venerdì 20 aprile 2012

Intervista ai Thank U For Smoking

E’ notte fonda, sono appena rientrato dal Linea Notturna, e ho la schiena a pezzi. Domattina la sveglia suona presto, ma sto ancora qui, col rimbombo nelle orecchie. Alzheimer e Thank U For Smoking hanno diviso il palco, come fossero torreggianti obelischi grattugiati contro lunghi corridoi ascensionali. Fitti incroci tra amici e artisti, sembra la ragnatela di un ragno centenario.Che fare contro l’insonnia, se non rileggere le dense parole di questa intervista, mettendo su le scie chimiche campestri da dieci minuti, aspettando che faccia mattina?
I Thank U For Smoking sono un urlo ombroso nel tessuto osseo della scena live cagliaritana, che ora partorisce il primo disco, “Dopo la quiete“. Per l’occasionale avventore di un vostro concerto, come è nato il vostro progetto? Quali sono le origini del vostro moniker e attraverso quali passaggi siete arrivati sino a qui?
Thank U For Smoking: Urlo ombroso non ci era stato ancora detto; suona parecchio cupo, ci piace.Il progetto è nato qualche anno fa, era il 2009. Aurora e Matteo avevano appena finito l’esperienza con la loro vecchia band. Avevano continuato a suonare in saletta per il gusto di farlo, senza un progetto con identità precisa. A quel punto tramite amicizie gli è stato presentato Valerio, il quale, non attivo da un paio d’anni, sentiva realmente il bisogno di riprendere a suonare. Ci si è trovati in sala e da subito si è instaurato un rapporto umano/musicale forte, indefinibile.All’epoca facevamo solo improvvisazione, si parla di tre ore di prove senza fermarsi, si suonava per il gusto di suonare, senza pensare a quello che sarebbe uscito. Poi piano piano i primi pezzi, i primi live, le prime registrazioni, il primo ep con presentazione in più di cinquanta date e poi ora, esordio con cd+dvd, niente male per soli tre annetti di attività. no?Il moniker deriva dal film “Thank you for smoking“ di Jason Reitman; è un bel film, perchè non metterci una “U“? Bè, sinceramente non sappiamo bene cosa tu intenda con “attraverso quali passaggi siete arrivati sino a qui“ perché parafrasando un “celebre corto“ di una videofactory indipendente cagliaritana si potrebbe rispondere: “Qui dove?Da nessuna parte“.
“Dopo la quiete” è in imminente uscita. Dev’essere un’enorme soddisfazione.Quali sono i punti cardine di questo primo progetto discografico?Sareste disposti a farci una piccola autorecensione? Un bignamino utile all’ascolto, diciamo.
Thank U For Smoking: La soddisfazione è sicuramente essere riusciti a farlo da soli in totale autoproduzione con sacrificio, poche chiacchere e tanto sudore. Soddisfazione è stata vedere così tanta gente collaborare e darci una mano. Cd+dvd all’esordio non è semplice, infatti non lo è stato.Il punto cardine è il suono. Abbiamo sempre tenuto molto all’aspetto sonoro/ compositivo molto più di quello puramente tecnico. E‘ un disco nato dall’esperienza live; in poco tempo abbiamo suonato tanto ed in qualsiasi contesto, al di là del genere, carpendo sempre i suoni più disparati da ogni situazione, cercando di mescolare tanto ma assumendo un identità nostra, propria. E‘ stato complesso, però, in minima parte, ci siamo riusciti.Sull’autorecensione ci prendi parecchio in contropiede, fondamentalmente il disco l’abbiamo fatto per noi, per mettere una “bandierina“ sul nostro cammino. Poi ovviamente più produci più hai possibilità di suonare quindi effettivamente, a breve, uscirà fisico. Riguardo la guida all’ascolto l’unica cosa che ci sentiamo di dire è che va ascoltato a volume alto e, se possibile, ad occhi chiusi. Sicuramente bisogna percepirne le vibrazioni e capirne le note.
Ho sempre immaginato che i Thank U For Smoking componessero di getto, facendo entrare in azione la razionalità solo in un secondo momento. Per i testi, i titoli, un certo carattere irrequieto nelle melodie e nei ritmi. Ci sono dei meccanismi o le prassi le lasciate alla tv?
Thank U For Smoking: Ci sono pochi meccanismi. sinceramente. Anzi, forse non ce ne sono; in realtà non ci avevamo mai pensato. Principalmente suoniamo perché ne abbiamo bisogno, per noi stessi, individualmente. Ovviamente questo non significa che tutti i pezzi nascono nella camera di uno o in saletta tutti insieme; ogni pezzo ha una sua storia ed è riconducibile ad uno stato d’animo “del periodo“ ben preciso, ed il disco è vario anche per questo motivo. L’ irrequietezza fa parte comunque del “nostro essere band“ ne è quasi l‘essenza; la musica è la nostra principale valvola di sfogo e se in sala scappano lacrime o brividi uscirà sicuramente un buon pezzo.
“Dopo la quiete” non è solo musica, ma anche artwork. Il lavoro di Nicola Olla fa da contrappeso visivo al contesto sonoro. Come funziona questa collaborazione?
Thank U For Smoking: Nicola Olla è un amico. Solitamente ce la caviamo con un “grazie“, ma che comunque non è abbastanza. E‘ venuto a sfasciarsi le palle in sala di incisione facendo foto e mangiando panini e pasti freddi per settimane, ha elaborato un artwork in relazione alla nostra musica, ci ha sopportato/supportato in live tante volte; senza contare le maglie e i flyers fatti al volo. Collaborazione è un termine tecnico usato spesso; in questo caso si parla di amicizia, quella vera per intenderci.
Ultimamente avete sonorizzato il video “Island” di Quadratino Pericoloso, muovendo gli arrangiamenti in base alle immagini visualizzate, e siete stati a vostra volta ripresi da Stefano & Co. Il dvd che ne è scaturito sarà distribuito assieme al vostro disco.Una matrioska emotiva. Come avete vissuto questa esperienza?
