venerdì 16 settembre 2011

Intervista a Jonathan Iencinella (Bloody Sound Fucktory, Butcher Mind Collapse) Parte 1

Jonathan Iencinella, marchigiano doc, è il frontman degli acidi e granguignoleschi Butcher Mind Collapse, nonchè titolare della Bloody Sound Fucktory. La Fucktory è una delle etichette indipendenti più importanti per la cultura underground della penisola. Di sicuro non è l'unica a mandare avanti discorsi al di fuori della logica di mercato ma di certo per determinate scelte, come la raccolta "Ectoplasmi", suscita interesse e voglia di approfondirne l'identità. Jonathan si alterna tra entrambe le barricate (quella del musicista e del discografico) e ben si presta al dialogo circa la situazione della musica ieri e oggi in Italia. Quello che segue ha l'aspetto di una lunga seduta di psicoanalisi dove si ripercorrono tutte le tappe dell'uomo ascoltatore, musicista e discografico, immerso a 360 gradi nella musica che trova anche il tempo per fare il papà...


-Ciao Jonathan parlaci un po di te e di come è iniziata la tua esperienza all'interno del mondo della musica.

-J: Sono cresciuto in una famiglia senza particolari inclinazioni per la musica, ma mia madre aveva il rimpianto di non aver fatto la ballerina, così a 5 anni mi iscrisse a un corso di danza classica (...e già...) che ho continuato a frequentare per 9 anni. È lì che è nata la mia passione per i ritmi, le note e il palco. Poi, intorno ai 14 anni, un amico batterista mi disse che aveva messo su un gruppetto beat e mi chiese se mi andava di esserne il cantante; suo padre era stato ed è tuttora un grande appassionato, così trascorrevamo intere giornate a spulciare la sua collezione di vinili, tra Beatles, Doors, Pink Floyd, King Crimson e Brian Eno. Da lì non ho più smesso, né di suonare, né di ascoltare. Chiaramente negli anni ci sono state varie evoluzioni: gli anni '90, cambi di gruppo, di strumento, di stili, ecc. E poi il mio incontro con la musica di fine anni '70, il punk, la new wave, il post punk. Il primo concreto contatto con il mondo della musica underground è del 2003, con i Guinea Pig, dove all'epoca suonavo la chitarra. Registrammo un demo che, giunto nelle mani di Michele Maglio (allora boss della Psychotica Records), divenne un disco. In quegli anni l'Italia viveva un boom che dura tutt'oggi a livello di band ed etichette indipendenti e così mi ci sono ritrovato dentro fino al collo: ho iniziato a cantare nei Butcher Mind Collapse, ho fondato una fanzine che è poi divenuta una label (Bloody Sound, appunto) e ho lasciato i Guinea Pig che vivevano un momento di forte instabilità. Il resto è storia di questi giorni.

-Immagino sia difficile dividersi tra vita privata, band e lavoro all'interno dell'etichetta. Come razioni il tuo tempo?

-J: Attualmente mi guadagno da vivere facendo l'operaio e 8 ore al giorno se ne vanno così, come se niente fosse; ho un bimbo di quasi 4 anni a cui cerco di dedicare tutto il tempo che posso, anche perché fare il padre mi piace molto e inoltre, non vivendo con me, ma con la mamma, non ce l'ho sempre intorno come vorrei e lo vedo a giorni e orari prestabiliti, per cui quando sto con lui cerco di dargli tutta la mia attenzione; infine abito da solo da molti anni e ciò ovviamente implica l'impiego di ulteriori risorse di tempo, denaro ed energie. Non so come in tutto questo io riesca ad incastrare la musica, che tra l'altro, quanto a dedizione e costanza, non è affatto un "hobby" per me, ma un impegno quotidiano: c'è l'etichetta da mandare avanti, con tutto quello che comporta, gestire i contatti, organizzare i concerti per alimentare le casse della label, andare a festival e concerti a fare il banchetto per vendere i dischi, rispondere alla dose quotidiana di mail, fare riunioni su riunioni per decidere tempi, programmazioni, pubblicità, spedizioni e quant'altro, mandare in stampa i dischi, SIAE, ecc. ecc. Poi ci sono i Butcher Mind Collapse... e anche qui: prove (nei periodi in cui ci dedichiamo alla scrittura ne facciamo anche 3 a settimana), testi da scrivere, tour da organizzare (perché di agenzie di booking neanche l'ombra...) e concerti da fare. E considera che da tutto questo non mi arriva in tasca nemmeno un euro: ogni centesimo che incassano Bloody Sound e i Butcher Mind Collapse viene reinvestito nelle rispettive attività; fare musica non è una fonte di guadagno per me, ma di spesa. L'unico modo in cui riesco a guadagnare qualcosa (molto poco) attraverso la musica è facendo il DJ, attività che attualmente svolgo molto più sporadicamente che in passato. Nonostante tutto ciò, segni di cedimento non ne vedo, anzi, posso dire che più divento "grande", più sento la voglia e la necessità di impegnarmi a fondo in quello che faccio. Penso che se uno dedica 20 anni della propria vita a queste cose, magari anche a discapito di vita sociale, studi, viaggi, poi non può più mollare: sarebbe un po' come aver buttato il proprio tempo e i propri sacrifici. Certo, al primo posto nella mia vita c'è mio figlio, ma credo che se non avessi la musica sarei un padre peggiore, perciò cerco di mantenere forte il contatto con questo mondo, perché penso che un buon genitore sia anche un genitore contento di se stesso. E poi: come puoi sentirti vivo e vero dentro una fabbrica? La musica è la mia porta d'accesso alla vita, al mio concetto di "autenticità". Come raziono il tempo? ...bho... forse la risposta è che non ho una fidanzata! ...o più semplicemente: chiederesti a un pesce come riesce a stare tutto il giorno sott'acqua?

