lunedì 26 settembre 2011

Intervista agli SPREAD

Spread band intervistaC’è tutto il tempo per dormire sotto terra” è il secondo album degli Spread, uscito pochi mesi dopo l’acclamato “WOW”, degli amici bergamaschi Verdena. Questo lavoro è come se volesse rappresentare il lato oscuro di WOW, perché quasi in tutte le interviste ai Verdena vengono menzionati gli Spread, molti concerti sono stati aperti da loro nel WOW tour e se vogliamo aggiungere che Alberto Ferrari ha curato il master di questo disco, beh c’è poco da fare, questo album è destinato ad essere il fratello più cupo di “WOW”.

1) Siete d’accordo con me che Bergamo sta rappresentando in questi anni la provincia in cui escono i dischi più tormentati e psichedelici? Perché?

R: Effettivamente convengo con te sull'attitudine piuttosto psichedelica delle band bergamasche. Per quanto riguarda il tormentato, anch'esso ci appartiene, ma non solo, trovo che molti dei lavori prodotti dai conterranei siano soprattutto poliedrici. Una spiegazione non saprei formularla, forse può influire il territorio, forse i ritmi lavorativi elevati. Potrebbe essere una naturale risposta allo stress a cui siamo sottoposti, tale per cui una sua esorcizzazione fatta musica alleggerisce gli animi.
Le persone nate e vissute al sud sono più solari ed estroverse di quelle del nord, altrettanto le popolazioni costiere lo sono più di quelle dell'entroterra...
noi siamo al nord e nell'entroterra...

2) “Razzi Arpia inferno e fiamme" dei Verdena è stata scritta anche da te Roberto, come nasce questa collaborazione con Alberto Ferrari?

R: Alberto è una persona curiosa e attenta a quello che si muove musicalmente e artisticamente, anche nei luoghi e situazioni “fuori dal giro”. Noi eravamo molto fuori dal giro, praticamente inesistenti.
Due anni fa circa uscì il nostro primo cd, “anche i cinghiali hanno la testa”, Alberto lo ascoltò e gli piacque, così ci conoscemmo, poi venne a sentirci dal vivo e da cosa nacque cosa.
A me piace molto stare attento ai suoni delle parole oltre che al loro significato e lui è della stessa linea di pensiero, un giorno con mia enormissima sorpresa mi chiese se potevo scrivere un testo per un suo brano, io ci provai, quindi ci trovammo una sera e ci mettemmo mano insieme, 50 e 50... verso le prime luci dell'alba il testo era finito, incredibile esperienza per la quale non ho parole che la descrivano.

3) Alberto in molte interviste parla della tua professione da medico, quindi che sei costretto a vedere ogni giorno cose assurde in ospedale, se non fosse stato per queste sue interviste difficilmente mi sarei fatto un’idea migliore sui tuoi testi... Il Tuo lavoro influisce molto sui tuoi testi?

R: Il mio lavoro è una professione magnifica, che ti porta ad essere a contatto con persone di ogni età, sesso, nazionalità ed estrazione sociale. Chi si rivolge ad un medico sta male e cerca aiuto. Di conseguenza si vive con le problematiche quotidiane delle persone che a te si rivolgono, con tutte le dinamiche individuali, familiari e sociali ad esse connesse. Per me comporre testi e musica è il momento in cui fare il punto della situazione di ciò che si affronta tutti i giorni, per fissarlo come in un'icona, e allo stesso tempo per lasciar uscire sentimenti ed emozioni che altrimenti rimarrebbero chiusi in un cassetto.
Tutto entra nella composizione... lavoro, vita personale, appartenenza sociale e territoriale, dna, avi e discendenti... naturalmente se la composizione è onesta.
Alcuni hanno detto che scrivo no-sense, forse così pare perché cerco di complicare le cose nascondendo i significati di ciò che dico, in poche locuzioni che condensino un discorso, in oltre mi piace la musicalità delle parole e che questa si confonda con la musica in un tutt'uno. Il mio obbiettivo non è far capire al volo quello che dico, mi preme invece che si percepisca un'atmosfera, e che questa spinga a indagare meglio su tutto il resto.

4) Cos’è cambiato rispetto al precedente lavoro in studio?