Thank U For Smoking: Innanzitutto teniamo a ricordare com’è nata questa collaborazione: vino, pecora in cappotto in una notte estiva ad un meeting nella Marmilla dove Valerio e Davide Onnis (voce di Serka e Alzheimer) discutevano sull’importanza dell’audio/video. La gente stringe patti nella salette, negli studi come se la professionalità fosse anche questa. Noi i dettagli li abbiamo curati una sera in una piazzetta al centro di Cagliari mangiando kebab e bevendo birrette.L’esperienza è stata bellissima. Le immagini che avevano catturato Stefano e Francesca nel loro viaggio in Islanda ci hanno fatto capire da subito che non avremmo musicato un “semplice“ film, ma principalmente avremmo musicato il “ricordo tangibile“ di due persone: una grande responsabilità. Semplicemente ci siamo chiusi in sala, abbiamo catturato i quattro momenti portanti del video e ci abbiamo improvvisato sopra, seguendo per l’appunto l’esplosioni dei geyser, le maree, il movimento dei ghiacciai. Tutt’ora, non potremmo mai eseguirlo due volte nello stesso modo. Oltre questo, la cosa bellissima è stata vedere così tanta gente darci una mano. Vedere il vecchio Davide muoversi per ottenere il teatro è stato un vero spasso, Nicola ha fatto da fonico audio,Federico Cocco ci ha registrato, Francesca Pillittu ha fatto le foto, Luca le luci e poi si:Stefano armato di 3 video camere. Gli amici Anima di Legno ci hanno sostenuto invece con le loro note la sera. E‘ stato molto bello, davvero. E‘ stato anche fare qualcosa di diverso, è stato un bel sabato.
Apertura per Massimo Zamboni e un tour sardo al seguito dei Mombu. Cosa avete tratto dall’esperienza live Cos’è il pre e il post live per i TUFS?
Thank U For Smoking: Sono state decisamente due situazioni diverse. A Zamboni abbiamo aperto il concerto, abbiamo usato il suo backline ed effettivamente si vede che è una persona gentile e disponibile ma, fondamentalmente, non siamo andati oltre le “quattro chiacchiere” di circostanza. Con i Mombu la cosa è andata diversamente. Con loro siamo stati a stretto contatto ed effettivamente abbiamo appreso molto. Sono musicisti immensi, di carattere forte e stomaco capiente: gente che il palco lo demolisce e che musicalmente può fare quello che vuole. Ma sono anche due persone che sono state ad ascoltare le nostre note e che, in qualche modo, ci hanno dato consiglio. Loro, in qualche modo, ci hanno fatto capire che l’intuizione è quello che conta e che l’idea di un progetto, se ne si è convinti, va sviluppata nella sua totalità.Il pre-concerto TUFS solitamente consiste in cena e birrette; il “post” in birrette e basta. A parte gli scherzi…effettivamente ciò che scriviamo e che portiamo in live potrebbe farci sembrare persone chiuse, paranoiche e con milioni di problemi. In realtà siamo tre persone che non disdegnano la compagnia, la chiacchera ed i discorsi con poco senso e tante risate. Ciò che suoniamo riflette indubbiamente una parte di noi stessi, ma non la totalità. La musica serve anche a questo: a far venire fuori un tuo lato che magari chi ti sta intorno non immagina minimamente. L’emotività ad esempio si sviluppa prevalentemente mentre si suona: sguardi, sorrisi, doppie voci improvvisate, urla. Al di là del luogo o del momento. Al di là del tempo.
Matt, la prima volta che vi ho visti sono entrato nel locale e mi sono piazzato per circa tre quarti d’ora di fronte al tuo settaggio. Durante il concerto ho rinnovato questo sentimento di sorpresa gustandomi il tuo carattere forte, sempre in primo piano. Nervosissimo.Mi dai una descrizione del tuo essere batterista in un trio con due chitarristi, del tuo drumkit e della sua storia e, perché no, qualche informazione tecnica sulle registrazioni dei tamburi in “Dopo la quiete“?
Thank U For Smoking: Per me un batterista senza carattere è come un culo senza buco: inutile. Deve sentirsi l’energia, devi far percepire il carattere, sempre. Io ho sempre preferito la batteria con un set minimo di impatto e suoni grossi, per quello uso solo ride, mi soddisfano di più e non si rompono facilmente. Un periodo suonavo addirittura senza tom ma con l’evolversi del gruppo c’era la necessità di ingrossare il suono.Suonare a due chitarre senza basso per ora è dipeso prevalentemente da me; un po‘ per assenza di persone/bassisti adatti un po‘ perché comunque ciò che facevamo in live mi piaceva senza basso. Le mie influenze musicali adolescenti mi hanno caratterizzato, non ho avuto grosse evoluzioni come set in quanto sono sempre stato fedele al mio modo. Per il disco ho usato la mia batteria che rappresenta a pieno il mio suono che effettivamente ho impiegato un po‘ di tempo a trovare e che, almeno attualmente, mi convince. Poi comunque durante il mix si è cercato tutti insieme un suono piu idoneo conbassi e profondità calzanti.
Aurora, nell’ascolto dei brani dal vivo, spesso ci si ritrova in veri e propri vortici strumentali, esuli da qualunque allaccio verbale. Ci sono però degli sprazzi, delle macchie poetiche vivide, sentite. Arrivano dalla tua voce.In fase di scrittura dei testi ti lasci influenzare da musica/cinema/letteratura/arte, semplicemente lasci scorrere i tuoi stati d’animo, rielaborandoli, o la tua espressione è semplicemente un frutto dell’inconscio, e non va assunta lettera per lettera?
Thank U For Smoking: Sicuramente nella stesura dei testi in primo piano c’è la volontà di voler esprimere alcuni concetti che in quel preciso momento o periodo attraversano i miei pensieri, come riflessioni sulla pazzia (“Fantasmi”), sulla religione (“Corrotto, mistico, complice”) o sulla sofferenza (“Duhkha”). A volte invece le parole sono esclusivamente legate alla musica, come in “Al risveglio com’è reale l’iride“, in cui frasi di poesie zen si sposano metricamente e sonoramente con i contenuti del pezzo mescolate a personali interpretazioni di immagini tradotte in musica e parole. Gioca inoltre un ruolo molto importante la sinestesia, il rapporto dunque tra musica e colori, ma anche tra musica e sensazioni, di questo aspetto i miei testi sono pieni, come in “Dopo la quiete, il nulla” che descrive immagini che la musica ha ricreato in me, durante l‘arrangiamento chiudendo gli occhi ho visto quelle immagini scorrermi davanti diventando testo. Infine molte volte semplicemente, le parole sono futili, e lascio parlare la musica.

