mercoledì 31 agosto 2011

Intervista Verily So


I Verily So (qui la recensione) vengono da Cecina in Toscana e sono stati, per il sottoscritto come per altri, una delle più grandi rivelazioni degli ultimi tempi. Un trio alt-folk dal forte sapore esterofilo che è uscito con un disco senza titolo veramente perfetto e suggestivo. Non potevo esimermi dallo scambiare due chiacchiere anche con loro...


-Parliamo un pò della genesi del progetto. Come nasce e da quali esigenze ?

SIMO:Siamo nati dall'esigenza di suonare in modo semplice. L'incontro con Marialaura è stato la spinta decisiva, dalla prima volta che abbiamo cantato insieme c'era qualcosa di magico al quale non eravamo abituati. Da quando è arrivato Luca le cose si sono fatte serie, siamo diventati un power folk trio!


-Il nome "Verily So" (In verità è così) immagino stia a descrivere
l'estetica del vostro progetto, come la semplicità e onestà degli ideali fatti
musica. In che rapporti siete voi membri ? Come nascono le canzoni dei Verily
So?


SIMO: Siamo molto amici. Io e Luca siamo più navigati, veniamo entrambi dall' hardcore, per Mari è la prima vera esperienza in una band.
Di solito chi scrive una canzone poi la canta, anche se le nuove composizioni le stiamo scrivendo insieme. Viene tutto naturale, non ci diamo limiti di stile.


-Come mai la scelta della lingua inglese? Pensate sia più semplice scrivere
e cantare in inglese piuttosto che in italiano?


VS:Abbiamo sempre ascoltato musica anglofona, non ci siamo mai posti il problema di cantare in italiano. L'inglese ci diverte di più. Alla radio, sull'ipod, la musica cantata in italiano ti chiede subito attenzione. Molte volte questa attenzione concessa non è ripagata. Allora meglio scrivere una canzone onesta, che possa rimanere dentro anche senza capirla da subito, come succedeva quando eravamo più piccoli e ci ascoltavamo le cassette a ripetizione con i testi davanti!


-Il vostro folk suscita sensazioni e riferimenti di gran lunga
internazionali. Avete mai provato a inserirvi in un contesto più ampio come può
essere quello estero?


VS:Ancora no, è già difficile uscire dalla provincia.

-Che ne pensate della musica italiana, indipendente e non ? C'è qualche
artista o band che stimate o apprezzate al di sopra degli altri?


SIMO:Io credo che in Italia la scena non esista, che manchi l'obiettivo finale. I club sono pochi, le booking e le label serie lo stesso, il più delle volte è una lotta tra poveri per accaparrarsi 5 minuti di gloria. Ci piacciono quelli che non si sentono arrivati e con cui puoi parlare personalmente alla fine del concerto. La gavetta è bella, ti fa conoscere gente bella, ti fa stare coi piedi per terra. Per attitudine siamo senz'altro una band più hardcore che indie. Di gruppi validi ce ne sono tanti, come di cani.


-Su internet si trovano due bellissimi videoclip tratti dal vostro ultimo
album. E' stata difficile la scelta dei brani per i video ? Avete partecipato
alla regia o vi siete affidati totalmente ai professionisti del settore ?

SIMO: Ti ringrazio! Li ho fatti entrambi io. I professionisti del settore chiedono troppi soldi per un video che non avrà mai un ritorno economico.
La scelta dei pezzi è stata facile, abbiamo preso le migliori canzoni prima dell'uscita dell'album!



-Parliamo un pò di musica in generale. Quali sono i vostri ascolti del
momento? Consigliateci qualche band un pò meno conosciuta e sottovalutata se ne
conoscete


VS:Ascoltiamo di tutto, da Nick Drake a Burzum. Gli album solisti di J Mascis e Thurston Moore sono bellissimi. I Fleet Foxes, i Low, gli Arcade Fire, gli Swell Season, i Black Angels, i Black Mountains, gli eterni Jesus & Mary Chain, Damien Rice e Lisa Hannigan, Iron & Wine prima degli acidi, i Blonde Redhead pre 4AD… Di italiano abbiamo visto di recente i Death of Anna Karina, veramente bravi! Poi i Massimo Volume, l'eterno Fiumani, i Perturbazione e i nostri amici Seed'n'Feed, Maraiton, Elara, Mr. Bison!


-Come è di solito la riposta del pubblico ai vostri concerti? Come si
svolgono i vostri set, avete dei rituali tipici ?

SIMO:Iniziamo con "Will you marry me" e finiamo con "Summer 89". Nel mezzo diamo tutto. Io suono la chitarra acustica elettrificata attaccata al distorsore, Mari suona la batteria in piedi e Luca suona il basso acustico passato da un ampli rumoroso. Facciamo anche un pò di cover riarrangiate, da Idioteque a Trooper of the beast (omaggio agli Iron Maiden) a No One Knows dei QOTSA. La risposta è sempre stata buona, la gente si diverte. Ci piacerebbe fare un pò di palco, abbiamo spesso suonato in situazioni non troppo stimolanti.