R: C'era una persona in più nella formazione, una violinista veramente brava nel dare colore ai brani, in oltre abbiamo impiegato molto più tempo per la registrazione e la cura dei suoni. Ci siamo permessi il lusso di giocare con tante piccole cose che ci capitavano sotto mano o che siamo andati a cercare per ottenere quello che volevamo... tipo un fischietto boliviano per simulare un teremin, raganelle, smoky amp... e tante altre cose...

5) Nel primo album avevate una propensione verso lo stoner e il post-rock, invece con questo secondo lavoro avete praticamente rivoluzionato tutto, perché una scelta così drastica?

R: La rabbia del primo è stata rielaborata in altre cose... sono tempi schizofrenici e complessi, in cui tutto e il suo opposto convivono o si alternano improvvisamente. Un album omogeneo e statico non avrebbe rappresentato quello che oggi succede e il temperamento delle persone che in questo contesto stanno.
In oltre è più divertente mettersi in gioco e non replicare le cose fatte in precedenza, tanto più se non c'è nessuno che ti possa dire “no così è troppo questo o troppo quell'altro”. Fare musica per noi è puro piacere, tanto vale goderne fino in fondo.

6) Sento in questo album anche una propensione verso il Progressive rock degli anni ’70, cosa ne pensate di questa mia sensazione?

R: Anche altri amici hanno avuto questa sensazione! Effettivamente i semitoni e i tempi dispari hanno sempre il retrogusto di Progressive.

7) C’è chi vi associa per certi versi ai Marta Sui Tubi, System Of Down e addirittura a Vinicio Capossela, le sentite anche voi queste “influenze”?

R: Sono artisti affermati, nel panorama nazionale e internazionale, che sicuramente abbiamo ascoltato, i soad magari meno... ce ne sono anche molti altri... io direi... tutto quello che si ascolta, influenza nel bene e nel male... è una contaminazione continua, che ognuno poi declina secondo la propria sensibilità... come credo succeda per la letteratura, le arti visive...

8) Quali sono le vostre band preferite?

R: Sono moltissime... ma quelle che ci hanno cambiato la vita musicalmente “ai tempi delle medie” sono Led Zeppelin, Jimi Hendrix, Nirvana, The Doors, Neil Young, Nick Cave, Pynk Floyd, Bob Dylan...

9) Vorrei chiedervi in particolare di un brano “La Piramide (Signoraggio)”, da dove proviene questa vena “complottista”?

R: Tempo fa avevo letto delle notizie in due siti , quindi ho iniziato ad informarmi, tempo alcuni giorni mi ero talmente arrabbiato che ho scassato i cosiddetti a tutti quelli che conoscevo in merito all'argomento. Molti dei nostri problemi provengono da Loro, le Loro mosse, e dal signoraggio bancario. Tutti dovrebbero essere al corrente di cosa fanno le banche e cosa comporta per noi formichine. Odio la politica, perché non ho assolutamente fiducia in quelli che dovrebbero rappresentarci, qualunque sia la loro provenienza, ma parlare di queste cose significa parlare del bene delle persone, non di politica, quindi perché non farci una canzone, in modo tale che anche noi spread si contribuisca a far conoscere questa cosa, nel nostro piccolo.

10) Come ho scritto nella recensione del vostro album, sono convinto che la sapete lunga su questa “crisi”, di queste bosre europee che crollano a picco. È significativo il testo di “Flessibile” che fa “Se la borsa è flessibile cercherò forse un lavoro flessibile”, pensate che l’arte ne stia risentendo di questo momento difficile?

Sicuramente, e ce l'ha fatto capire chiaramente il nostro governo, visto che i primi tagli sono stati fatti alla cultura. Quando le cose vanno male, vanno male per tutti nessuno escluso (tranne le banche), ma son convinto che le difficoltà siano una buona fucina per la reazione, e tra difficoltà e reazione l'arte trova molta ispirazione.

11) Cosa avete in programma per il futuro?

Stare bene, compatibilmente con tutto quel che succede. Fare figli, fare al meglio ognuno il proprio lavoro e suonare. Pezzi nuovi in cantiere ce ne sono, voglia di nuove esperienze ancor più. Fino a primavera inoltrata suoneremo poi si vedrà se continuare a suonare o entrare in studio.

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