-Con i Butcher Mind Collapse quest'anno penso sia andata piuttosto bene. Dapprima con lo streaming del disco ("Night Dress") su Rockit e poi il grande riscontro di critica. Sei soddisfatto di quest'ultimo periodo?

-J: L'accoglienza che la critica ha riservato al disco è andata molto oltre le aspettative, ma la mia sensazione è che in fondo siamo solo all'inizio. Non che mi aspetti chissà cosa, ma non credo a quei musicisti che dicono di suonare solo per divertimento. Divertirsi in ciò che si fa è fondamentale, ma se fosse solo quello allora uno se ne starebbe in cantina a strimpellare. Premesso che vivere di musica in Italia è praticamente un tabù culturale, se non un'aspettativa illecita, è ovvio che se proponi all'esterno la tua musica ti poni anche degli obiettivi, o quanto meno speri che ad ascoltarla sia più gente possibile. Ed io, sono sincero, non ne ho mai abbastanza. I dischi, si sa, non se ne vendono tanti di questo periodo, ma rispetto al nostro primo EP le vendite di "Night Dress" stanno andando mooooolto meglio. Poi immagino che il fatto di non affidarci a un ufficio stampa e di non avere alle spalle un'agenzia di booking incida sull'affluenza di pubblico ai nostri concerti, ma in confronto a qualche anno fà sicuramente abbiamo riscontrato un miglioramento anche da questo punto di vista: ai nostri concerti c'è più gente e sicuramente (questa è la cosa che più mi fa piacere) più interessata. Spesso mi sento dire che col "genere" di musica che facciamo non possiamo pretendere di piacere a tanta gente (e infatti non è una "pretesa"), ma queste affermazioni lasciano il tempo che trovano: recentemente, aprendo un live dei One Dimensional Man, ci siamo ritrovati a suonare di fronte a un pubblico molto più numeroso del solito e non ho avuto per niente la sensazione che i presenti non capissero la nostra musica, anzi, c'è stata una risposta molto positiva che ci ha profondamente emozionato. Forse la gente non è così stupida, è solo svogliata. In definitiva diciamo che tutto ciò che è seguito all'uscita di "Night Dress" ci ha fatto venir voglia di continuare a fare dischi e concerti. Poi penso che per chi fa ciò che fa in maniera autentica il "successo" sia sempre un aspetto relativo e legato alla costanza nel tempo. Quindi a conti fatti direi che per ora sono non soddisfatto, ma contento.

-Parliamo un po della Bloody Sound Fucktory. Raccontaci come è nata, chi vi
lavora, cosa chiede ai suoi artisti e su quali criteri li sceglie visto la grande attenzione a quella cultura underground e un pò freak che investe come etichetta.

-J: Bloody Sound Fucktory nasce nel 2004 come fanzine cartacea, per trasformarsi poi in etichetta nel 2007. In questi primi anni la sua attività era molto legata al territorio e all'interessantissima scena che in quel periodo si è sviluppata nelle Marche e in particolare nella provincia di Ancona. All'inizio eravamo io e Andrea Refi, che molti conosceranno come "Refo", grafico di grande talento che aveva avuto questa idea della fanzine e cercava qualcuno che si occupasse dei testi. Negli anni poi le cose sono cambiate: hanno fatto il loro ingresso prima Alessandro Gentili, poi Daniele "Nando" Luconi; nel frattempo Refo ha lasciato per motivi di tempo. Ci tengo a dire che quelle di Ale e Nando sono figure per nulla secondarie all'interno della label; io probabilmente sono più esposto al pubblico e per questo alcuni a volte tendono ad identificare l'etichetta con la mia persona, ma non è affatto così: il lavoro è corale e viene svolto su di un livello assolutamente paritario, secondo un'organizzazione basata sui rispettivi ambiti di competenza. Ale si occupa dell'attività di uffico stampa, Nando è il nostro uomo-web, mentre il lavoro che svolgo io è relativo soprattutto all'organizzazione di eventi; non ci sono "boss": tutto viene deciso di comune accordo. L'unico criterio che utilizziamo per scegliere i dischi da produrre è se ci colpiscono o meno. Non c'è bisogno di fare un determinato genere: ci contattano un sacco di gruppi noise/post dicendoci spesso cose del tipo "credo che il nostro gruppo starebbe bene nel vostro roster"... ma noi non siamo un'etichetta noise! Basta farsi un giro sul nostro sito per rendersi conto che ci interessano le cose rumorose così come il folk o l'elettronica o il blues. Tutto quello che una band deve avere è l'attitudine, la personalità. E poi colpire in qualche modo i nostri gusti. Ai "nostri" artisti non chiediamo niente, se non la serietà e la professionalità, che si traducono nel fatto che se noi investiamo dei soldi in un disco, il gruppo poi deve essere seriamente motivato a suonare in giro, altrimenti i dischi non si vendono e per noi significherebbe aver buttato dei soldi. Comunque per dare una risposta completa a questa domanda rimando i lettori al seguente link.

