lunedì 28 marzo 2011

Intervista a Nils Frahm

Nils Frahm intervistaDopo aver recensito il suo disco capolavoro "The Bells", abbiamo ritenuto fondamentale fare alcune domande al compositore tedesco Nils Frahm.

  • Ti aspettavi che “The Bells”, un progetto nato da due notti di improvvisazione, fosse accolto così bene dalla critica?

Non mi aspettavo nulla di tutto ciò. Quando registrai il disco con Peter non ero così conosciuto al pubblico. Perciò, guardando indietro, sembra incredibile che da allora siano successe così tante cose belle. Sono davvero onorato e felice del riscontro positivo.

  • Due notti di improvvisazione sono state sufficienti per la realizzazione dell'intero album o è stato ultimato in studio?

Abbiamo registrato tutto in due notti. Mancava solo mixarlo e masterizzarlo. Quindi il tutto poi è andato avanti molto velocemente ed è sempre positivo. Io sapevo cosa fare,volevo registrare il pianoforte e così ho fatto.

  • La scelta di registrare a Grunewaldkirche, una chiesa gotica del novecento, è dovuta all'acustica o al luogo in se? Tu sei uno religioso?

No, non sono un uomo religioso. Abbiamo registrato in quella chiesa soprattutto per l'acustica e per gli strumenti. Ma alla fine l'atmosfera di quel luogo ha decisamente aggiunto un “non so che” di spirituale alla musica. Abbiamo acceso delle candele ed abbiamo semplicemente dimenticato lo spazio ed il tempo per un po'. Un esperienza indimenticabile...

  • PB è uno dei tuoi migliori amici che ti ha aiutato nella registrazione di “The Bells”. come è stato lavorare con lui? Che influenza ha avuto sull'album? Pensi di collaborare ancora con lui in futuro?

L'album non sarebbe mai stato registrato senza la sua iniziativa. L'idea è stata sua ed aveva anche i contatti per trovare i dischi, ora per un artista è molto difficile far conoscere la propria musica. Peter ha ispirato profondamente anche la fase di registrazione. Ha un intuito straordinario, è una delle persone più talentuose che ho mai conosciuto. Lo ammiro davvero. il fatto che si è innamorato della mia musica mi ha incoraggiato molto. Non sarei qui a scriverti se non avessi avuto il suo aiuto. Mi supporta come fosse un fratello maggiore, anche se è più giovane di me. abbiamo appena terminato una collaborazione registrata dal nome "Oliveray". Per il il momento verrà distribuita solo in Giappone, dove faremo anche un tour insieme nel mese di aprile.

  • Ci puoi spiegare l'idea di Peter disteso sulle corde del piano nella canzone"Peter Is Dead In The Piano"? è anche questa un improvvisazione o è qualcosa che avete fatto realmente?

Ci eravamo fatti qualche drink ed eravamo presi da una sorta di eccitamento, Peter strisciò dentro il pianoforte e mi chiese di di suonare una canzone proprio con quel titolo. momento molto divertente. canzone molto triste.

  • Ho notato che alcuni accordi di "I Would Like to Think" sono molto simili a quelli di "Pyramid Song" dei Radiohead, cosa mi dici? è solo una mia impressione?

uhm, non ci ho mai pensato, però voglio dirti che sono sempre stato un grande fan dei Radiohead.

  • Si dice che tu abbia collaborato con i Radiohead in "The king of Limbs", è vero?

Vorrei che fosse vero, ma è solo un pettegolezzo, Thom una volta consigliò sulla sua hompage "Ambre" e la gente ne fù entusiasta. Io non me ne capacito.

  • Ci sono possibilità che alcune tappe del tour di "The Bells" coinvolgano l'Italia?

Se l'Italia mi invita io verrò. Ho tanta voglia di suonare in Italia e sono sicuro di coinvolgerla nel mio tour in tardo autunno.

  • E per quanto riguarda i progetti futuri? pensi di usare altri strumenti o coinvolgere altre persone?

sto lavorando al mio ultimo album per Erased Tapes in questi giorni. Verrà rilasciato nell'autunno 2011 ed oltre al piano verranno usati altri strumenti, anche se il piano sarà ancora prominente, sto iniziando anche a lavorare con la famosa violoncellista Anne Muller, ma sta risultando più complicato rispetto al mio album da solista. mi piacciono le sfide e sorprendere la gente, ma comunque non aspettarti che io canti ancora nei miei futuri lavori

  • Mi puoi dire quali artisti hanno influenzato il tuo stile musicale?

Posso solo citartene alcuni, perchè sono troppi gli artisti che mi hanno influenzato. Adoro la ECM records e il loro magnifico lavoro nel campo della musica jazz. Ma anche un sacco di artisti contemporanei come: Beth Gibbons, di Mark Hollis, Boards Of Cananda. adoro Schubert, Bach e altri compositori classici e anche compositori minimalisti come Steve Reich , per esempio. L'elenco potrebbe andare avanti all'infinito, ma questi sono i principali.

