sabato 26 ottobre 2013

Intervista ai Gazebo Penguins (19-10-2013)


Incontro Capra e Sollo prima del loro concerto al Circolone di Legnano e li stresso per tre quarti d'ora chiedendogli un po' di curiosità sul loro ultimo album Raudo e non solo. Nota a margine: la cosa non ha influito sulla loro performance visto che hanno spaccato il culo ai passeri.

Negli ultimi tempi si fa un gran parlare di voi, ed il notevole numero di date che state facendo in giro per l'Italia è un buon termometro dell'attenzione che c'è sulla vostra band. Pensate che la cosa sia dovuta al fatto che già da Legna siete passati al cantato in italiano o ha aiutato il fatto di offrire in free download i vostri album?

C: C'entra tutto direi. Abbiamo fatto un disco che ha avuto un sacco di download, e sicuramente fra quelli che l'hanno scaricato molti avranno poi avuto la curiosità di vedere un concerto.

S: Anche la questione del cantato ha inciso, soprattutto perchè è stata una cosa ponderata. La decisione è venuta spontanea ma è stato fatto un lavoro sui testi molto studiato, e abbiamo notato che hanno colpito ragazzi di 15 anni come ragazzi di 30. Ha inciso secondo me anche la maniera in cui abbiamo lavorato, il mazzo che ci siamo fatti noi e soprattutto il team che ci accompagna, da Albo che fa le foto e che cura l'immagine, Jacopo che ci dà continuamente idee di grafica ed immaginari da sfruttare e su cui basarci, tutta To Lose La Track, Suri che ci cura il mastering ed è soprattutto il nostro fonico dal vivo, ed avere un fonico bravo come lui permette di fare concerti in cui la stragrande maggioranza delle volte si sente tutto bene.

C: Siamo anche passati all'italiano con un disco molto diverso dal precedente in inglese, con un appeal che probabilmente agganciava di più. Da lì siamo riusciti a fare 70 date per il tour di Legna, abbiamo fatto un paio di split, e l'aver lavorato tanto e per certi versi bene ha contribuito a fare in modo che tramite la nostra agenzia di booking, che poi è il nostro amico Gianluca, avessimo delle date fissate ancor prima dell'uscita di Raudo e riuscissimo a suonare 50 volte in 5 mesi, evidentemente perchè anche i locali pensano che portiamo in giro uno spettacolo che val la pena vedere. Tutto questo anche grazie al fatto che lavoriamo con gente che ci crede quanto noi e con cui si è formata una bella sinergia.

I testi di Raudo sembrano essere più seri e forse anche in parte pessimistici rispetto al passato, particolarmente in brani come “Domani E' Gennaio”...

S: Abbiamo notato che ci sono varie interpretazioni...sicuramente è un album più scuro, forse è dovuto anche alla nostra crescita personale anche se Capra era già adulto a 20 anni. E' una chiave di lettura che ci può stare in parte quella del pessimismo.

C: C'è sicuramente molta nostalgia. E' anche una riflessione sulla casa, quella che che si perde e quella che si cerca, intesa non come le classiche quattro mura ma come un luogo che ci appartiene e che possiamo sentire nostro, una ricerca sia di un'origine che di radici che quando vengono a mancare non dico che portano al pessimismo ma di sicuro lasciano un senso di malinconia. Tendenzialmente quando canti o scrivi un testo più che concentrarti su quello che hai ti concentri su quello che ti manca, e si finisce a parlare di qualcosa che hai perso piuttosto che del tempo che stringe o della ripetitività che scopri in certi lunedì...direi che la tua chiave di lettura risulta accettabile, anche se più che di pessimismo sarebbe giusto parlare di maturità intesa come essere consci che certe cose si perdono e non tornano più.

Quali sono state le differenze di lavorazione fra Raudo ed il vostro disco precedente?