-Vi è mai capitato, sopratutto facendo un genere che ha bisogno di una certa
atmosfera come il vostro, di trovarvi in ambienti non proprio adatti a voi con
un pubblico poco interessato alla vostra musica e che disturbasse l'esecuzione
dei brani? Chiedo questo perchè in moltissime occasioni mi sono imbattuto in
artisti dai toni più tranquilli cacciati quasi a forza dal palco dagli
schiamazzi e menefreghismo di un pubblico più interessato ai mojito che al
povero cristo con la chitarra acustica sul palco.


SIMO: Esattamente come dicevo sopra. In Italia manca un pò il piccolo club. O ci sono posti per concerti medio alti, oppure ristoranti, pizzerie, pubs. Siamo piuttosto dinamici quando suoniamo e nei pezzi più acustici, in questi posti, c'è casino. Ecco perché vogliamo fare il palco. Abbiamo suonato per più di un anno in queste condizioni, è frustrante.


-A questo punto dovrei chiedervi cosa vi aspetta in futuro. Invece non ve
lo chiedo. Piuttosto come ultima cosa parlateci della cover di Idioteque (che
tra parentesi è il mio brano preferito dei Radiohead) L'ho trovata davvero una
grande rivisitazione del brano. Una cover degna di tale termine quando spesso
per cover si intende l' esecuzione di un brano nel modo più simile possibile
all'originale.


SIMO
: Per dovere di cronaca, è una cover della cover che hanno fatto i Calico Horse del pezzo dei Radiohead. Prima di scrivere i nostri pezzi suonavamo molte cover riarrangiate in questa chiave, due voci e chitarra, dei pezzi più disparati, da hit disco anni 90 fino a pezzi heavy metal. E' divertente! Idioteque è diventato un momento fisso nei live. Arriviamo quasi al silenzio, a sussurrare le parole, è un bel momento di tensione.



-Ora potete pure parlare dei vostri progetti per il futuro.


VS:Suonare in giro, farci conoscere, registrare il nuovo album che stiamo scrivendo. Più
rumoroso.

martedì 30 agosto 2011

Intervista Blanche Alchimie


La Blanche Alchimie è un duo composto dal polistrumentista Federico Albanese e Jessica Einaudi, figlia del noto Ludovico, alla voce. Il loro ultimo lavoro si chiama Galactic Boredom (leggi qui la recensione) e recentemente si è appreso che apriranno le date italiane dei Blonde Redhead...



-Proprio in questi giorni è uscita la notizia che aprirete le date italiane dei Blonde Redhead. Che ne pensate della loro musica? Siete contenti di far loro da supporto?

BA:Per noi questa è una grande occasione: avremo finalmente la possibilità di esibirci davanti ad un pubblico più' vasto, in posti che ci sono ancora inaccessibili. Siamo davvero contenti. La musica che facciamo è diversa ma credo che siano due progetti molto compatibili, il che è importante.
La musica dei Blonde Redhead è affascinante, non conosciamo tutto quello che hanno fatto, ma di certo hanno scritto alcune ottime canzoni e raggiunto un sound personalissimo.

-Tirate le somme, dopo il recente tour con cui avete portato in giro per l’Italia (e non solo), “GALACTIC BOREDOM”, cosa vi resta? Il concerto più bello qual è stato?

BA: Il tour di Galactic ci lascia pieni di emozioni contrastanti. Da una parte la soddisfazione di aver portato la nostra musica in tantissimi posti diversi, la bellezza dello stare in giro e conoscere gente che ama quello che facciamo. Concerto dopo concerto cresci e diventi più' consapevole, aggiungi un mattoncino al tuo percorso artistico. Dall'altra parte, la fatica nel doversi relazionare con certa gente che invita i gruppi a suonare, e li tratta quasi come animali, ti mettono a dormire in case gelate con letti sfondati, non ti forniscono la base tecnica per poter suonare.
Noi non pretendiamo tanto, ma il rispetto verso le persone che fanno il proprio lavoro è fondamentale. Per fortuna non ci sono soltanto posti così'. L'Italia, come ben sappiamo è varia, e composta da persone stupende e persone che fanno schifo. Ci sono luoghi meravigliosi che mai ti aspetteresti. Persone che amano pazzamente la musica e che passano le giornate intere a scegliere gli artisti da invitare a suonare. Questo lo senti quando vai lì, il modo in cui ti accolgono, il modo in cui curano ogni dettaglio per far si che il concerto venga al meglio.
Il concerto più' bello? Forse a Bitonto al Teatro Traetta, forse al Circolo Aur-ora di Bolzano ( che purtroppo ha chiuso).

-Alcuni accostano la voce di Jessica ed alcune atmosfere a Tori Amos, in particolare penso a Fireflies. Ma in effetti, quali sono le fonti da cui traete ispirazione?

Jessica: Devo essere sincera. Nella mia vita ho ascoltato pochissimo Tori Amos e, sebbene ci sia stima, non penso proprio di aver mai tratto ispirazione da lei. Forse ci sono voci che hanno delle somiglianze, dei colori simili che vengono fuori in determinati momenti. Le fonti sono molteplici, spesso più' visive che musicali. Le esperienze della quotidianità, il mondo dei ricordi, il mondo onirico.La cinematografia che unisce la ricerca estetica a contenuti drammatici e anche molto crudi, morbosi.Vedere un quadro e partire da li per costruire una storia musicale.