  • Hai mai pensato a una collaborazione con Ólafur Arnalds ?

Non è prevista nessuna collaborazione anche se tutte le porte rimangono aperte. spero si possano fare altri spettacoli insieme perchè mi sono divertito molto a suonare con lui.

  • Secondo te chi è il più grande musicista (o la band) attivo in questo momento?

é dura, in giro ci sono molti artisti bravissimi ma mi piacerebbe davvero tanto andare a vedere un concerto dei Portishead che suonano il loro ultimo album "third".

  • Cosa ne pensi del free download?

è inferno e paradiso. è un buon mezzo promozionale , ma è anche un male per i musicisti perchè la musica perde di valore. le persone hanno fin troppa musica e spesso si focalizzano solo su un sito in particolare senza prestare attenzione a tutto il panorama musicale. Ma io non credo che le cose erano migliori quando non c'era il download gratuito. Tempi cambiarono e l'industria ha bisogno di trovare nuovi modi per creare dei soldi. Ma penso che i musicisti devono svolgere più show dal vivo, il che è un bene per i fans ma è davvero logorante per un artista.



*Si ringraziano per le traduzioni:
Viola Dionea e Claudio Di Serafino




lunedì 14 marzo 2011

Intervista ai Cosmetic


Ho perso un po' di grinta ultimamente e ho voluto fare una “mailata” con i Cosmetic. Esempio lampante di shoegazing italiano, diretto ed emotivo al punto giusto da far venir voglia di abbracciarli. I Cosmetic vivono tra noi eppure “non sono di qui” come titola la loro ultima prova per la Tempesta Dischi. Potete trovare un loro “bignè” in free download qui. Se vi piace ascoltatevi tutta “la torta” e, volendo recuperate anche i dolci precedenti...




  • Salve ragazzi. Non perdiamo tempo e passiamo subito alla prima domanda. Chi è Leandro?


Bah, non c'é nessun vero Leandro (a parte il barbiere). La storia è quella di un lavoratore stipendiato che si finge più stupido di quello che é, per fuggire le responsabilità e l'agonismo che ti consuma e ti stressa. E' una sorta di comportamento di "protezione", forse.


  • Come nascono i Cosmetic ? Vi va di raccontare brevemente la genesi della vostra band?


La genesi é normalissima e l'evoluzione tristissima. E' tipo quella degli Afterhours o dei Nomadi, che continuano nonostante siano un altro gruppo rispetto all'inizio. Però ci sta. Noi ci divertiamo un sacco e abbiamo molta più coscienza rispetto agli inizi.


  • Quest'ultimo anno per voi è stato un periodo di soddisfazioni. Com'è andata ai vostri concerti ?


Si quest'anno abbiamo avuto modo di suonare in situazioni davvero molto belle, vedi la Tempesta a Ferrara o un paio di aperture ai TARM, ma anche il Miami (alle dieci di sera, figata), la data a Londra o quella insieme a FBYC al Circolo degli Artisti. Non vediamo molti soldi e non abbiamo droghe o donne in camerino, ma occasioni come queste (e una gran voglia di divertirsi e conoscere nuovi amici) ci fanno andare avanti sempre con la "bura nel petto".


  • Parliamo dei testi. Voi fate canzoni tristi o per lo meno agrodolci che suonano allegre. Come nascono le liriche dei Cosmetic?


Tristi? Mah, non mi sembrano così tristi, parlano della realtá, o portano esempi verosimili di situazioni vere e la realtà ha sempre una parte di fatica o dolore dentro. Ma allo stesso modo io spero vivamente che sia leggibile anche l'altra parte, ovvero quanto sia incredibilmente bella la vita e il mondo, perché pensiamo sia cosí. Ma forse sai cosa? Sono le parti strumentali a descrivere la bellezza che vediamo attorno, senza parole, come lo stupore. I testi forse hanno l'amaro compito di tenere i piedi per terra...


  • Quali gruppi hanno influenzato la vostra musica e cosa ascoltate oggi di solito?


Se vuoi sapere cosa stavamo ascoltando l'anno che abbiamo sterzato verso questa direzione, ti basterà dare un'occhiata alle recensioni uscite per i due dischi “Sursum Corda” e “Non siamo di qui”, e quei due/tre riferimenti musicali che vedrai in tutte, sono validi anche oggi, perché comunque il linguaggio adottato ancora oggi prende le mosse dal lessico sonico di quei particolari numi tutelari. Poi però ogni cosa che ascoltiamo ci finisce un po dentro, penso a “Ariel Pink”, la cui estetica di bassa fedeltà e pop finocchio mi sta facendo svarionare; o anche la semplicità dei pezzi che scrivono i “Beach House”, o l'urgenza e la forza di gruppi nostri come “Altro”, “FBYC”, “Distanti”, “Dummo”... Altre cose che so gli altri ascoltano sono “Twin Shadow”, “Verdena””, “Breach”, “Best Coast”, “Breeders”, “Primus”...



