venerdì 16 settembre 2011

Intervista a Carlo Natoli (Gentless3)

I Gentless3 vengono dalla Sicilia. Esordiscono con un' opera chiaroscurale (qui la recensione) che unisce in modo superbo la musica d'autore col post rock della scuola di Louisville. Un album suggestivo e inedito per la musica indipendente nostrana che si muove decisamente in controtendenza rispetto a ciò che usualmente ci viene proposto. Abbiamo scambiato due chiacchiere con la mente della band, Carlo Natoli, già con le mani in pasta in alcuni progetti più che degni di nota come Albanopower e Tapso II e facente parte dell'Arsenale.



-Come nasce il progetto dei Gentless3 e da quali esigenze ?

-Carlo: Gentless3 nasce da un paio di anni di concerti da solo in tour come supporter di altre band. L'esigenza era quella di trasformare in brani completi, questi scampoli voce-chitarra e fargli vivere una vita autonoma da quella dell'autore: affidarli in mani sconosciute per vedere cosa diventano le mie personali ossessioni e paure, se perlomeno erano condivisibili, in modo da sgravare un filo di emotività da queste canzoni seppellite.

-Da cosa deriva il nome? E il numero? Effettivamente su disco siete in 4

-Carlo:Il nome è quello che è rimasto della vecchia ragione sociale, per così dire, quando era un progetto mio con collaborazioni esterne. In virtù dell'ottimo lavoro degli altri è diventato il monicker della band, che tra l'altro è composta solo da gente molto cortese, in fondo. L'idea di base era quella dei non-Gentili, non nel senso di non-ebrei, ma di non-popolo o meglio senza etnia è solo la mia personale visione internazionalista e libertaria a farmi gli sgambetti. Per quanto riguarda il numero, sul disco in realtà siamo anche di più; dal vivo siamo stabilmente 4 da tempo, ma anche in questo caso, ci piace infiltrare amici e stimati professionisti periodicamente, per cui è più una quadratura del cerchio che un'indicazione numerica su quanti siamo veramente.

-Quali sono state le influenze letterarie, cinematografiche e, chiaramente musicali che vi hanno condizionato durante la lavorazione di "I've Buried Your Shoes Down by the Garden" ?

-Carlo: Il disco è nato in due fasi: mentre scrivevo le canzoni nude e crude, stavo attraversando un personale tormento a base di saggi sulla scrittura, principalmente Carver, di cui stavo rileggendo in inglese le raccolte di racconti, per cui molti dei testi risentono degli esercizi consigliati da Raymond stesso. Mentre registravamo il disco, ed anche durante le prove, siamo stati isolati nel nostro studio, in mezzo ai monti Iblei per quasi due mesi, senza radio o televisione; solo vecchie videocassette degli anni '80 e '90 (abbiamo consumato la vhs di "AngelHeart") e principalmente il silenzio e la nebbia della campagna. Anche se ovviamente, in questi anni, ci siamo re-innamorati di molti autori e band tra cui Neil Young, Nina Nastasia, Lack, Shannon Wright, Karate, Steve Von Till, Come....

-C'è un filo conduttore o una sorta di concept dietro il vostro lavoro?

-Carlo: Si. Scrollarci di dosso il passato, seppellire i nostri errori, onorare i nostri avi, e guardare avanti.

-Qual' è significato del titolo dell'album e, se possiamo chiedere, a chi è riferito?

-Carlo: Avevamo appena preso in affitto questa meravigliosa casa sui monti Iblei, dove poi abbiamo registrato il disco. C'è un grande giardino proprio sotto lo studio, e mi è capitato davvero di seppellirci un paio di scarpe: ma se ti dovessi dire di chi e perchè, penso che la valenza psicomagica di quel gesto sparirebbe. Per cui...Diciamo che sempre nell'ottica di liberarmi del mio passato, e di legarmi definitivamente al mio presente, ne ho preso un pezzo e l'ho messo vicino al cuore delle cose che produciamo, proprio sotto il palco che in questi anni ha visto suonare alcuni dei nostri più cari amici, fra le cose che apprezziamo e stimiamo di più in Sicilia, in Italia ed all'estero; ma questo è successo per caso...


-Le fondamenta post dei Gentless3 poggiano decisamente sui resti di una cultura underground solida e ormai divenuta leggenda. Penso in primis agli Slint ma anche allo slowcore di Codeine e Karate. Siete d'accordo con queste influenze? Sono state casuali o ricercate?

