mercoledì 2 aprile 2014

Intervista ai Nadar Solo

Dopo l'ultimo disco "Diversamente, Come?", e dopo un tour in giro per lo stivale che li ha portati a pubblicare il loro primo lavoro dal vivo, abbiamo intervistato I Nadàr Solo. In particolare ci siamo trovati con Matteo De Simone, che ha risposto a tutti i nostri quesiti notturni, con gli occhi e il cuore di chi la musica la vive davvero con un istinto di irrefrenabile passione, o come una cura infallibile per combattere l'insonnia dei tempi moderni.

I Nadar Solo, una delle band più interessanti del nostro panorama, usciti da poco con l' ultimo album " DIversamente, come?". Che significa essere diversi oggi per  voi, per le band che vivono un pò nell'ombra della nostra scena musicale?

Sinceramente essere diversi non è mai stato un obiettivo per noi perché non è il presupposto su cui impostare un progetto, semmai è la conseguenza di un modo di vivere e lavorare. Piuttosto cerchiamo di seguire il nostro gusto, le nostre inclinazioni, di raccontare a modo nostro e meglio che ci riesce le cose che ci stanno a cuore. Il titolo dell'album riassume il sentimento che lo attraversa, in fondo è un disco sul disorientamento.

Siete sempre stata una band molto attiva nei live, quali sono le atmosfere e le location nelle quali preferite esibirvi per far rendere al meglio la vostra musica?

L'obiettivo, quando abbiamo iniziato era quello di imparare a suonare bene ovunque, dal baretto di provincia al grande palco. Forse ci siamo riusciti, ma più probabilmente dobbiamo macinare ancora tanti palchi e tanti chilometri. Però in fondo quel che abbiamo capito è che si suona bene dove c'è una bella accoglienza, persone cordiali, magari entusiaste, facce felici di vederti quando arrivi. Se il clima è positivo, il concerto riesce bene nel baretto, come nel grande festival e tutti sono felici.

Tra le band che affollano lo stivale, per il tipo di musica che proponete, è chiara una certa attenzione riservata ai testi. E' una scelta programmata, oppure è stato un creare spontaneo da parte dell'autore?

Noi non abbiamo mai programmato nulla con grande consapevolezza. Penso che il tutto sia nato seguendo le nostre spontanee inclinazioni. Poi certo, una volta fissati dei modi e delle caratteristiche, è difficile che di punto in bianco si decida di fare un disco strumentale o di cantare sole cuore amore. Mai dire mai, comunque...

Nell'ultimo disco avete lavorato anche con Il Teatro Degli Orrori, e " Il Vento" è uno dei pezzi sicuramente migliori probabilmente della vostra carriera. Com'è stato collaborare con Capovilla e soci?

Molto piacevole e anche gratificante, lavoravamo con loro essendone al tempo stesso colleghi e fan. Contrariamente a quanto qualcuno potrebbe pensare il TDO è composto di persone umili, disponibili, entusiaste ed estremamente corrette. Con il loro contributo la canzone è cresciuta ed è stato un procedimento emozionante.

Tornando al tema dei testi, spesso può sembrare che in molti pezzi sia presente una sorta di autobiografismo, come anche in pezzi meno recenti come " Sette anni" o " NoveNovembre". Mi sbaglio?

Lo è stato sicuramente per “Diversamente, come?” ma si, anche nei pezzi che hai citato tu, anche se in maniera meno evidente e forse anche meno consapevole. Comunque credo che sia praticamente impossibile per chi scrive prescindere dalla propria biografia. Anzi, anche quando si sta raccontando cose apparentemente lontane, penso che siano gli elementi  pescati dalle proprie esperienze personali a rendere un testo credibile.

Rimanendo sulla scia, credo che i Nadar Solo, oltre a proporre un'ottimo sound, possano essere considerati anche molto comunicativi come già detto. Ci sono stati dei cantautori del presente o del passato, che vi hanno influenzato o quantomeno indirizzato?

Per quanto riguarda gli ultimi due album, che in fondo consideriamo i nostri dischi veri, fatti come si deve, nessuno in maniera voluta. Forse personalmente posso rintracciare un richiamo a De André in “Le case senza le porte” ma è qualcosa di cui mi sono accorto a canzone già scritta. Quello che ascoltiamo finisce in una specie di frullatore inconscio dove tutto si amalgama e quando poi scriviamo i brani è difficile dire con certezza da cosa viene questo e da cosa quello.

E' presente anche qualche band, italiana o straniera, con la quale credete di avere una certa affinità? O che in qualche modo vi ha maggiormente ispirato?

Non saprei. Ci sono nomi enormi che sono e saranno sempre riferimenti, dai Beatles ai Nirvana. Ultimamente stiamo scandagliando l'intera produzione dei Motorpsycho ed è possibile che nel prossimo album se ne avvertirà qualche traccia...

Siete sempre stati abituati a suonare principalmente nei club in giro per l'Italia. Posso azzardare che " Diversamente, Come?" suona molto di più come un disco diverso, forse pronto a racchiudere un pubblico maggiore?

In qualche modo questo album ha già segnato una prima piccola svolta per noi. Ora un pubblico dei Nadàr Solo, per quanto circoscritto, c'è e il fatto che a distanza di un anno siamo ancora in giro a suonare, paradossalmente ancor più dell'anno scorso e proseguiremo per tutta l'estate, significa che si, evidentemente ha toccato qualche cuore in più e questo non può che farci contenti.

Parlando di futuro, i Nadar Solo dove puntano ad arrivare, dopo aver acquisito quella che ormai possiamo definire un'ottima esperienza, sopratutto live?

Guarda, a prescindere dalla musica, noi siamo felici di questa vita, amiamo suonare, amiamo passare le nostre giornate in studio sottoterra e ancor di più viaggiare da una città all'altra. Lavoriamo sodo. Tutte le nostre energie sono tese a fare in modo che si possa continuare a vivere così, magari prima o poi con qualche comfort in più. Viviamo la possibilità di un eventuale successo futuro come garanzia che questo mestiere non ci venga mai portato via. Il successo per noi è sopravvivere con il nostro lavoro. Che non mi pare poco. Tutto quel che viene in più è grasso che cola.

Per chiudere vi chiedo, qual'è stato il momento più memorabile che ricordate della vostra carriera, l'episodio più bello e magari anche quell'esibizione che vi ha lasciato dentro qualcosa? Dopotutto la musica è fatta per dare emozioni, ma le emozioni le hanno anche i musicisti....

Potrei citarne molti. Uno su tutti probabilmente il concerto al 1 maggio Tarantino del 2013, perché è il palco più grosso sul quale abbiamo suonato, c'erano 50.000 persone, un'organizzazione fatta di persone splendide, una giornata di festa e di lotta come ce ne sono poche di questi tempi. Ci sentivamo sereni e leggeri come spesso non accade in situazioni infinitamente più piccole. E' servito anche come banco di prova: dopo, ci siamo detti: beh, se ci sembra così naturale saltellare su un palco del genere, forse possiamo farlo davvero questo mestiere.


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