte e finite dicendogli che ce ne mancavano cinque e il gioco era fatto. "Ah facciamo la settimana?". "Si dai". Quindi completamente a caso.
Poi in realtà le cose non sono andate così velocemente, un po' perchè non ancora usciva "Adriatic Sea" (L'album precedente) un po 'perche Jacopo ha avuto il blocco dello scrittore ed io per partorire testi che non mi schifino alla seconda lettura sono molto lento. La musica c'era praticamente già tutta due anni fa.
-Passami l'espressione: "oggi i dischi escono su facebook" Il fatto che i social aiutino la promozione e la circolazione di un'opera può essere un punto di forza per l'etica DIY o è un fenomeno negativo in quanto potrebbe rendersi vetrina di veri e propri fenomeni che poco hanno a che fare con la musica ?
MC: Oggi funziona così, nel bene e nel male. Fb ha un potere sconvolgente per la diffusione. Quando l'anno scorso uscì "Sulla linea..." dei Raein in pochissime ore ci furono centinaia di condivisioni ed il disco venne promosso a macchia d'olio, dagli amici e da tutte le persone a cui stava piacendo. Dal basso. E questo è una figata, non c'è più bisogno di altro da questo punto di vista se ci pensi. La cosa che non soddisfa è la velocità con cui questo avviene. La fruizione è sempre più breve, ma non ho neanche mai pensato che con la musica si possa "lasciare un segno" solo attraverso internet.
-Visto che li hai nominati...Piccolo volo pindarico. Mi svesto dai panni dell'intervistatore e indosso quelli del fan. Ma quanto spacca l'ultimo disco dei Raein ?
MC: Grazie. Ne siamo piuttosto orgogliosi anche noi.
-Distro, banchetti, free press, morte e distruzione. La musica ai tempi "di quando internet non c'era". Provi nostalgia per il passato?
MC: Evito di descrivere il perchè. Sì, provo tantissima nostalgia, che già mi sento abbastanza vecchio così. Penso sia naturale per chiunque a 30 anni provar nostalgia per quando se ne aveva 16. Peró un'attacco di "saudade" mi ha colto proprio poco tempo fa quando ho spostato da un'armadio uno scatolone pieno di lettere scritte a mano e fanze. Un sacco di carta. Ho come la percezione che una volta fossero tutti meno stronzi.
-Alcuni hanno accostato Settimana alla new wave italiana degli anni ' 80 e sopratutto ai Diaframma. E' forse il giusto immaginario celato dietro l'ultima prova di HAVAH o è solo un'impressione ? MC: Piuttosto azzeccato visto che Siberia è il mio disco italiano preferito del genere. Peró chiaramente gli intenti sono differenti, d'altro canto stiamo parlando di epoche ben lontane. Peró anche se il mio background è un altro quando leggo paragoni a Fiumani nelle recensioni ne sono piuttosto lusingato. Rimango invece alquanto sconvolto se compare il nome di Manuel Agnelli in un articolo che parla di HAVAH (è capitato) e penso o di star sbagliando tutto io o che chi ha il disco per le mani non lo ha ben capito.
- Ricollegandoci ai dischi che escono su facebook: Il free download. E' il metodo giusto per raggiungere una fetta sempre più grande di pubblico nonchè uno stimolo a creare supporti fisici raffinati e di gran qualità rendendo in tutto e per tutto il cd, il vinile o la musicassetta un feticcio di tutto rispetto che il fan acquista e custodisce gelosamente. Ti trovi d'accordo con questo? Pensi che sia la giusta direzione per la musica indipendente ? MC: Beh sì, è chiaramente così. Più che giusta direzione direi che è l'unica.
- Musicalmente parlando in cosa ti cimenterai nel prossimo futuro? (sempre che i Maya non vengano a prenderci)
MC: Con HAVAH ho in ballo un sacco di pezzi nuovi, sto anche iniziando a fare collaborazioni con gente d'oltreoceano. I Raein faranno uscire uno split con Ampere ed uno con Loma Prieta entro gennaio. I La Quiete stanno lavorando ad un disco nuovo da un sacco, ma tra i drammi di vita e distanze i tempi sono strazianti. Io sarei per registrare intanto queste 6 canzoni che abbiamo prima di dimenticarcele. E poi torneró a brevissimo in studio con un altro gruppo rimasto in stand by qualche anno, gli Scena.
- Lasciaci con una canzone hardcore che secondo te riassuma in tutto e per tutto il verbo "stordire".
Daft Punk - Random access memories (Recensione)
-
*Siamo umani, dopotutto*. Questo *statement* racchiudeva in sè quello che
sarebbe successo otto anni dopo, ma d’altronde allora nessuno li prese
veramente...