Valerio, in sede concertistica spesso ti chini in ginocchio sui pedali, ti concentri sulla manipolazione di singoli suoni e ne fai flussi dinamici. Hai elaborato materiale e creato la colonna sonora del film “And the winner is…“, sempre in combutta con Quadratino Pericoloso. I tuoi accenti si dividono tra un senso chitarristico psychonoise, figlio di Oneida, Sonic Youth e Kawabata Makoto e le coordinate del più ispirato Teho Teardo, senza dimenticare il tuo passato nel crossover nuorese.Possiamo dire che sei il più “grosso” sperimentatore chitarristico della zona?
Thank U For Smoking: Sicuramente sono il più grosso fisicamente, i chitarristi nel cagliaritano sono altri; idem gli sperimentatori. Come hai accennato tu, prima cantavo, l’ho fatto per quattro annetti buoni e mi divertivo anche parecchio. La chitarra ho iniziato a suonarla praticamente nella band e l’ho costruita apposta per questa band. Una volta entrato in sala e conosciuto musicalmente Au e Matte ho approfondito il concetto dell’effetto, facendomeli spesso costruire dal fido AndyLab. Poi vabbè, avendo suonato il violino per un decennio mi è sembrato fondamentale far passare l’archetto sulle corde, soprattutto in ricordo di un tempo passato, malgrado la pece sporchi le corde. Non mi sento uno sperimentatore, semplicemente mi piace il suono…trovo totalmente normale quello che faccio, ecco. Ciò che mi viene ancora più normale è sfornare riff, infatti la memoria del mio telefono è costantemente piena. Ciò che poi mi esalta seriamente è l’armonia tra più strumenti tant’è che in sala non sono riusciti a tenermi a freno e ho inciso anche il basso, i violini e i mandolini; avessimo avuto più tempo credo che sarei comparso con qualche tastiera o qualche altro aggeggio. Se non fossi spiantato avrei sicuro un theremin e un violoncello malgrado il mio strumento preferito sia il sassofono (comunque a novembre è il mio compleanno eh).