  • IL free download: lo chiedo a tutti e ora tocca a voi. "In ogni momento" è un Ep magnifico che la gente può scaricare gratuitamente in tranquillità dal sito della Tempesta. Voi cosa ne pensate del free download e di come il modo di distribuire musica stia cambiando?


Il free download é una opportunità per farsi conoscere, ma col free download non si rientra di nessun costo e si finisce nel calderone degli ascolti senza attenzione. Quindi ben venga, in parte, ma non proprio "tutto" a gratis. Gli album non é il caso di darli via gratis. La pensano così anche in Tempesta. Secondo me noi abbiamo fatto una bella mossa, che é un po un compromesso: un ep apposito per il download, "propagandistico" oserei dire, corto, da consumare in fretta, ma ben curato e con dentro tutto. Come dire, ok ti sei mangiato gratis un bel bigné, ora se ti é piaciuto ti compri la torta. Oppure puoi già comprarti il bignè in vinile!


  • In che rapporti siete con gli altri gruppi di casa Tempesta ?


Di alcuni eravamo già fan, e quindi uscire per la stessa etichetta e suonare insieme é stato figo. Altri non li abbiamo mai veramente neanche visti.


  • Ultimamente avete aperto ai Verdena. Nel vostro sound ho avvertito alcune note verdeniane per quanto la vostra musica sia più facilmente riconducibile ad un filone o ad un genere ben distinto. Com'è stato aprire i Verdena e cosa ne pensate dei tre bergamaschi e della loro musica ?


Guarda, conoscerli e scoprire che sono delle persone d'oro, ha messo tutto sotto una "Nuova luce" (...). Perché spesso venivamo accostati a loro, sia da blogger senza cognizione di causa, che da discografici che non si divertono più. Perchè abbiamo avuto molte influenze comuni, abbiamo iniziato negli stessi anni e qualche aspetto in comune é inevitabilmente venuto fuori, specialmente nel mettere l'italiano su certe musiche; solo che loro uscivano per la Universal e noi facevamo ep in cd-r... e alla fine eravamo un po' invidiosi di loro! Invece adesso li vediamo più come potenziali amici! Comunque hanno fatto un paio di dischi veramente ottimi, parlo di “Solo un grande sasso” e “Il Suicidio dei samurai”. L'ultimo album é grandioso e pretenzioso, menefreghista al punto giusto, e con quei suoni un po sporchi che piacciono a noi giovani. Dal vivo sono grandi. E delle persone semplici. Ho fissato in me lo sguardo vispo di Alberto che mi chiede "Anche voi due siete fratelli?? Cacchio, e litigate?!".


  • Solita domanda scontata sul futuro. A quando il nuovo album ? Altri progetti in vista ?


Domanda scontata almeno quanto la mia risposta sulle influenze musicali. Spera anche tu con noi che qualsiasi cosa faremo in futuro non sia banale a questi livelli!!!! ;-)


martedì 1 marzo 2011

Intervista ai Fine Before You Came

I Fine Before You Came sono una delle realtà più interessanti del panorama italiano. Il loro è un emo-screamo che incontra l'alienazione post rock di Louisville (Slint, Bastro). Con il loro ultimo disco “Sfortuna” sono passati alla lingua italiana, ottenendo ottime critiche, sia da parte degli addetti ai lavori, che dal pubblico, entusiasta ai loro concerti. Tra una mail e l'altra ho tirato su questa prolissa intervista, nella quale si è parlato di alcune cose simpatiche, come, poesia urbana, Marcello Cazzetti, frì daunlò, pensionati, Caterina Caselli e tante altre belle cosine che non voglio anticiparvi, lasciandovi il piacere di leggere fino in fondo

-Con il concept album “Sfortuna” siete passati all'italico idioma con ottimi riscontri. Cosa ha spinto questa svolta e cosa ha comportato il cambiamento?