-Ectoplasmi penso sia una grandissima idea. Dare spazio in ristampe a numero limitato a quei progetti che per un motivo o per un altro non hanno visto la luce. Utimamente avete ristampato in una tiratura limitatissima e fatta a mano Gallina ma prima di questa vi erano stati altri volumi. Raccontaci di questa idea ectoplasmatica.

-J: L'idea di Ectoplasmi nasce dalla volontà appunto di dare visibilità (per quanto minima) a dischi che ci sono girati per le mani ma che per un motivo o per l'altro (quasi sempre a causa dello scioglimento dei gruppi in questione) non hanno mai visto la luce. Quello dei Gallina è per ora il 4° volume; la formazione è praticamente un supergruppo: al suo interno ci sono musicisti che hanno in qualche modo segnato la storia della scena marchigiana degli ultimi 6-8 anni: Marco Bernacchia aka Above The Tree, Francesco Zocca dei Lleroy e Guinea Pig e Michele Grossi dei Dadamatto. É un disco sorprendente per freschezza, che riesce a coniugare strutture noise-math con una ironia e una leggerezza di fondo che in questi generi sono davvero rare. Prima dei Gallina però ci sono stati altri tre volumi: Guinea Pig, Mr.Whore e Welles. Per quanto riguarda i Guinea Pig, bhè.. è la band in cui suonavo e ci sono affettivamente molto legato; il disco in questione è stato registrato nel 2007, quando nella formazione non c'eravamo più né io, né il bassista del primo disco. In queste registrazioni (ad opera di Fabio Magistrali, vero guru dell'underground italico) ci sono Andrea Carbonari dei Jesus Franco & The Drogas (altro gruppo del nostro roster), Giampaolo Pieroni dei Butcher Mind Collapse, il già citato Francesco Zocca dei Lleroy e Lorenzo Memè, che alla voce è uno dei talenti più puri che mi sia capitato di ascoltare. È un lavoro di assoluto valore, che coniuga psichedelìa e rumore, una sorta di acid rock del terzo millennio, carico di incubi, perversioni e rituali catartici. La band lo aveva eseguito in un pugno di live tra il 2007 e il 2008, prima di entrare nuovamente in crisi a causa dell'instabilità della line up. Mr.Whore invece è una figura che ha del leggendario e il disco (fatto solo con voce e chitarra) è pura poesia, sghemba e stralunata come il suo autore, che poi, risucchiato dalla sua vita privata, non ha potuto portare avanti il discorso. Si tratta tra l'altro di Francesco Vilotta, cantante/chitarrista dei Vel, una band che qui dalle nostre parti gode di un piccolo culto: attivi nei primi anni '00, anch'essi avevano inciso un disco nel 2003 che poi non è stato pubblicato e che probabilmente vedrà la luce sempre all'interno della collana. È un gruppo a cui sono molto legato; all'epoca fu uno dei dischi che più mi influenzarono come musicista. Welles invece è lo pseudonimo sotto cui si nasconde Massimo Audia dei Satantango (anch'essi scioltisi recentemente). Da anni Massimo compone questi dischi nella sua cameretta con pc e campionatori; lavori che non saprei definire: modernariato elettro-rock? Musica fai da te? Composizioni per cut&paste? ...non lo so... sta di fatto che la sua voce è unica e d'altri tempi e i suoi lavori hanno un fascino tutto particolare, e anche se il progetto è difficilmente riproponibile dal vivo, sarebbe stato un vero delitto non dargli una possibilità.

Insomma, avevamo questi dischi nel cassetto da anni e ci piacevano parecchio: non farne niente sarebbe stato un peccato, così come sarebbe stato assolutamente velleitario pubblicarli in 500 copie, dal momento che poi questi gruppi non avrebbero suonato dal vivo e di conseguenza le copie sarebbero rimaste nella nostra soffitta e ciò, dal punto di vista economico, considerando le nostre limitate risorse, sarebbe stato un suicidio per la label, dal momento che avrebbe significato buttare del denaro che non sarebbe mai rientrato e che quindi non ci avrebbe consentito di reinvestire in altre produzioni. Così è nata l'idea del low-budget: farne pochissime copie in cd-r con una veste grafica curata... una cosa per feticisti e collezionisti.

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