S: Il modo in cui è nato principalmente. Con Legna avevamo dei pezzi che ci portavamo dietro già da tempo e su cui abbiamo lavorato anche con Francesco “Burro” Donadello, l'ex batterista dei Giardini Di Mirò che è una persona con cui ci siamo trovati benissimo e molto in gamba tant'è che adesso lavora a Berlino, a proposito di fuga di cervelli...mi ha insegnato molte cose che poi ho portato a modo mio nella lavorazione di Raudo. Per questo disco ci siamo ritrovati in sala prove dopo le 70 date di Legna e c'è stato questo silenzio imbarazzante di 10 secondi in cui ci siamo resi conto che nessuno aveva qualcosa da dire, ed avevamo paura che avessimo proprio finito le cose da dire. Invece in 3 mesi siamo riusciti a tirar fuori un album che ci soddisfa in pieno ed io mi sono accorto che avevo delle idee anche sui suoni che li hanno resi più massicci e scuri rispetto a Legna. Sono due dischi che nonostante le diverse storie di lavorazione e composizione risultano entrambi spontanei.

C: Sono riconducibili a noi nonostante le due storie diverse. Legna in studio con Burro, che gli ha dato una sua impronta e con pezzi che comunque ci portavamo dietro da anni, e Raudo con Sollo che gli ha dato un'impronta diversa e con pezzi che abbiamo scritto ex novo nei mesi freddi fra il 2012 ed il 2013 con l'intenzione di creare un disco e superare quel silenzio e quell'imbarazzo che ci impedivano inizialmente di mettere insieme tutta la musica che avevamo ancora da esternare.

S: E' stata anche una prova di amicizia quasi...

C: A causa degli impegni live erano comunque due anni che quasi non si facevano prove, e il ritrovarsi tutte le settimane a cercare di creare qualcosa di inedito invece dei pezzi che già conoscevamo è stato anche un modo di rinsaldare il legame che ci unisce.

Come vi è venuta l'idea del video di E' Finito Il Caffè e come è stato realizzarlo?

C: E' stata un pessima idea innanzitutto. (Ride)

S: Nel realizzarlo mi sono procurato un'escoriazione dovuta non ai fuochi d'artificio ma ad un salto alla olio Cuore che mi è venuto malissimo, a causa del quale mi sono rovinato una mano sull'asfalto...oltretutto alle 9 di mattina, alla seconda ripresa, per cui ho dovuto girare tutto il giorno conciato così.

C: Conta che nessuno di noi 3 fa attività sportiva, per cui ritrovarci a correre alle 8 di mattina per il mercato è stata una scelta avventata. Le riprese al mercato di Correggio sono state sicuramente le più belle, con tutti i vecchietti a quell'ora che ci fermavano chiedendoci cosa stavamo facendo...

S: Un signore ci ha chiesto di filmare il suo banchetto che così facevamo pubblicità al suo vino, una signora mia ex vicina mi ha riconosciuto e vedendo le telecamere mi ha detto “ma sei diventato famoso!”...(Ride)

C: L'idea è venuta fuori da un brainstorming, volevamo fare qualcosa che avesse a che fare con le esplosioni perchè era l'immagine che volevamo dare al disco e unirci del movimento perchè siamo dei cretini che non sono contenti se non arrivano alla fine delle riprese distrutti...è venuta fuori questa storia di una sorta di palla avvelenata, e l'abbiamo girato a Correggio perchè volevamo dargli un'impronta più basata sul luogo stesso...più Ligabue meno Vasco insomma. (Ride)

S: Legna era più Vasco, Raudo è più Liga. Il prossimo sarà alla Jovanotti. (Ride)

So che state lavorando anche ad un nuovo video, e che c'entra una raccolta di fotogrammi...

C: Dovrebbe uscire a breve. Tutto è nato da una proposta che ci hanno fatto dei ragazzi di Reggio che organizzano una rassegna internazionale di cortometraggi che si chiama Yasujiro Ozu Film Festival, che consisteva nel fare un corto d'animazione basato su una nostra performance live filmata, che andava scomposta in dieci fotogrammi ogni secondo da dare a disegnatori, illustratori o anche solo volontari che avessero voglia di ridisegnare questi circa 2700 fotogrammi. Pubblicizzando la cosa su facebook ne abbiamo trovati più o meno 300 che si sono divisi il lavoro occupandosi di 10 fotogrammi a testa, di cui alcuni li abbiamo anche condivisi sul nostro profilo, e per fine ottobre dovrebbe vedersi il risultato di questo lavoro di vera democrazia partecipata. Potevamo decidere di scegliere 10 disegnatori bravi ma abbiamo preferito fare una cosa più aperta a tutti, senza troppi vincoli o criteri di selezione all'ingresso, e sono sicuro che il risultato sarà una cosa molto divertente e anche psichedelica. Si va da chi ci ha ridisegnato come il pinguino Pingu a chi ha messo un'ascia da vichingo al posto del basso...ci sarà di tutto.