- Il fatto che “Sfortuna” sia considerato un concept è strano assai visto che mai noi lo abbiamo concepito come tale. Un concept vero è proprio era il disco prima di “Sfortuna”, “I was fine before you came”, e quello davvero ha riscosso un grande successo di critica. Ma solo di critica. Nel senso che poi in effetti alle persone che ci hanno sempre seguito forse non è piaciuto più di tanto o comunque non ha fatto breccia nel loro cuore quanto “Sfortuna”, che invece ha avuto un successone tra chi ascolta la musica per passione più che per mestiere. Passare all'italiano è stata semplicemente una sfida. Volevamo vedere se ci riusciva fare un disco in italiano e se facendolo avremmo acquistato una personalità tutta nostra ed è venuto fuori a fatica ma al tempo stesso in modo molto genuino. Non ci aspettavamo nulla e lui invece ci ha dato momenti bellissimi ai concerti. Il cambiamento ha comportato che adesso siamo alle prese con un disco che ci sta facendo sudare sangue. Un pò credevamo che sarebbe stato più facile, che una volta conquistato l'italiano sarebbe stato estremamente gestibile. Beh, non è affatto così, è una sfida continua. Ma credo che sia il suo bello. Del resto più le cose sono difficili e più alla fine ti fanno sentire importante se riesci a rigovernarle.
-Nella scrittura dei testi del vostro ultimo album, emerge una sorta di “poesia urbana” vicina a ognuno di noi e in cui è facile specchiarsi. Come nascono le liriche dei "FBYC"? All'interno di esse si trovano contenuti personali o biografici ?
-Noi FBYC siamo un pò stupidelli. Reagiamo a parole come poesia, arte, musicista e scala pentafotonica allo stesso modo in cui una classe reagisce al nome Cazzetti Marcello durante l'appello del lunedì mattina. I testi delle canzoni nascono in modo molto naturale. Si cerca con parole semplici e utilizzando il minor numero possibile di figure retoriche e orpelli di descrivere degli episodi di vita quotidiana. Il fatto poi che siano così empatici e condivisi da molti non va visto necessariamente come una cosa positiva. Magari sono solo estremamente banali. In ogni modo se dici ancora poesia urbana riferendoti a noi ti chiameremo Marcello Cazzetti a vita.
-Come è nata la collaborazione con La Tempesta che ha pubblicato il vostro cd e cosa ha comportato guadagnare una certa visibilità data da un etichetta che ha tra i suoi alcuni dei nomi più importanti e seguiti della musica indipendente italiana ?

- Ma noi con Enrico siamo amici da un sacco di tempo, e ce lo siamo sempre detti che avremmo fatto qualcosa insieme. E abbiamo fatto questo ma con delle modalità veramente molto a casaccio: siamo usciti appena il disco era pronto, senza calendarizzare niente e quindi senza promozione e senza niente di pianificato. Enrico è stato molto ganzo perchè ci ha lasciato fare le cose in questo modo, come se fosse un'uscita un po' casalinga. Lui ha questa etichetta importante e la gestisce con grande rilassatezza ci sembra, anche sul daunload gratis non ha fatto una piega. La visibilità non sappiamo se sia aumentata o meno, di sicuro l'unica vera possibilità che avevamo di fare i fighi suonando a FERRARA SOTTO LE STELLE con tutto il carrozzone ce la siamo giocata perchè Pilipella si è rotto una mano andando in monopattino.

-Che musica ascoltate di solito? Qualche consiglio su band da tenere d'occhio?

Ascoltiamo tanta musica ed è piuttosto impossibile riassumere tutto in un'unica risposta che non risulti un pippone infinito. E poi siamo 5. Tu chiederesti mai a Vultus V che musica ascolta? Noi no.

Gruppi da tenere d'occhio diremmo Havah, Gazebo Penguins, Crash of Rhinos e Dead Elephant.

Ah, siam tutti e 5 curiosi di sentire il nuovo dei redioed. Del resto chi non lo è. Non è vero, qualcuno che non lo è noi lo conosciamo. Si chiama Tixi.

-Cosa amate della musica sia nel farla che nell'ascoltarla ?

-Orca miseria che domanda. Una cosa di cui andiamo particolarmente fieri come banda musicale è che siamo, siamo sempre stati e sempre saremo noi 5. Non riusciamo a pensare ai “fain bifor iu cheim” con una formazione diversa da questa. Questo perchè la banda è sempre stata un bellissimo pretesto per stare insieme. Non ci stancheremo mai di ripetere che siamo una piccola famigliuola. Cerchiamo di passare più tempo possibile insieme, di fare i pranzi e le cene con le nostre fidanzate, di andare in vacanza nello stesso posto. Non sempre è possibile ma quando ci riusciamo per noi tutti è una gioia. E poi va a finire che dopo mangiato i maschietti parlano del giro di basso dell'ultimo pezzo fatto in sala prove e le femminucce di smalti e parrucchieri. Non saprei spiegare per quale altro motivo per noi suonare è bello. Sicuramente c'è sempre una buona dose di narcisismo (va' che bel pezzo che abbiamo scritto oh! / và come siamo bravi dal vivo oh!) ma ci piace mantenere il tutto il più genuino possibile senza prenderci troppo sul serio nonostante poi i pezzi che scriviamo siano spesso malinconici/tristi. Il fatto è che sappiamo benissimo che questa cosa non ci porta da nessuna parte se non in una stanzetta che dopo poco puzza di sudore o su un palchetto di 30 centimetri a uno sputo da una manciata di persone. Ma poi ci sono i sorrisi, gli abbracci sudati, la suoneria di un cellulare con un nostro pezzo, la recensione entusiastica su un blog e pensi: porca miseria, quello che faccio forse è un pò importante anche per qualcun altro. E allora speri che ci sarà sempre qualcosa da dire per poter fare dischi nuovi e continuare a suonare in giro nei limiti dettati dal lavoro e dalla famiglia.

