giovedì 19 aprile 2012

Intervista ai Verbal

Il 3 Aprile scorso è uscito l'ominimo disco d'esordio Verbal, di cui vi abbiamo parlato in questa recensione. Abbiamo scambiato due parole con loro.

La vostra musica nell'accezione “no lyrics” non manda suggestioni precise, ma lascia spazio alle personali interpretazioni di chi ascolta...sembra quasi che per voi le parole siano un vincolo alla libera espressione..

Come anticipi nella domanda, direi che si parla più di un vincolo alla libera interpretazione che alla libera espressione.Ci piace che chi ascolta i nostri brani abbia la possibilità di crearsi una propria idea e una propria immagine delle note, il proprio paesaggio sonoro. L'assenza di parole direi però che è dettata più da un estemporaneo gusto musicale comune, che da volontà precise di non mandare messaggi Verbali.

Rientrare nella categoria del Post Rock strumentale (leggi: non mi piacciono i testi, ma apprezzo tanto le etichette) vuol dire andare incontro a delle “ leggi matematiche “ man mano che si suona. Non è questo restrittivo almeno tanto quanto una lyric?

Può diventare restrittivo se si parte dalla “legge” per creare un'idea, ma fortunatamente nella scrittura di questi brani si è partiti da idee per poi eventualmente risalire a “leggi”.

Come e quanto sentite importante l'interazione con chi vi ascolta, ovvero trovate interessante suonare in pubblico o considerate i microfoni panoramici dello studio di registrazione come i vostri migliori amici?

Suonare in pubblico è decisamente interessante! Le dimensioni dei brani paiono prendere forme diverse o delineare ancora di più quelle che hanno già preso: la reazione del pubblico può a volte farti cambiare idea sulla struttura di un brano, fino ad arrivare magari ad allungarla a dismisura, mentre in sala prove talvolta si tende ad essere più sintetici. I panoramici dello studio sono osservatori freddi e attenti, non perdonano e sono incredibilmente critici.

E' bello ascoltare tutti con attenzione :)

Nella recensione vi ho paragonati ai Three Steps To The Ocean, credete siano facili i rimandi ad altre band all'interno della musica strumentale?

Facili o meno, è sicuramente la prima cosa che viene da fare, inquadrare/paragonare/inserire/rimandare. Sono passaggi credo inevitabili per chi cerca di interpretare. A volte però, per una band strumentale, i rimandi diventano più pensanti e vincolanti rispetto ad una classica band con cantato.

Se voi vi doveste paragonare a qualcuno, come vorreste veder progredire la vostra “sperimentazione”

Ci sono tantissime band longeve che hanno fatto percorsi musicali sani ed interessanti, dai Radiohead, ai Melvins, ai The Ex, per citarne solo alcuni. Evoluzioni sempre credibili e valide in ogni veste, collaborazioni stupende. Ovvio che riuscire a fare nel nostro piccolo un percorso simile sarebbe una soddisfazione incredibile.

Che differenza c'è tra i Verbal con/senza strumenti, cosa portate sul palco della vostra vita privata.

Poche differenze direi. Suonando tanto insieme, ed avendo solidi rapporti di amicizia, è facile intravedere grandi similitudini tra il modo di parlare e il modo di suonare, il carattere e l'apporto nel gruppo. Dal nostro quotidiano portiamo sul palco tanta curiosità, voglia di conoscere, apertura mentale.

Domanda di rito, qual'è un disco per voi che Stordisce?

Ne abbiamo uno a settimana!

Ti dico “Embryonic” dei Flaming Lips, perchè è stato lo StorDisco delle sessioni di registrazione di “Verbal”!


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