-Carlo: Ovviamente siamo dell'età giusta per avere vissuto il periodo "indie" siciliano. Per cui non posso negare che avere visto praticamente tutta la scena Southern/Touch'n'go dal vivo in tempi non sospetti non mi sia servito, o non mi abbia influenzato (ma se chiedi a Floriana probabilmente ti dirà che dopo gli Unsane non c'è stato altro..). Però come ti dicevo, le canzoni sono nate per caso, niente di studiato a tavolino, e credo che in questo caso ci sia il nostro cuore vivo e pulsante in questo disco, con il suo passato remoto e la sua storia recente, che è lontana (per fortuna) da quel periodo storico della musica d'autore, di cui mi pare sia rimasto poco e niente; credo che questo abbia a che fare con la cosiddetta cultura delle "scene", la sua autoreferenzialità ed il suo essere così potenzialmente fertile e contemporaneamente così stupida da chiudersi in un ghetto mortalmente noioso. Per questo oggi amiamo stare e collaborare con persone diverse e distanti tra loro, altrimenti non avrebbe senso stare sulla stessa barca di Marlowe e delle Iotatòla, di Cesare Basile e dei Waines, di Dimartino e dei Feldmann.

-Il vostro è decisamente un album fuori da ogni tendenza (sopratutto per ciò che riguarda il post rock odierno) e sicuramente di una qualità e raffinatezza rari. Il vostro lato folk, molto vicino alla musica d'autore d'oltreoceano, da dove trae origine e ispirazione?

-Carlo: Spesso in furgone ascoltiamo vecchi vinili di pre-war blues, e non nego che il mio incontro con la Bentonian e la musica degli Appalachi mi abbia letteralmente rovinato la vita. Ma prima di questo ci sono stati Dylan e Leonard Cohen, sopra tutti, a farmi pensare di essere nato dal lato sbagliato del globo (poi mi sono accorto che eravamo in molti...) ed il folk-revival in generale, con i pezzi minori di Joan Baez a farmi cercare una linea sottile tra il folk americano e quello isolano (per fortuna abbiamo avuto Rosa Balistreri).

-Piccola parentesi. In Sicilia vi è un gran movimento di artisti d'indubbio talento. Oltre a voi basti citare anche solo Marlowe e Cesare Basile. Con la nascita dell'Arsenale promuovere le arti del luogo e contemporaneamente uscire dal provincialismo mantenendo intatti i valori e le tradizioni siculi sembra possibile. Qual'è il manifesto alla base dell'Arsenale e quali sono gli intenti nei confronti della discografia italiana ?

-Carlo: La forza dell'Arsenale è proprio nel non nascere come contenitore (già pieno) di prospettive ed intenti: le stiamo costruendo insieme, man mano. Per cui per ora posso dirti che l'avere già abbattuto i luoghi comuni sulle provenienze, geografiche e musicali, di ognuno è stato un grande successo, in un'isola così autoreferenziale come la Sicilia. Principalmente, l'idea è quella di dimostrare che non abbiamo bisogno di intermediari, per lavorare e vivere, che non c'interessa l'assistenzialismo o la sussistenza, ma riprenderci le nostre città a nostre spese, strapparle ai baronetti delle organizzazioni ed ai direttori artistici incompetenti, per metterci le mani e la faccia in prima persona, parlando anche e soprattutto di politica (e non di partiti) del territorio e dello sviluppo culturale, in un modello alternativo anche (e principalmente) a quello "cosiddetto" alternativo. Il fatto di essere siciliani, in quanto a tradizioni, c'interessa quasi esclusivamente per la costante di ribellione ed autogestione che l'isola (a differenza di quello che molti pensano e dicono) possiede: pensa alla Comune di Palermo, alle ribellioni contro la guerra nel '45, a Bronte,
ai movimenti anti-militaristi degli anni '80, ai Vespri Siciliani.

-Per Novembre è in programmazione un tour autunnale. Avete già qualche data fissata? Contate di raggiungere tutta Italia ?

-Carlo: Abbiamo già alcune date fissate, saremo in tour tutto novembre ed un pezzo di dicembre, tra Marsala (TP) e Montagnana (PD), e tutto quello che c'è nel mezzo.

-Siete soddisfatti dei feedback ricevuti dal vostro album e cosa farete nel futuro prossimo ?

-Carlo: Devo dire che siamo piacevolmente sorpresi di come un disco così "classico" entusiasmi le persone, e questo è ovviamente (ed edonisticamente) parecchio soddisfacente.
Stiamo lavorando ai pezzi che compariranno nel prossimo disco, alcuni sono già in scaletta dal vivo, e stiamo cercando di capire come realizzarlo: ci piacerebbe trovare un altro componente del progetto, disposto a calarsi nella musica senza suonare, per aiutarci a focalizzare le nuove canzoni, che per inciso, stanno andando da sole in posti che non conosciamo. Quindi più che un produttore artistico, un navigatore. Chissà.

-Grazie della disponibilità e buon stordimento

-Carlo:Grazie ed altrettanto stordimento

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