Ci piacciono i gruppi che percepiamo come genuini e freschi, che si tratti di mainstream o di punk, di Radiohead o di Fugazi.

-Parliamo del free download (o frì daunlò). La musica sta cambiando, nei canali in cui si intrufola, come giunge alle masse. Prima di comprare un disco solido la gran parte della gente se lo ascolta scaricandolo (legalmente o illegalmente) E poi c'è anche lo streaming che aiuta. Voi avete messo in free download i vostri dischi. Cosa è accaduto dopo ? Siete d'accordo che la musica si muova più velocemente raggiungendo più persone, anche grazie ai vari blog che sentono la libertà di pubblicare i link diretti di download senza interpellare gli artisti? In che modo (se fosse possibile) potrebbe danneggiare l'artista questa evoluzione all'interno del modo di distribuire musica?

-Siamo abbastanza certi che a Caterina Caselli tutta questa storia del fridaunlò faccia girare i coglioni. Per un sacco di gente la musica è un lavoro, è fonte di guadagno più o meno elevato. Vengono fatti investimenti molto alti per la registrazione di brani che devono riscuotere successo perchè maggiore è il successo e maggiore è il guadagno. Ci sono storie di diritti d' autore, edizioni e tutte ste cose che non ci interessano minimamente. La cosa certa è che la vendita dei dischi è calata notevolmente per cui chi vuol fare il musicista o il discografico, oggi si trova in una situazione abbastanza penosa. Questo vale chiaramente per le grandi etichette e per i musicisti meinstrim. D'altra parte crediamo che sia un periodo in cui invece le piccole etichette indipendenti e i piccoli gruppi possono avere una sorta di rivalsa sulle megior. Ai livelli più bassi il fatto che i dischi girino così velocemente grazie allo scering, al fridaunlò, allo striming e gatti e mazzi, non può che essere cosa positiva. Del resto il disco dei La Quiete non è reperibile come quello dei Litfiba per cui è giusto, ma soprattutto è bello che un ragazzo di Sassari lo possa ascoltare nel momento in cui esce esattamente come un ragazzo di Forlì. Per gruppi come noi il disco è un feticcio, una cosa bella da avere. Fa più piacere l'idea di averlo lì con la sua grafica e il suo supporto che non quella di venderne a centinaia. C'importa una sega; è molto più soddisfacente sapere che sia reperibile in qualsiasi momento, che chiunque lo può ascoltare, recensire sul suo blog, mandare agli amici. Per i piccoli gruppi un disco che gira tanto vuol dire più gente ai concerti. Più gente ai concerti vuol dire potersi permettere di alzare il cascè. Alzare il cascè vuol dire che magari quando vai a suonare riesci anche a metterti in tasca due soldi con cui registrare il prossimo disco o pagare il furgone, pagare due bollette o semplicemente andare a cena fuori. Non sappiamo se è stato per il fridaunlò o per l'italiano e i pezzi strappamutande ma per noi le cose sono andate notevolmente bene. Siamo stati chiamati a suonare in posti che fino a qualche anno fa non ci avrebbero cacati di striscio. Insomma se un gruppo come il nostro volesse arrotondare lo stipendio suonando in giro credo che adesso, forse, sarebbe un pochino più avvantaggiato rispetto a qualche anno fa in cui se non vendevi tot copie non vedevi tot gente ai tuoi concerti.

Quindi ecco, crediamo che il fridaunlò danneggi i grandi ma aiuti notevolmente i piccoli. Quando mai nella storia è successa una cosa del genere? Approfittiamone per dio.

-Com'è andato il tour di "Sfortuna" e quale è stata la data che vi è piaciuta di più ?

