martedì 4 ottobre 2011

Intervista ad Umberto Palazzo

Umberto Palazzo intervistaUmberto Palazzo esordisce con il primo album solista "Canzoni della Notte e della Controra", il suo primo lavoro completamente do it yourself. Lo abbiamo intervistato per saperne di più su questa nuova fase, di una lunga carriera musicale.
Da come si può notare sul tuo profilo Facebook le musiche de El Santo Nada sono state scelte per il cortometraggio “Birth of an Outlaw” di Jason Salzman. Com’è nata questa collaborazione?


Via web. Siamo stati molto ben recensiti da alcune webzine americane e fra queste Indie Rock Cafe, che ci ha indicato, unici europei, fra le sette band più promettenti dell'anno.

Pare che per te il progetto de El Santo Nada sia stato un vero e proprio tocca sana. Non è così?

Sì, ha sbloccato un pericoloso impasse che si era creato con dei cambi di formazione del Santo Niente che non riuscivamo a metabolizzare..

Cimentarti in questo nuovo progetto ti ha fatto maturare molto, questo lo si nota soprattutto nel tuo nuovo album solista. Ci vuoi parlare di come è venuta fuori questa voglia di far emergere l’Umberto cantautore?

Ci pensavo da anni. Ho potuto farlo solo ora perché solo ora sono in grado di produrre un disco completamente da solo. Non è solo un disco di un cantautore, ma anche quello di un arrangiatore, di un musicista e di un produttore. Ho fatto tutto da solo e in ogni parte del disco sono espresse le mie idee. La parte musicale, le chitarre, le atmosfere e i suoni sono molto importanti. Non mi piacciono i dischi in cui la musica è piatta, grigia e senza idee. I testi vengono dopo la musica.

Ascoltando questo disco mi è subito scattato il collegamento a due grandi della musica italiana Vinicio Capossela e Piero Ciampi. Vinicio per alcune atmosfere ed il timbro della voce, mentre Piero Ciampi per le canzoni più oscure. Ma penso anche alla cover che tu e Sandra Ippoliti avete reinterpretato “Amara terra mia” il cui ricavato lo avete destinato in beneficenza alle popolazioni colpite dal terremoto.
Ci dici quali sono stati gli artisti che ti hanno influenzato in questo lavoro?

Ammiro moltissimo Capossela, ma non è un'influenza diretta e la voce è un fattore genetico, come la faccia: ognuno ha quella che gli viene data (e solo in parte quella che si merita, di solito in vecchiaia).
La mia ricerca non parte dal suo lavoro, sarebbe stupido, ma va direttamente a fonti più lontane, quindi a Morricone, Domenico Modugno, Renato Carosone, Celentano, il pop fino ai primi anni sessanta, quindi prima del cosiddetto “beat”, la canzone napoletana, il rebetiko greco, De Andrè, ma soprattutto cento volte Ennio Morricone. Se per me c'è un faro, è lui.
Pochi sanno che prima di dedicarsi interamente al cinema e alla musica d'avanguardia fosse l'arrangiatorre dei dischi pop della RCA e che in quel ruolo abbia realizzato decine di successi conosciuti da tutti.
Per quanto riguarda Piero Ciampi, lo trovo spesso citato in articoli che mi riguardano. Un onore, senz'altro, ma in realtà io questa connessione non la vedo né la sento, però da lontano certe cose si vedono meglio che da vicino.

Ci puoi spiegare la situazione che si è venuta a creare con il Wake Up, che vi ha costretti a prendere la dura decisione di chiudere invece di continuare proponendo solo cineforum e tornei di briscola?

Il comune ci proibisce il ballo e l'interazione del pubblico con gli spettacoli. Non ci hanno lasciato nessuna scelta.

Anche se di diversa natura, a Pescara c’è un’altra chiusura importante, cioè quella del Mono Spazio Bar. Praticamente i due migliori locali che in questi anni hanno proposto musica alternativa ed indipendente non ci sono più. L’Abruzzo dipendeva da questi due locali, pensi che spunteranno fuori nuovi locali?

Sicuramente, ma non potranno avere lo stesso spirito.

Continuerai a fare il dj?

Certamente. E' il mio lavoro, ma dovrò farlo in ambiti più “commerciali”.

Visto che abbiamo già parlato del tuo nuovo album che sta per uscire, dal nome “Canzoni della Notte e della Controra”, pensi di proporlo anche dal vivo?

Ovviamente sì.

Invece con il Santo Niente come procedono i lavori?

Bene. Top secret.

Ho notato sul vostro profilo Facebook la foto di una ragazza che ha coperti gli occhi e il seno, ti va di parlarci un pò di lei?

Si chiama Anita Dadà. E' un'ottima fotografa. La trovate su tumblr. Quella foto è la copertina di “Generazioni”, il tributo al Santo Niente, organizzato da Marco Gargiulo e pubblicato da Disco Dada

Una cosa a cui tengo molto chiederti è cosa ne pensi del free download. Nel web hai reso disponibili tutti e tre gli album del Santo Niente, più la compilation Materiale Resistente del 1995, ed anche molto materiale proveniente dal tuo archivio personale. Il più importante regalo (data la sua rarità) sono le tue registrazioni 1991-1993 con i Massimo Volume... È una mossa pubblicitaria o solo voler rendere più accessibili questi album?

Non penso che si possa parlare di mossa pubblicitaria visto che mi rivolgo ai miei contatti di Facebook, quindi a persone che già mi conoscono. La musica, come l'amore, non è fatta per essere conservata e risparmiata per tempi futuri.

Quanti download hai totalizzato?

Svariate migliaia.

Sappiamo già che ti piacciono molto i Deerhunter, Tinariwen, Tamikrest, Guano Padano, ma anche ad esempio i Nomo... Ti va di aggiungere altri gruppi alla lista ed alcuni commenti su quelli che ho citato?

Fra gli italiani Sacri Cuori, Teho Teardo, Julie's Haircut, Giancarlo Frigieri. In questo momento sono completamente ipnotizzato dal periodo tropicalista di Caetano Veloso e Gal Costa (68/72), da Chico Buarque e dalla musica brasiliana in generale, quindi mi sono un po' dimenticato dei dischi contemporanei, ma ho nell'iPod Jonathan Wilson, Stephen Malkmus, The War On Drugs e J Mascis.

Ho letto un tuo post su Facebook in cui hai apprezzato molto il singolo “Pompo nelle Casse” degli abruzzesi Power Francers, ci puoi spiegare questo fenomeno che si è creato attorno a questo pezzo?

Succede che ci si entusiasmi perché dei fenomeni dance partiti dal basso hanno le caratteristiche del folkore urbano e la sua incontrollabile vitalità. Mi sembra che questo sia uno di quei casi.

Qual è secondo te l’album che può rappresentare maggiormente il verbo stordisco?

Il mio!

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