-Parliamo della vostra formazione artistica. Quali sono state le esperienze e gli studi che vi hanno portato a scegliere di fare della musica la vostra ragione d’essere?

Jessica: Io ho sempre amato cantare e scrivere e in un cassetto della mia mente sapevo che era quella la strada che dovevo imboccare. Ho preso sicurezza studiando canto per alcuni anni. Ho scelto un metodo particolare, il canto funzionale, che mi ha insegnato a usare la voce come veicolo per esprimere quello che avevo dentro di me. Ho imparato a cantare usando tutto il mio corpo, a farlo vibrare in ogni sua cavità. A 21 anni ho deciso di smettere di studiare e di smettere di cantare. Le lezioni non mi bastavano più' ed ero ancora troppo insicura per esibirmi dal vivo, cercare una band. Poi un giorno, spinta da una persona a me molto cara, sono salita su un palcoscenico e ho capito che era li che dovevo restare. Ho iniziato a suonicchiare la chitarra e a scrivere le mie prime canzoni. A 23 anni ho formato una band, facevamo cover dei Velvet Underground in chiave elettronica. Poco dopo ho incontrato Federico e abbiamo iniziato questa avventura insieme. Per lui è stato diverso.Ha studiato musica fin da bambino ( piano, clarinetto, basso) e ha iniziato ad esibirsi giovanissimo afferrando qualsiasi strumento gli capitasse fra le mani. Quando ci siamo conosciuti suonava in gruppo stoner, e quando lo andavo a vedere ero molto ammirata per la naturalezza che aveva sul palco. Stranamente pero' , non vedeva ancora la musica come un futuro possibile. E' stato iniziare a lavorare insieme che ha infuso ad entrambi la sicurezza e l'energia per provarci davvero.

-Una domanda per Fede: qual è ad oggi il tuo strumento preferito, quello col quale ti identifichi di più?

Federico: Il pianoforte. E' più' immediato e completo e permette di comporre in modo intuitivo e dinamico.

-Come nasce una canzone de La Blanche Alchimie? Vi siete mai trovati in disaccordo per un arrangiamento, un testo o quant’altro?

Jessica:Solitamente nasce dall'idea di uno dei due e dal lavoro di entrambi per trasformare questo embrione in una canzone che comunichi qualcosa. Si litiga spesso, a volte a Federico piacciono cose che non sono nelle mie corde, viceversa io mi butto poco , e vengo sgridata di non lasciarmi andare completamente alla musica.Ogni volta è un processo abbastanza tormentato, non siamo un gruppo iper produttivo perché ci piace lavorare con grandissima attenzione su ogni singolo brano. Il testo è un mio campo e l'arrangiamento campo di Federico, quindi su questo c'è sempre molta fiducia.Poi a volte io posso portare un consiglio su una ritmica, un arrangiamento di archi, e Federico mi aiuta quando non riesco a trovare le parole giuste per dire qualcosa.

-Con quali ascolti siete cresciuti e cosa ascoltate ultimamente?

Jessica: Io sono cresciuta con i Beatles, Velvet Underground, il gospel, il jazz, il pop anni 90 , i Beastie Boys, i Moloko, la musica elettronica, musica classica. Si può' dire che ho sempre divorato tutta la musica che mi capitava sotto mano.Forse meno musica italiana ma mi sto rifacendo negli ultimi anni. Federico è cresciuto ascoltando Television, Beatles, Doors ,The Who, Dylan, tutta la scena soul da James Brown a Marvin Gaye, il punk 77, seX Pistols, Clash, Buzzcocks arrivando ai Joy Division e poi Nirvana, Sonic Youth, Kayuss, Quotsa..ecc.. A questi ascolti ha sempre affiancato l'ascolto di musica classica, da Mozart a Yann Tiersen. Ultimamente abbiamo ascoltato molto Cat Power( i primi dischi) , Grizzly Bear e musica elettronica sperimentale ( Caribou, Burial..).

-Consigliateci due band, una italiana e l’altra straniera che pensate meritino più attenzione

BA: In Italia c'è un nuovo gruppo , conosciuto da pochi, che si chiama Guttemberg e Virgi. Psichedelia pop core, tra Beach boys e MGMT. Andateli a scoprire. A Berlino abbiamo scoperto un cantautore inglese, The Great Park, davvero notevole. Molto intenso, chitarra e voce, testi mai banali.

-Lasciateci con qualche scoop. Raccontateci qualcosa che non ancora avete rivelato a nessuno, come novità per il futuro a venire o esperienze particolari vissute come band.

BA: Siamo già al lavoro su un nuovo disco. Abbiamo iniziato da poco a buttar giù' le idee , ma possiamo già dirvi che vi sorprenderemo di sicuro.

Grazie della disponibilità. Saluti e buon stordimento

BA: Grazie a voi per la curiosità e le domande un po' diverse dal solito. Ciao



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