-È andato molto bene. Poche date ma “molto bellissime”. Per la prima volta in vita nostra abbiamo visto un pubblico davvero coinvolto ma proprio nel senso che la maggior parte dei concerti eravamo in un centinaio di persone a farli. Suoniamo poco un po’ perchè non ci possiamo permettere per vari motivi di star troppo fuori casa e un po’ perchè non ci piace l'idea di far diventare dei pezzi a cui vogliamo bene delle semplici esecuzioni. Ma con “Sfortuna” ogni concerto è stato un'emozione enorme. Cantare i propri pezzi insieme anche solo a 40 persone ti fa sentire parte di qualcosa di enorme che funziona benissimo. Anche solo per 40 minuti. Anche se poi enorme non è. Non è vero lo è. A suo modo ogni concerto è stato incredibile, ma forse i più belli sono stati il primo fatto a Roma in un piccolo locale che si chiama Mads e in cui ci hanno fatto suonare solo 20 minuti perchè poi doveva chiudere e quello dello United a Torino. Al Mads il disco era uscito da un paio di settimane e basta. Abbiamo cominciato a suonare e tutti cantavano. Non era possibile. Ci siamo guardati coi sorrisoni tra di noi e abbiamo pensato che qualsiasi cosa stesse succedendo era bellissimo. Allo United invece era la seconda di tre date coi nostri amici inglesi Crash of Rhinos. Ad un certo punto sul palco eravamo tipo in 15 e ci abbracciavamo tutti come se fosse il capodanno della vita. Che poi il capodanno generalmente fa schifo al gatto. Ma insomma ci siamo capiti.

-Raccontateci qualche simpatico aneddoto avvenuto durante un vostro concerto

-Direi che il più assurdo è documentato su youtube. Una delle prime date di “Sfortuna” l'abbiamo fatta a lido Adriano, vicino Rimini. Siamo arrivati, abbiamo fatto il bagno, abbiamo cenato, ci siamo seduti in spiaggia a bere degli amari e quando è arrivato il momento di suonare ci siamo diretti verso il palco che era in piazza. La piazza era completamente vuota al centro e delimitata da un perimetro di circa 300 sedie bianche da giardino occupate da pensionati. L'età media era 60 anni. Dietro al palco si svolgeva una sorta di fiera del cane. Davanti 4 ragazzini facevano dei “trics” con le biemmeics. Era una situazione surreale. Avremmo preferito suonare nudi come vermi davanti a tutti i nostri genitori e parenti. Però c'erano anche una ventina di ragazzi arrivati da varie parti d'Italia per cui alla fine ci siamo fatti forza e abbiamo suonato per noi e per loro. E alla fine ci siam divertiti un sacco. Quello più che un concerto è stata una performance. Siamo stati molto fieri di noi.



-Progetti per il futuro. A quando il seguito di "Sfortuna" ? Manterrete ancora la lingua italiana o pensate ad un disco "ibrido"?

-Brrrr. Senti come suona male ibrido. Fa accapponare le dita dei piedi. Ci stiamo lavorando al disco nuovo. Credevamo che sarebbe stato più facile. Che sarebbe stato un altro disco nuovo. E invece non è facile affatto perchè come lo chiami tu stesso è IL SEGUITO di “Sfortuna”. Facciamo tuttora finta di nulla tra di noi: è solo un disco nuovo ci diciamo. In realtà abbiamo un po’ di ansietta da prestazione, è inevitabile. “Sfortuna” è stato ed è tuttora un disco importante non solo per noi 5. Non è stato facile farlo ma è venuto in modo molto naturale e genuino. Del resto ci stavamo mettendo alla prova con l'italiano. Adesso, mentre facciamo questi pezzi nuovi ci accorgiamo immediatamente di tutte le cose che ci sembrano anche solo minimamente forzate e gettiamo via tutto per ricominciare. Siamo sempre stati molto lenti perchè componiamo tutti e 5 direttamente in sala prove. Ultimamente però, come non mai, ci è capitato di gettar via un sacco di roba che poi a dirla tutta, fumandoci una sigaretta fuori dalla sala, non sarebbe nemmeno male. Ma non basta. siamo tutti e 5 molto esigenti; è un bene e un male allo stesso tempo. In ogni pezzo ognuno di noi deve cercare sempre di dare il massimo come se ci trovassimo in una sana competizione l'uno con l'altro. Forse è un po il nostro modo di meritarci vicendevolmente anche se è chiaro che ognuno di noi è il miglior musicista possibile per gli altri della banda.
Comunque abbiamo una manciata di pezzi che sembrano molto belli. Non li abbiamo ancora fatti sentire a nessuno per cui non riusciamo ad essere completamente obiettivi. Tra un paio di settimane registriamo dei provini alla cazzo e poi ci mettiamo sotto per finire gli ultimi due pezzi. Se tutto va come deve andare in primavera si registra. Ma insomma, solo ed esclusivamente se siamo tutti e 5 unanimamente convinti di ogni singola nota di ogni singolo pezzo.

-“Ho chiamato i miei insuccessi sfortuna. Maledetta sfortuna..." Quindi in modo direttamente proporzionale, se un giorno dovesse accadervi qualcosa di terribilmente sfortunato sarebbe colpa dei vostri insuccessi ? (mi sto confondendo da solo se non avete capito me ne faccio una ragione)

-Stai cercando di portarci sfortuna? Ti spacchiamo la faccia.