Quanto ha contribuito alla cura nei suoni degli ultimi due album l'averci potuto lavorare in quella specie di “casa base” che è l'Igloo Audio Factory?

S: Sicuramente ha contribuito. Il disco precedente (The Name Is Not The Named ndr) l'avevamo registrato a Bologna con Bruno in uno studio modesto ma da cui erano usciti un sacco di dischi notevoli, e lui è riuscito a catturare anche più del suono che riuscivamo a dare in quel periodo, tant'è che siamo rimasti stupiti del lavoro finale. Una volta aperto l'Igloo abbiamo potuto lavorare sia con macchine mie che con macchine di Francesco veramente notevoli, oltre ad altre che eravamo riusciti a farci dare in prova gratuita da un negozio molto grande, e siamo riusciti a tirare fuori un suono per certi versi irriproducibile. Con Raudo mi sono ritrovato da solo a lavorarci, con anche altri macchinari arrivati nel frattempo, ma nonostante abbia un'impronta diversa se senti il suono, la pasta che sta alla base capisci che viene da quello studio.

C: C'è da precisare però che non è lo studio dei Gazebo Penguins, è lo studio di Sollo aperto anche con Marco Chiussi e Raffaele Marchetti. Avere un posto del genere è stato un regalo grandissimo nei nostri confronti e ci ha tolto l'ansia di dover fare le cose in tempi stretti, oltre a donarci un posto dove poter fare le prove e settare i nostri suoni.

Fra le varie produzioni uscite dall'Igloo c'è anche il progetto Three Lakes, a cui ho visto che avete collaborato attivamente anche in veste di musicisti. Cosa mi puoi dire di questo e di altri progetti su cui hai lavorato direttamente?

S: Sì, Capra è passato un giorno e ha fatto dei cori tutti accavallati su un pezzo, gli ho attaccato un distorsore alla voce che la rende quasi irriconoscibile...ThreeLakes è uno di quei pochi progetti all'anno che produco in prima persona per sfizio mio e perchè ci credo. Luca è un amico, ci conosciamo fin da ragazzini e aveva questi pezzi chitarra e voce che mi piacevano ma erano un po' buttati lì, ci abbiamo lavorato per un anno e abbiamo tirato su una band con cui abbiamo riarrangiato i brani e a cui mi unisco quando riesco per le date dal vivo. Anche gli Ornaments, altro disco che ho prodotto, sono degli amici, il bassista Enrico Baraldi è un ex socio lui stesso dell'Igloo...spero di riuscire in tempi brevi ad occuparmi di altri progetti, uno è Machweo, un ragazzo di Carpi giovanissimo che fa elettronica ed è un mezzo genietto, e l'altro è Johnny Mox, di cui siamo fan sfegatati da tempo. Il vantaggio di produrre personalmente questi progetti è il poterci lavorare con più calma, l'importante è far uscire qualcosa che suoni veramente bene sia per la soddisfazione degli artisti stessi sia perchè è comunque pubblicità che viene anche a me se il prodotto suona in un certo modo. Cerchiamo bene o male di dare il nostro suono a tutto ciò che esce dallo studio, che siano produzioni di questo tipo o demo di ragazzini della scuola di musica.

Avete condiviso uno split con I Cani ed un altro con Verme e Do Nascimento, oltre a registrare una cover di Dividing Opinions dei Giardini Di Mirò per una sorta di tributo alla band. Come siete arrivati a queste collaborazioni?