La vita da musicisti in Sardegna è dura. Come riuscite a sfangarla qui intorno? Questa crisi fantasma colpisce anche voi, come gruppo?Incastrandoci in un discorso di chiusura nel panorama circostante, il restare nell’isola è una scelta negativa, o non tange il vostro percorso artistico?
Thank U For Smoking: Bella domanda. In realtà non la “sfanghiamo“; la crisi c’è e questo lo sappiamo tutti. I locali ingaggiano le band non per la “gloria del posto“ ma per avere un ritorno economico e, quando questo non c’è, ci litighi sicuro. Fa parte del gioco anche se non dovrebbe. Per fortuna i locali che riescono a rimanere in piedi sono spesso quelli di gestori onesti; a quel punto diventa tutto più semplice. Restare nell’isola per ora non ci ha influenzato a livello sonoro/artistico in negativo; sicuramente restando qui è più complesso suonare fuori per il semplice motivo che quando a qualsiasi gestore fai presente che la tua è una band sarda percepisci un enorme timore in quanto sono comunque coscienti che muoversi da qui è una gran botta economica. Però diamo tempo al tempo; in fondo il disco non è ancora uscito.

Che ne pensate della scena cagliaritana e quali sono i gruppi, i locali e le figure con cui vi siete trovati meglio?
Thank U For Smoking: Ma guarda, le bands valide in Sardegna sono ovunque e fare nomi significherebbe mettersi d’accordo su chi nominare in relazione ai propri gusti ed essendo noi tre persone con gusti molto differenti diventa davvero complesso. In particolare la scena cagliaritana è floridissima: è piena di bands che si impegnano, che sfornano dischi, video, che vanno in tour e fanno davvero live da paura ma è anche piena di gente che parla tanto, che si lamenta e si autocommisera. Ma questa non è una novità, dieci anni fa succedeva la stessa cosa. La realtà è che purtroppo la Sardegna non basta e di questo ce ne siamo accorti tutti ma siamo gente con un enorme pazienza per cui un gradino alla volta; prima il disco.

Foto di Paola Corrias



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