Bene, bene, bene. Vi lascio con un ultima domanda. Cosa pensate sinceramente delle webzine, della stampa musicale in generale ("il nemico") ?


-Le uebzins ci piacciono. Certo in bagno è molto più divertente leggere le riviste ma insomma le uebzins ci piacciono un bel pò. hanno un pò meno professionalità e più cuore. O almeno così pare. Non sempre. Non lo sappiamo. La stampa musicale non è il nemico. La stampa musicale è divertente. Insomma dove vuoi andare a parare? Perchè noi non sappiamo bene cosa dire...

-Vi saluto. Se dovessi avere incidenti a breve vi riterrò direttamente responsabili...

Vi voglio sempre molto in forma.


Amico grazie a te.
Sei stato assai caro.
Stacci sul pezzo.

A U T O C E L E B R A Z I O N E from curzio on Vimeo.


Intervista ai Distanti

I Distanti sono una band di Forlì. Il loro primo lavoro si chiama “Enciclopdia Popolare della Vita Quotidiana”, un disco viscerale, urlato e trascinante che cerca di inquadrare una generazione attraverso liriche ispirate e intimiste, condite da un originalità espressiva non indifferente. Un urgenza comunicativa che ha portato la band a realizzare, a loro insaputa, una piccola perla per l'hard-core nostrano. Brani che dallo stomaco arrivano diritti al cuore. Romanticismo e rabbia. Ma va anche detto che i Distanti sono dei ragazzi. Giovani, belli, squattrinati e punk-rockers. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Enrico Turci e Stefano Amedeo Moriani, rispettivamente cantante e chitarrista della band romagnola. Questo è ciò che ne è uscito, tra simpatici (almeno spero) cazzeggi verbali (da parte del sottoscritto) e una certa sobrietà inaspettata nelle risposte...

-Premesso che una persona che di solito va a leggere un intervista è già informata sulla band in questione, date pure sfogo alla vostra fantasia presentandovi ai nostri lettori nel modo più originale possibile.

ENRICO: Buonasera a voi cari lettori. Sono stanchissimo oggi ma farò del mio meglio.

STEFANO:Lavorare in un bar uccide la fantasia,quindi passiamo alla seconda.

-Come vi siete consosciuti e avvicinati alla musica ? E quali sono state le vostre influenze maggiori?

ENRICO: C'è chi ha iniziato attratto dalla trasgressione Oi!, Chi dalla trasgressione preconfezionata dei divi americani del rock, chi dai salesiani, chi dagli Oasis, chi dal metal (credo). Poi si cresce e di volta in volta si è attratti da qualcos'altro.

STEFANO: Il punk mi ha salvato la vita.all'età di 12 anni sembravo uno dei gemelli diversi, poi ho ascoltato "So long and Thanks for all the Shoes" dei Nofx, ho smesso di andare in discoteca e ho smesso di incendiare bidoni, tirare gavettoni, petardi e pomodori dentro le case con finestre aperte. Ora sono una persona meglio.

-Perchè il nome Distanti ? Ve l'ha suggerito il “menager” visto che "Grin Dei" era già preso ? (dopo che mi insultate per favore rispondete alla domanda )

ENRICO: Distanti ce l'ha suggerito Steno. Non il regista.

STEFANO: Potrei insultarti per ore,ma Distanti suona bene,anche se riporta a qualcosa che manca,qualcosa di nostalgico,poi diciamolo,"Frammenti", "Affranti", esistono già,vuole essere un tributo a queste band della scena italiana degli anni novanta con le quali sono cresciuto.

-Parliamo dei vostri ispiratissimi testi. Come nascono ? Hanno elementi personali al loro interno? Se si, non vi turba che ragazzi e ragazzine cantino ai vostri concerti esperienze magari messe in musica per esorcizzarle ?

ENRICO: Eccetto un concerto, del resto non ho mai visto ragazzini e ragazzine (immagino che fossero utilizzati nella loro accezione dispregiativa) cantare le canzoni. Vedo tante belle persone farlo ed è una delle situazioni più belle che ti possa capitare. Infatti anche se sono testi personali esattamente come hai detto tu, non dà noia condividerli con la gente. Non siamo poi tanto diversi e il rinnovamento che auspichiamo in noi lo auspichiamo anche per chi li può intendere questi testi. Temo, a volte, ma questo succede di più nelle recensioni, che vengano fraintesi, piuttosto.

STEFANO: I testi li scrive Enrico, prevalentemente parlano dei cazzi suoi. Se i regaz ai concerti li cantano a squarciagola a me prende bene. Canto pure io con loro, tanto per fare casino.

-Cosa rispondete a chi vi considera una sorta di "Husker Du italiani"? (se non l'hanno mai detto lo azzardo io)

ENRICO: Adesso faccio una gran figura di merda. Li ho sempre sentiti nominare ma li ho ascoltati per la prima volta l'anno scorso, mentre gli altri li conoscono da decenni. Li adoro. La mia identità rimarrà anonima.