C: Beh riguardo alla cover ci è stato chiesto da loro, stavano facendo uscire questa raccolta di loro pezzi rifatti da altre band che voleva essere una cosa virale su internet, con i pezzi divisi fra vari siti e blog come in una specie di caccia al tesoro per chi voleva ascoltarli tutti, e l'abbiamo registrato in mezza giornata con lo studio appena finito o quasi, esattamente il giorno che avremmo dovuto consegnarla. Lo Splittone Paura è partito invece da un'idea di Luca Benni, che ha voluto riunire noi, i Verme e i Do Nascimento in questo vinile a tiratura limitata di 500 copie prodotto in collaborazione con altre etichette di amici, fra cui quella della bassista dei Verme e di uno dei Do Nascimento stessi, e ci ha dato la possibilità di inserire un paio di brani che già facevamo dal vivo ma che ancora non avevamo avuto occasione di fissare su disco. Con i Cani ci siamo conosciuti quando sono usciti i rispettivi dischi nel 2011 e avevamo pensato a loro per un remix di un brano nostro da inserire nel vinile di Legna, idea poi abbandonata ma da cui è partita l'dea di questo split con inediti e cover reciproche.

S: E' nata una bella amicizia, conoscendoli abbiamo scoperto veramente delle belle persone.

Voi condividete spesso il palco e non solo con molte band con cui sembra essersi formato un ottimo legame, si può parlare di una piccola scena musicale?

S: Se per scena intendi il trovarsi bene a suonare insieme, il cercare di darsi una mano e supportarsi a vicenda potremmo anche chiamarla anche così, ma è più semplicemente un fattore di amicizia che si è formata con determinati gruppi.

C: La cosa bella di questo tour a due chitarre che stiamo portando in giro ora è che avendo creato un certo legame con alcuni dei promoter di locali in cui abbiamo suonato abbiamo la possibilità di suggerire gruppi con cui dividere il palco, e capita perciò di chiamare gli amici per rendere un bel concerto ancora più bello...suonare assieme è una delle cose più stimolanti che possano capitare.

S: L'abbiamo fatto pochi giorni fa coi Marnero, che fra l'altro avevano appena avuto un brutto colpo dovuto al furto della loro roba in sala prove, e prossimamente faremo una data anche coi Sex Offenders Seek Salvation, un mistone di personaggi della bassa finalese che fanno uno spettacolo incredibile.

Come è nato invece il legame con la vostra etichetta, To Lose La Track?

S: E' nato grazie a Jacopo Lietti, il cantante dei Fine Before You Came, che ha fatto sentire a Luca Benni alcune nostre cose registrate con un microfono in sala prove e che gli sono piaciute così tanto che lui avrebbe pubblicato quelle...amore al primo ascolto praticamente. E' stato un rapporto splendido fin dall'inizio, Luca ci ha dato fiducia totale ed è veramente una persona troppo buona, uno che fa tre lavori diversi e che trova comunque il tempo e la voglia di mettere i soldi che guadagna nella produzione di dischi in cui crede. Come etichetta è già in giro da parecchio, tant'è che lui dice che non può partecipare ai premi per la musica indipendente perchè è troppo vecchia. (Ride).

Si era sollevato poco tempo fa un piccolo polverone “mediatico” partito da una recensione negativa di Raudo su di un sito, cosa è successo esattamente?

S: Una buona parte della polemica la si deve alla mia irascibilità che per fortuna ultimamente sono riuscito a contenere, anche perchè col lavoro che faccio non posso certo entrare in polemica con chiunque parla male di un disco che ho prodotto o a cui ho lavorato. A una persona può anche non piacere il nostro disco o la nostra musica in generale ma da lì ad accusarci di rappresentare un'italietta stanca e demotivata, contando che ci facciamo il culo anche 12 ore al giorno nei nostri rispettivi lavori, mi sembra irrispettoso nei nostri confronti e sembra un po' il voler spalar merda gratuitamente. Sulla stessa webzine, Ondarock per la precisione, c'è stata anche l'unica al momento recensione negativa di War Tales di ThreeLakes, dove si dice fra le altre cose che è troppo autocompiaciuto e non spicca a livello internazionale...questo ci dà l'idea che forse ci vedono come della gente che ha chissà quali pretese, quando in realtà siamo gente che lavora e che fa questo per passione e per la possibilità di girare, suonare e arrotondare lo stipendio.

C: Tutto è nato anche dal fatto che questa recensione l'abbiamo letta sul furgone durante un viaggio di 9 ore da una data che avevamo fatto nel sud Italia ad un'altra che dovevamo fare a Torino, e ci era sembrato divertente far scattare la polemica anche solo per far passare due di quelle ore interminabili. La cosa curiosa è che un post su facebook nel profilo personale di Sollo è diventato la voce ufficiale del fatto che i Gazebo Penguins non accettano le critiche, cosa che in realtà non è vera, e per una volta che si parla di noi e della cosiddetta scena emo in un articolo sull'indie italiano apparso su XL si va a citare quel post per farne un esempio del fatto che questa scena si sia fermata un po' all'adolescenza.