-Ehmmm, Enrico, non proprio...

STEFANO: Ho la maglietta da “Hipster”. Scherzi a parte, l'ho regalata al batterista..non li ho mai ascoltati troppo, ci faccio la figuraccia e mentre rispondo scarico qualcosa...

-Parliamo della genesi di "Enciclopedia della vita Quotidiana"?

ENRICO: È nato dalla collaborazione sia economica che professionale di Maurizio Borgna della Triste di Torino. A marzo 2010 abbiamo registrato l'album. Ci ha messo un bel po' a uscire. Volevamo farlo uscire a Natale, per fare concorrenza a De Sica.

STEFANO: Maurizio di Triste Records ha voluto collaborare con noi e abbiamo preso l'occasione al volo perchè solo mettendoci alle strette riusciamo a produrre qualcosa e registrarlo. E stata un'occasione per metterci alla prova.

-"Enciclopedia della vita Quotidiana" ha avuto davvero una bella accoglienza. Siete soddisfatti del riscontro di pubblico e critica ? Come vi sentite ? Gasati ?

ENRICO: Abbiamo un sacco di vinili che non riusciamo a vendere perché nessuno compra vinili. Però i download gratuiti del disco sono infiniti. Il prossimo disco esce solo su maglietta.

-Siete più romantici o più incazzati? Incazzatamente romantici o romanticamente incazzati ?

ENRICO: Te lo dico con poco romanticismo, te lo giuro, non sono incazzato: siamo in continua evoluzione.

STEFANO: Noi predichiamo l'ammore vero tra i giovani e i meno giovani,o almeno ci proviamo. Volersi bene è molto bello.

-Che ne pensate della scena musicale italiana ? Quali band nostrane ascoltate di solito ?

ENRICO: Ce ne sono di band belle. Senza fare del name dropping, cito "Chiamami ancora amore" de I Vecchioni.

STEFANO: Ultimamente sto ascoltando parecchio Rihanna..

-Dovete sapere che ho una piccola malattia che mi porta a chiedere a tutti gli artisti cosa ne pensino del free download...per voi farò un eccezione. Non ve lo chiedo, quindi rispondete pure la prima cosa che vi viene in mente a queste tre righe...(se dico non pensate all'elefante voi a cosa pensate?)

ENRICO: Ottima cosa specie se al primo disco, ma le modalità di sovvenzionamento online del gruppo sono ancora troppo brigose per darci una mano. La musica è destinata ad essere gratuita, l'offerta e il sostegno dei fans sono necessari e internet permette i grandi numeri anche per gruppetti come il nostro, ma, ripeto, è ancora tutto troppo complicato. Il free download non mi sembra sia una novità così originale: tutta la musica oggi è free download. È bellissimo. Quindi forse questa scelta ha giovato più come forma promozionale, anche se è nata come scelta etica. In futuro non so se la rifarei proprio perché ancora non c'è una corrispondenza equivalente tra la facilità del download e la (non)facilità del sostegno del pubblico al gruppo.

STEFANO: Il “fri daunlò” ci garba. Lo riproporremo per le prossime uscite, poi chi ci ama per davvero si compra il disco,viene ai concerti etc...

- Facciamo i seri. Per i giovani (sopratutto per le nuove generazioni) vivere nel nostro caro e, ahimè disgraziato paese, sta diventando davvero difficile. La televisione è portatrice di disinformazione e falsi valori (per usare un eufenismo) La nostra classe politica non si rinnova da decenni. Non si riesce più a cogliere la differenza tra uno schieramento e l'altro: si è perso sempre più il peso specifico di certe ideologie, rendendo lo schierarsi o anche il solo farsi un idea, molto, molto difficile. E poi arrivano i musicisti indipendenti che cercano di muovere una forte critica o satira al nostro paese se non al mondo in generale. Pensate sia costruttivo il parlare di politica in musica da parte degli artisti ?

ENRICO: Sì, purché non si finisca come Giovanni Lindo Ferretti. Ma anche come Giorgio Canali.

-Come ultima domanda una di routine: Progetti per il futuro?

ENRICO: Come già detto: usare la mia laurea riuscendo a continuare a suonare.

STEFANO: Smettere di fare il barista, comprarmi la Cinquecento Abarth!

In bocca al lupo per il futuro, allora (e per la 500)

Vi voglio sempre molto in forma.

STEFANO: Ciao Stordisco!tv1kdb

Qui sotto trovate il link per scaricare gratuitamente, se già non l'avete fatto, "Enciclopedia Popolare della Vita Quotidiana":

http://yo-u-turn.blogspot.com/2010/11/distanti-free-download.html


 
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