S: Fa incazzare perchè tu ci metti la passione, ti fai il culo per anni, ti metti a registrare bene un disco spendendoci soldi, fai 100 date e di tutto questo ecco cosa guardano.

Rimanendo sul web ho notato che negli ultimi due anni avete avuto un vostro brano nella classifica dei 100 migliori dell'anno su Rockit, e addirittura Renato A.T. Era arrivato in semifinale di questa specie di contest...

C: E' incredibile come Renato A.T. sia un pezzo che non abbiamo mai fatto dal vivo prima dell'inizio di questo tour a due chitarre...

S: Sicuramente fa piacere, se ci danno la possibilità di avere uno spazio e della visibilità non possiamo che ringraziarli. E' capitato di litigare anche con loro per certe cose, ma si sono dimostrati sempre disponibili nei nostri confronti tanto che al Miami siamo stati gli unici a poter suonare coi nostri amplificatori nonostante avessi avuto una polemica anche con l'organizzatore, perchè sicuramente sono una testa calda...noi vogliamo ringraziare tutti quelli che ci danno spazio, anche quelli che ci fanno critiche purchè siano costruttive.

Avete partecipato un anno fa circa ad un festival per trovare i fondi per la riapertura del Lato B di Finale Emilia, un'iniziativa che ha avuto un buon successo e che ha avuto un seguito recente se non sbaglio...

C: L'avevamo fatto un mese dopo la seconda scossa, avevamo deciso di fare qualcosa per rendere di nuovo agibile questa sala prove in cui suonavano vari gruppi che conoscevamo e non solo e così abbiamo organizzato Abbassa, che si è svolto a Bosco Albergati fra Bologna e Modena e dove hanno suonato 16 band tra cui noi, Giardini Di Mirò, Julie's Haircut, A Toys Orchestra, Beatrice Antolini, Three In One Gentleman Suit, dalle 3 del pomeriggio e le 2 di notte tutte gratis. Servivano 16000 euro per rimettere a posto il tetto e rendere di nuovo agibile la sala prove e noi siamo per fortuna riusciti a raccoglierne anche di più, loro si sono messi d'impegno e dopo l'estate i lavori erano finiti ed i gruppi sono potuti rientrare. Dopo un anno c'è stata la volontà di fare una specie di festa di ringraziamento al Lato B stesso, e visto che loro non avevano più bisogno di soldi ma ne aveva bisogno il teatro di Finale Emilia un sacco di band si sono messe a disposizione e la musica ha dato di nuovo una mano ad un posto dove fare musica. Sono venuti un sacco di gruppi fra cui Lo Stato Sociale e tante band sia dell'anno prima che di nostri amici, abbiamo suonato dalle 4 di pomeriggio all'1 di notte per 2 giorni ed è stata una cosa molto bella, perchè testimonia come la musica a volte può dare veramente un aiuto serio ad altri che sono stati sfortunati.

Sempre a proposito di tematiche sociali so che avete portato in tour con voi del materiale di un'associazione bolognese contro la violenza sulle donne.

C: Sì è un collettivo che si chiama Noi No – Uomini contro la violenza sulle donne, ed è uno dei pochi casi in cui non sono le donne a voler fare qualcosa per le altre donne ma gli uomini che ci mettono la faccia in prima persona. Siamo entrati in contatto con loro, abbiamo fatto alcune foto con le loro magliette e attaccato degli adesivi ai nostri amplificatori per sensibilizzare su questo tema, perchè più gente dice a voce alta no a qualunque tipo di violenza fisica o psicologica sulle donne e meno lo faranno speriamo.

Un'ultima domanda: come passerete il 27 di Gennaio?

C: Eh toccandoci le balle! (Ride) Ogni anno ormai avremo queste due date, il 27 di Gennaio ed il 12 di Giugno in cui stare attenti...potremmo organizzare una festa in quei giorni!


S: Meglio stare chiusi in casa va! (Ride) Tu scrivici e assicurati che stiamo bene!

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